Con lo sciopero del 4 giugno il sindacalismo di base delle Poste è tornato in piazza portando intere le rivendicazioni dei lavoratori:

salute e sicurezza
test sierologici e tamponi, a carico dell'azienda, per tutti i lavoratori;
termoscanner nei posti di lavoro (esteso anche agli utenti);
no al blocco delle sanificazioni;
igienizzazioni vere ad ogni fine turno nei posti di lavoro;
è il complesso delle misure che determina l'efficacia, non una va elusa.

POLITICHE DEL LAVORO:
- stabilizzazione dei ctd e abolizione del precariato a cominciare dai servizi pubblici; trasferimenti dei lavoratori per ricongiungersi alle famiglie;
- piano di assunzioni per coprire le “piante organiche” e offrire un servizio migliore che soddisfi in primo luogo i cittadini (e non solo le aziende);
- abolizione del recapito a giorni alterni;
- no al welfare aziendale (che piccona quello pubblico esteso a tutta la cittadinanza);
- ferie a completa disposizione dei lavoratori;
- stop immediato a tutte le forme di flessibilità;
- rimodulazione dell'organizzazione del lavoro, compresa la riduzione dell'orario di lavoro, per tutta la fase di “convivenza” con il coronavirus;
- veri, e forti, aumenti salariali a fronte della “buona salute” dell'azienda.

Queste sono sinteticamente le rivendicazioni e le denunce che abbiamo portato al tavolo della Prefettura di Milano nella convocazione che abbiamo avuto nella mattinata stesso dello sciopero.

E' il primo sciopero in tempi di coronavirus che si è dovuto organizzare in modo diverso dal solito: senza volantinaggi, assemblee, informative e scambi personali con i lavoratori. Queste difficoltà non hanno scalfito le ragioni dello sciopero che segnano senz'altro un passo importante nella capacità del sindacalismo di base di legarsi ai bisogni e agli interessi dei lavoratori.

8 giugno 2020

Sede Nazionale: V.le Lombardia 20, 20131 Milano -
Tel 02-70631804 - Fax 1782282030 -
Esta dirección de correo electrónico está protegida contra spambots. Necesita activar JavaScript para visualizarla. cubposte.altervista.org

      Scarica il comunicato PDF

FaceBook