Gentile Signora Di Ruocco, con ordinanza 1244/04 (Tribunale di Milano) dell’8 marzo 2004, ex artt. 700, 669bis e seguenti c.p.c., nella causa tra CRISTA ROBERTO e Poste Italiane SpA, Ella ha respinto il ricorso del lavoratore avverso il provvedimento disciplinare del licenziamento, sostenendo, tra altre affermazioni “indicibili”, che:


“Il periculum non è in re ipsa ma, nel caso del licenziamento, deve essere allegato e provato con riferimento ad elementi effettivamente idonei a generare un pregiudizio imminente ed irreparabile sotto il profilo alimentare, professionale o sindacale”
Per capire meglio il Suo, ovviamente, forbito e rituale linguaggio, noi lo traduciamo: “licenziare un uomo di 50 anni, con famiglia, non è poi un avvenimento così grave, oggi, perché non guasta i rapporti familiari e sociali e ci si può sempre arrangiare raccattando qualche soldino qua e là”.
E se poi quel lavoratore è anche RSU, e di un’organizzazione sindacale incompatibile e disobbediente come i Cobas PT Cub, il suo allontanamento dai luoghi di lavoro appare evento logico e non messaggio intimidatorio dall’effetto imminente e non recuperabile.
Ci siamo chiesti allora, non del tutto stupiti in verità avendo lunga esperienza delle Sue “performance” professionali, se Ella per caso frequentasse (solo) regie corti piene di cavalieri e cicisbei (e dame e damigelle) e evitasse inorridita e nauseata la “corte dei miracoli” ove brulica il mondo comune.
Il nostro, cioè; pieno di bisogni, aspettative, sopravvivenze, lotte quotidiane, precarietà, dove il “periculm in mora” è a fior di pelle.
Così stanno le cose.
Ci sembr
a che Ella faccia dell’autonomia potestativa del giudice monocratico non la sofferta consapevolezza di un difficile e sempre ricercato equilibrio, ma lo strumento per affermare burocratiche supremazie spesso imponendosi alla parte più debole (in specie), con atteggiamenti meramente e vistosamente caratteriali, con le proprie variazioni umorali persino, umane e comprensibili ma fuori luogo.

Con tutto il rispetto.
Forse
la riforma fondamentale ed essenziale per la magistratura sta nell’immettervi elementi forti di democrazia, cosicché il potere di cui dispone non venga esercitato con autoritario isolamento, ma rimanga ancorato al controllo di tutti.

Non è solo una questione di cultura o di educazione, ma progetto di ordinamento strutturale e strumentale.
La legge è uguale per tutti solo se rispetta le differenze.
Ci scusi il “disturbo”, sperando che ne abbia coscienza.
 
Milano, 11 marzo 2004
Il Responsabile Legale Nazionale
Dr. Enzo Galdo

FaceBook