ESCLUSO IL 16 DICEMBRE PER SCADENZA PAGAMENTO IMU - LA REGIONE PUGLIA INIZIA IL 17 DICEMBRE

WELFARE AZIENDALE
Già nel precedente contratto avevamo avuto un assaggio dei benefit in sostituzione di una parte di aumento salariale, ora, grazie all’accordo interconfederale sulla contrattazione collettiva, vedremo sempre più soldi sottratti al salario per sostenere la crescita del WELFARE AZIENDALE. Che altro non è se non la progressiva sostituzione nella gestione privatistica di quel WELFARE STATE che garantiva a tutti pari diritti nella fruizione dei servizi minimi, vitali e necessari ad una esistenza dignitosa. Quello STATO SOCIALE teso a ridurre le disuguaglianze e che in pochi decenni, governi neoliberisti col supporto di sindacati venduti alle logiche dell’interesse economico e della perpetrazione dei propri privilegi, hanno smantellato di proposito per giustificare l’ingresso di logiche e capitali privati il cui unico fine è quello del profitto ad ogni costo, tanto i costi gravano solo sui lavoratori e sugli ultimi della società. Questi ultimi, si troveranno a pagare due volte gli stessi servizi. Una volta allo stato con le tasse e una volta all’azienda con la sottoscrizione del reddito. Con l’aggravante paradosso che le tasse concorrono a finanziare, grazie alla legge di stabilità, le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi privati e dunque contribuiscono all’ ulteriore smembramento dell’apparato assistenziale pubblico.

FLESSIBILITA
Il lavoro domenicale per una società sempre più tesa al consumo e al profitto, gli incentivi al profitto individuale e l’aumento del pagamento delle ore di straordinario comprese nel TEC (trattamento economico complessivo) a discapito del TEM (trattamento economico minimo, ovvero salario), renderanno i lavoratori rivali tra loro e sempre più flessibili verso l’azienda.
Condizioni di flessibilità che erano già peggiorate dopo gli ultimi accordi in tutti i settori ed in particolar modo nel recapito con l’introduzione delle linee business ed i nuovi sistemi di sostituzione dei portalettere assenti. Nel settore si registra una crescita sostanziale di lavoratori precari ed una drastica contrazione occupazionale.

DIGITALIZZAZIONE
Questo processo, imposto dalle politiche neoliberiste, servirà per ridurre ulteriormente l’occupazione automatizzando i processi lavorativi; più macchine e meno lavoratori per avere una popolazione più assuefatta e lavoratori schiavi di algoritmi ed intelligenze artificiali. Noi riteniamo che le macchine dovrebbero servire per agevolare le collettività e migliorare la qualità della vita di lavoratori e cittadini nella salvaguardia del pianeta (da considerare anche l’inquinamento elettromagnetico), ed invece saranno solo i padroni a cogliere la ricchezza prodotta.
Il rischio che corriamo, se li lasceremo fare, è la sudditanza culturale, politica e “morale”, a padroneggiare termini e concetti saranno ancora una volta i padroni, vendendo i loro bisogni come esigenze insopprimibili per il paese mentre stenta ad affermarsi una idea di modernità e tecnologia che passi anche dalla riduzione degli orari di lavoro a parità di salario, dalla crescita dei posti di lavoro. E' questa la sfida da raccogliere attorno a Industria 4.0: lavorare meno ma lavorare tutti.

CESSIONE RAMI D’AZIENDA
Per i nuovi assunti è previsto il rischio di seguire le eventuali cessioni di rami aziendali ed essere esternalizzati, ceduti ad altre società, e di ritornare alla condizione di precarietà. Ci sono già centinaia di casi in Italia e migliaia di lavoratori subiscono l’umiliazione della precarietà a causa dell’abuso che i datori di lavoro fanno delle norme che regolano gli appalti, un abuso che viene perpetrato a causa di norme spesso evasive e non chiare, che anziché tutelare i diritti dei “prestatori di lavoro” sono sfacciatamente sbilanciate in favore dei datori di lavoro, i quali non si fanno scrupolo di piegare la norma legale al fine di sfruttare al meglio i propri dipendenti.

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ESCLUSO IL 16 DICEMBRE PER SCADENZA PAGAMENTO IMU
LA REGIONE PUGLIA INIZIA IL 17 DICEMBRE

Siamo consapevoli, che per difendere il lavoro, il servizio pubblico, per salvaguardare diritti e porre fine al precariato, occorre che cresca la partecipazione conflittuale dei lavoratori, diversamente saremo in balia di questi disegni che snatureranno la funzione originaria di Poste come fornitore di un servizio di pubblica utilità, che non può essere condizionata dalla sete del profitto a tutti i costi.
Anche se i tempi, sempre più stretti, richiederebbero fin d’ora una partecipazione diretta dei lavoratori, noi ci siamo con la convinzione che senza lotta queste trasformazioni in negativo si realizzeranno.

Per questo crediamo che non sia opportuno lasciarli fare.

CUB-Poste
COBAS-Poste
S.I.COBAS-Poste
SLG-CUB Poste

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