Appello ai Lavoratori, lavoratrici, colleghi. I nostri vertici sapranno fare profitti sul lavoro ma quando si presenta un'emergenza sociale sprofondano. Hanno dato prova di...capitolazione. Ad un mese dal coronavirus, sono rimasti inerti, passivi, concentrati sul...businness. Non una misura, che non siano...l'apposizione di locandine e ipocriti “insieme ce la faremo”.

 

Sul versante concreto della sicurezza e della salute, neppure un vagito: dalle più elementari misure da adottare (mascherine – anche scadute!-, gel igienizzante, guanti monouso...) alle operazioni di contenimento (sanificazione di ambienti, filtri e areatori, alle superfici, ai computer, ATM e tutti gli strumenti di lavoro...).

Qui si sgonfiano le“classi dirigenti”. Non ci pensano loro, ci pensiamo noi.
Queste sono le condizioni di tutela e prevenzione da adottare:

1) Chi non ha mascherine o guanti monouso non esce;
2) Negli ambienti promiscui non sanificati non si entra;
3) In quelli dove non si riesce a garantire e assicurare la distanza minima di un metro, non si entra, si esce all'aperto e, sparpagliati, si resta in attesa di istruzioni; non si va a casa in ferie;
4) Non si sale su auto, furgoni, muletti che non siano stati prima sanificati;
5) Non si fa uso di computer, roller cash, stampanti che non siano stati igienizzati a fondo;
6) le sale consulenza vanno chiuse perchè non garantiscono la distanza;
7) Auspichiamo che nessuno venga chiamato a lavoro straordinario e supplementare, o a distacchi a titolo preventivo di esposizione al contaggio.
Il virus non deve circolare. Lavoriamo solo in piena e totale sicurezza. Senza deroghe.
Ma ad un'altra questione dobbiamo prestare attenzione: ferie e malattia.
Qui bisogna essere chiari:
noi non ci dobbiamo rimettere né un centesimo dei nostri magri salari né un minuto del nostro mai sufficiente tempo di ferie e riposo, quindi permessi retribuiti. Sulla malattia intercorsa in questo periodo, bisogna congelare il computo per di diritto alla conservazione del posto di lavoro, così come “l'assenza” non può gravare sulla corresponsione del “premio”. Non dobbiamo, anche stavolta, pagare noi quest'emergenza. Poste, che vanta guadagni stratosferici, è ora che li metta a disposizione della collettività dei lavoratori, che sono quelli che rischiano di più. Chi ha di più deve dare di più.

Consigliamo ai lavoratori, nei casi di contestazione che potrebbero sorgere coi dirigenti aziendali ai vari livelli e che scelgono di ubbidire alle disposizioni di servizio anziché alla salvaguardia della salute e sicurezza, di muoversi alla luce del sole, in presenza di testimoni così da cautelarci in caso di eventuali ricorsi disciplinari.

11 marzo 2020

CUB Poste
Collettivi Unitari Di Base dei Lavoratori delle Poste
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