Dal 12 ottobre, il governo metterà in vendita il 40% di Poste Italiane

Ecco come svuotano il patrimonio nazionale

Ci saranno sempre meno soldi per sanità, scuola, pensioni, spese sociali e manutenzione dell'ambiente.

 

Nel 2014, le Poste hanno guadagnato 212 milioni di euro di utili netti, cioè oltre 400 miliardi delle vecchie lire, che sono stati incassati direttamente dallo Stato. Dunque, vendendo il 40% delle Poste, lo Stato perderà automaticamente anche il 40% di tutti questi guadagni e ciò creerà un buco finanziario enorme, tutti gli anni. Poi, per ripianarlo, il governo dovrà tagliare ancor più le spese per il sociale (come sanità, pensioni, scuola e manutenzione del territorio per evitare il dissesto idrogeologico), aumentare le tasse (dirette e indirette) e il debito pubblico.  
 
E tutto ciò, per la pazzia di vendere il 40% di un'azienda che rende, perdendo, così, ogni anno, i suoi soldi sicuri. Qualsiasi buon amministratore si terrebbe ben stretta un'azienda che guadagna così tanto, invece questo governo fa il contrario.  Inoltre, in molte città d'Italia, piccoli comuni e paesini, sono stati già chiusi oltre mille uffici postali e diminuito anche il servizio di recapito ai cittadini, ridotto a giorni alterni, per mostrare, ai potenziali acquirenti, che le Poste, con meno uffici postali, meno personale e meno servizio svolto, sono più facili da gestire e si possono comprare.

Ma le Poste devono essere considerate un bene comune, indivisibile e invendibile, ecco perché venderne anche solo una percentuale qualsiasi è un fatto gravissimo.

 

Firmiamo la petizione di opposizione su change.org

 

La situazione sociale ed economica degli italiani è già stata resa disastrosa dalle privatizzazioni precedenti (di ENEL, ENI, Telecom, Banche, Autostrade, Autogrill e di altri settori), con la conseguenza di gravissimi tagli alla spesa sociale e un debito pubblico enorme, proprio perché lo Stato non riceve più le entrate economiche di queste aziende redditizie, ormai consegnate ai privati. Se il governo venderà anche le Poste, un altro pezzo di Stato verrà divorato e gli italiani si ritroveranno con ancor meno coperture finanziarie statali, per i diritti sociali, e più soldi da pagare.
Perciò, SLG-CUB chiede ai cittadini italiani di essere protagonisti attivi e di non arrendersi all'arroganza delle forze antisociali, manifestando democraticamente la propria OPPOSIZIONE alla vendita delle Poste e firmando la petizione motivata on-line che SLG-CUB Poste ha presentato sul sito CHANGE.ORG il 10 settembre 2015, rivolta al governo italiano e intitolata “Il Governo non venda le Poste” (o, se non si ha internet, inviando una cartolina al Governo della Repubblica, Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 – 00187, scrivendo: “comunico la mia opposizione alla vendita delle Poste perché è contraria al benessere del popolo italiano”).

 

 

SLG-CUB  Sindacato Lavoro e Giustizia della Base dei lavoratori di Poste Italiane   

 

Ottobre 2015


   
web: www.slgposte.it - FB e TW: slgcubposte - e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
- tel. 366.45.24.874

 

 

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