Il fondamento esistenziale e progettuale di una Società per Azioni (S.p.A.), cioè la sua missione di base, è quello di realizzare il cosiddetto “profitto” economico. Una S.p.A., infatti, non nasce mai per il benessere del popolo, ma per il benessere del patrimonio finanziario dei suoi proprietari. Inoltre, le S.p.A. non hanno un padrone fisico. Infatti, i padroni reali di una S.p.A. sono i soci, i quali possono essere anche decine di migliaia.

I soci eleggono un Consiglio di Amministrazione, che, a sua volta, nomina un Amministratore delegato (a.d.). E, normalmente, l'a.d. è una persona esterna all'azienda da amministrare e non ha una specifica e precisa competenza o conoscenza, in merito al lavoro e alla produzione dell'azienda stessa, pur dovendola gestire.


Le S.p.A. producono il danno del lavoro e dei lavoratori.
Per sua stessa necessità di vita, quindi, una S.p.A. deve prevedere di dividere la proprietà aziendale anche in milioni di particelle (le azioni), che potranno essere acquistate da chi può (i soci, per l'appunto). Quindi, non è possibile che una S.p.A., a fine anno e al netto delle spese, presenti un guadagno basso (gli utili), mettiamo, per esempio, 24mila euro, pari a 2mila euro al mese, perché dividendo quella somma per tutti gli azionisti/padroni, il profitto-utile sarebbe praticamente nullo e ciò nuocerebbe all'immagine dell'a.d. Perciò, un a.d. spreme l'azienda in tutti i modi, per poter fare soldi a favore degli azionisti, e non paga mai per i suoi sbagli, perché anche se licenziato, riceve liquidazioni faraoniche. Così, le S.p.A. finiscono per licenziare i lavoratori, distruggendo il lavoro stesso e mandando spesso in rovina le famiglie e anche le aziende.

Le S.p.A. hanno portato la popolazione alla crisi sociale.
Una S.p.A., dunque, è una struttura commerciale antisociale, perché si applica al servizio esclusivo dei valori finanziari, sorvolando sui valori umani.
Però, partiti, giornali e sindacati conniventi con l'ideologia dell'affarismo, non hanno mai denunciato l'impatto sociale negativo sulla popolazione, perché, al loro interno, c'è chi guadagna soldi proprio con le S.p.A. Ma la crisi economica italiana, se si va a vedere, è nata proprio dagli anni del cambiamento politico di molti settori di servizio pubblico, diventati S.p.A., come Fs, Poste, Enel, Eni, Autostrade e altri (strutture ex statali, non più al servizio del popolo ma al servizio degli azionisti) che si sono aggiunte alle S.p.A. private. Così, si è causata la riduzione dell'occupazione (per tagli di personale), la  iduzione dei servizi (per taglio delle strutture) e l'aumento speculativo dei prezzi.

Sindacato Lavoro e Giustizia, della Base dei lavoratori di Poste Italiane
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