Il sestetto sindacale informa i lavoratori che sulla “trattativa” del Premio di Risultato l'Azienda, dopo aver intascato lauti profitti, distribuiti i divendi di Borsa ai soci azionisti,

elargiti i benefits ai dirigenti, dice di non trovare i soldi (25% in meno!) per pagare i lavoratori - da tutti, a parole, riconosciuti come “eroi” nella fase di pandemia salvo poi tirare diritto, cioè pesci in faccia quando si tratta di andare al concreto.

Il Premio, al di là di come lo vogliono rappresentare Azienda e sindacati, è parte integrante del salario dei lavoratori e lasciarlo alla mercè dell'Azienda come vediamo è un suicidio. Per noi questa quota che compone il reditto annuale dei lavoratori deve esse fissa, garantita e non una variabile. Altrimenti ci sarà sempre per i dirigenti-padroni una “ragione”, un motivo, un pretesto, una scusa per non pagare i lavoratori: oggi dicono che è la “crisi sanitaria”.

Il sestetto ora promette le barricate ma noi non ci crediamo perchè la loro complicità è dichiarata: negli ultimi venti anni hanno condiviso i tagli occupazionali; il recapito a giorni alterni”; l'uso massiccio del precariato; il taglio di due giorni di ferie ai neo assunti; la collocazione dell'Azienda in Borsa....e ora, l'attacco al salario.
Non è con il ricorso al Coordinamento delle loro RSU che si affronta questa battaglia: in questo modo intendono avviare la questione su un binario morto e diluire la reazione di condanna dei lavoratori, cioè tutto il contrario di quello che occorre fare per mettere l'Azienda con le spalle al muro e vincere.
Per difendere il salario occorre mobilitare tutta la categoria postale, schierare il personale risolutamente contro un'Azienda ingorda e capace anche di togliere i soldi ai lavoratori, pur di garantirsi il profitto; significa far scendere in lotta i lavoratori, farli partecipare, dargli la direzione, ma questo è proprio quello che il sestetto non farà mai, tanto teme il giudizio delle masse.

Luglio 2020

CUB Poste
COBAS Poste
SICOBAS Poste
SLG-CUB Poste

 

 

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