RiLANCIARE LE MOBILITAZIONI CONTRO LA GUERRA!

L’anno appena trascorso ha visto un’intensificazione dello scontro politico, economico e commerciale tra le due maggiori super potenze mondiali: Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare Cinese. Non è infatti passata settimana, durante la quale non venissero annunciati dazi e misure protezionistiche adottate da uno dei contendenti in lotta. Questi avvenimenti, sono il prodotto della crisi economica internazionale, che tutt’oggi è lungi dall’essere risolta, e delle difficoltà nel rimettere in moto uno modello relativamente stabile di accumulazione capitalistica.

È all’interno di questo confronto internazionale che trovano senso da un lato il rallentamento dell’economia tedesca, trainata dalle esportazioni, che si ripercuote anche sul tessuto industriale italiano e dall’altro l’avvio di confronti militari in specifici teatri regionali, come ad esempio in Medio Oriente.

Dentro questo caos planetario, i lavoratori, che da decenni stanno subendo un attacco senza precedenti alle loro condizioni di vita, stanno però tornando a muoversi in massa per reclamare diritti e libertà. Negli ultimi mesi abbiamo appreso come ad Hong Kong, a Kobane, a Santiago, ad Algeri, a Beirut, a Parigini milioni di donne e di uomini si siano riversati nelle strade accumunati dal desiderio di scrollarsi di dosso regimi corrotti e dispotici o presidenti espressioni dei desideri delle classi dominanti. Anche a prescindere dalle possibili sconfitte momentanee, siamo consapevoli che anche un leggero passo avanti in qualunque paese rappresenta una vittoria del movimento operaio nel suo complesso.

Nel nostro paese, dopo trent’anni di patti concertativi tra la borghesia e Cgil-Cisl-Uil, finalizzati a mantenere il controllo dei lavoratori e silenziare sul nascere qualsiasi forma di conflitto sociale, ormai disarmato e smobilitato il movimento operaio, il padronato ha potuto realizzare un cambio di passo. In pochi anni abbiamo assistito alla cancellazione del lavoro stabile con il Jobs Act e all’esplosione di forme contrattuali sempre più precarie, oltre che l’introduzione dei Decreti Sicurezza, con cui si reintroducono sanzioni penali per chi organizza e partecipa ad azioni sindacali e di lotta radicali, come i picchetti o le occupazioni.

Un vero e proprio attacco contro tutti i lavoratori, costretti a difendere il loro diritto ad una vita dignitosa dallo sfruttamento sempre più dilagante, e finalizzato a colpire il sindacalismo di base conflittuale e i movimenti sociali di lotta.

In questo incandescente contesto di “guerra esterna”, non possiamo astenerci nel prendere una posizione netta a favore della pace e contro qualunque azione imperialistica da chiunque sia condotta: è necessario sostenere le iniziative a favore della pace, ma è altrettanto fondamentale sottolineare come queste risulteranno più incisive solo se sapranno collegarsi alle lotte che i lavoratori, su scala planetaria, stanno conducendo contro le “guerre interne” perpetrate dalle rispettive borghesie.

Gennaio, 2020

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