Come da spirito di comportamento di una Società per Azioni (S.p.A.), l'Amministratore delegato (A.d.) e Consiglio di Amministrazione (C.A.) si stanno preparando ad eseguire la sentenza di morte dell'azienda pubblica postale italiana, emessa dal governo Renzi.


Dopo che, per anni, Cisl e i suoi sindacati collaterali hanno tranquillizzato i propri iscritti, contro ogni evidenza, per cercare di illuderli e mantenere le loro tessere fino alla fine, il 24 marzo 2015, i “fucili” sono stati caricati. In pratica, il C.A. si lamenta che il settore corrispondenza è quello che porta il calo finanziario dell'azienda, perché la gente spedisce meno posta. Poi, però, sorvola sul fatto che la posta spedita dai grandi utenti pubblici, cioè quelli con i manager nominati dalla politica, come le aziende di servizi vari, prende soprattuto la via della TNT o di altri spedizionieri. Dunque, la posta c'è, solo che da anni, questa massa cartacea va agli spedizionieri privati. Inoltre, il C.A. aggiunge che la colpa del calo finanziario è anche delle tasse e della partecipazione delle Poste in Alitalia.

In atto le manovre tecniche per affossare il settore postale.
Ora, arrivano anche le prime notizie di chiusura di ben 7 CMP, di eliminazione di 13mila posti di lavoro, di consegna delle lettere a giorni alterni e di aumento del prezzo del francobollo a 1 euro, per la posta ordinaria, e a 3 euro, per la posta prioritaria. Così, tra
consegne a giorni alterni e prezzi esorbitanti, la gente si stancherà della posta cartacea e nessuno spedirà più niente, con Poste Italiane, mandando il settore in fallimento. Ma questo è in linea con il destino programmato di ogni S:p.A. Non tutti sanno, infatti, dal
momento che i sindacati di partito spargono abilmente “ignoranza”, in merito, che lo scopo naturale e principale di una S.p.A. non è quello di realizzare il benessere del popolo o di svolgere il servizio pubblico o di tutelare i lavoratori, bensì di raggiungere gli
utili enomici per i soci proprietari. Questo perché le S.p.A. sono solo ditte commerciali a scopo di lucro. E, visto, che il governo intende vendere ad altri soci la quota del 40% di Poste Italiane è ovvio che gli utili dovranno essere altissimi, perchè dovranno essere
divisi in milioni di particelle (le azioni) altrimenti nessuno vorrà comprarle. Perciò, un A.d. non può che ridurre le strutture e i servizi, tagliare il personale e aumentare i prezzi. E per sostenere la necessità di procedere alla fine del servizio pubblico postale, il C.A. ha fatto presente che le Poste, nel 2014, invece del miliardo guadagnato nel 2013, hanno guadagnato “solo” 212 milioni di euro. Troppo poco, per i futuri azionisti privati. Così finirà, se i sindacati di partito avranno ancora molti iscritti.
Chissà se la Cisl ha mai spiegato ai suoi iscritti che proprio il suo segretario D'Antoni, probabilmente unico caso al mondo, nel 1998, ha dichiarato di battersi proprio per trasformare le Poste da Ministeriali, cioè al servizio dello Stato e quindi del popolo, a S.p.A., cioè al servizio del commercio e quindi del lucro e del guadagno dei privati.
SLG-CUB è per la difesa delle Poste Pubbliche, ma i sindacati di partito no.

Per non accelerare lo sfascio delle Poste, l'alternativa è appoggiare la linea di SLG-CUB.

SLG-CUB aprile 2015
Sindacato Lavoro e Giustizia, della Base dei lavoratori di Poste Italiane
< e.mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – web:www.slgposte.it – >

 

 

 

FaceBook