24/10/1969 - Nella foto di Silvestre Loconsolo, il corteo dei lavoratori delle Poste a Milano (Archivio del lavoro di S.S Giovanni)

 


Altro che riscaldamento globale. Sindacalmente parlando, l'”autunno caldo” del 1969 è stato una fornace. Infatti, con lo scadere di molti contratti collettivi, gli operai e gli impiegati di ogni categoria, con l'appoggio degli studenti, scesero in massa nelle piazze italiane e occuparono anche i posti di lavoro. Le ore di sciopero, da settembre a dicembre, furono numerosissime, per giorni e giorni. A partire dalla Fiat, passando per le fabbriche di Sesto San Giovanni, Marzotto, Italsider, fino ad arrivare alle altre migliaia di aziende e amministrazioni pubbliche in tutta Italia, in quei luoghi e nei cortei esplose la richiesta di migliori condizioni di lavoro, dignità e la fine della dittatura padronale. La lotta nacque realmente dal “basso“ e i lavoratori si organizzarono spontaneamente, anche disobbedendo a Cgil-Cisl-Uil, che preferivano la calma.


Alla Pirelli fu grande il contributo alle lotte da parte di uno dei primi C.U.B. (Comitati Unitari di Base). Purtroppo, furono moltissimi i feriti, negli scontri con una polizia mandata a reprimere le proteste, e non mancarono anche i morti.
Ma, alla fine, anche le conquiste furono parecchie: riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, pause retribuite,
più giorni di ferie, consistenti aumenti di stipendio, abolizione del cottimo, superamento contrattuale della distinzione tra operai e impiegati, libertà di opinione politico/sindacale e soprattutto il divieto di licenziamento ingiustificato.


Così, si è creata una coscienza sindacale nei posti di lavoro, che i “sindacati di partito” non hanno potuto bloccare,
ed è così che è nata la consapevolezza del diritto alla tutela della salute e della integrità psicofisica dei lavoratori Perciò, poco dopo queste lotte, nel maggio 1970, venne approvata la legge 300/70 (con l'art.18), meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, che rende effettivi i diritti sanciti nella Costituzione. Ancora, grazie alla dirompenza del '69, si sono consolidate le norme per il collocamento obbligatorio dei disabili, viene riformato in meglio il processo giudiziario del lavoro e si è sviluppata la riforma delle pensioni, con la conquista del calcolo retributivo (80% dello stipendio).


La battaglia sindacale si concentrò pure sul diritto alla casa e contro il caro-affitti. Anche i lavoratori delle Poste diedero il loro contributo, come si vede dalla foto. Tuttavia, subito iniziò la strategia politica della tensione, con la strage di piazza Fontana, inaugurata il 12 dicembre del '69 e creando un clima volto a terrorizzare i lavoratori e a reprimerne le lotte.
Molti dei diritti conquistati, allora, sono tuttora in vigore, e di quel balzo in avanti ne beneficiano ancora in molti.
Però, a partire dalla metà degli anni 80, le cose sono molto peggiorate, con sindacati e partiti alleati in azioni politiche di attacco ai diritti acquisiti, con l'abolizione dell'art.18, l'aumento dei morti sul lavoro, lo sfruttamento del precariato,
la riduzione delle ferie per i nuovi assunti, dignità e salute calpestate... come anche alle Poste si sa bene. Perché i lavoratori
riconquistino i diritti perduti, onorando anche i morti del '69, si deve ritrovare lo spirito e la mentalità di quel '69.

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