TARANTO - Disastro ambientale: è questo uno dei reati contestati, per la prima volta, ai vertici dell'Ilva di Taranto - Sotto inchiesta i vertici dell'Ilva per inquinamento da diossina e policlorobifenili.

Taranto: è disastro ambientale.

Sotto inchiesta i vertici dell'Ilva per inquinamento da diossina e policlorobifenili.

Marina D'Ecclesiis, Radio Città Aperta

 Disastro ambientale: è questo uno dei reati contestati, per la prima volta, ai vertici dell'Ilva di Taranto.
Le indagini partite due anni fa dopo il ritrovamento di pericolose tracce nei formaggi degli allevamenti che pascolavano a ridosso della zona industriale di Taranto vedono coinvolti quattro personaggi di spicco dell'Ilva. Si tratta del patron del siderurgico Emilio Riva, di suo figlio Nicola Riva, da poco più di un mese alla guida dell'acciaieria di famiglia, del direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso e del responsabile dell'agglomerato 2, Angelo Cavallo.
La procura dovrà chiarire come i pcb (composti cancerogeni banditi già dagli anni '70)  siano potuti finire nell'erba di cui si sono cibate le migliaia di pecore finite al mattatoio. In attesa della fissazione dell'incidente probatorio, sul tavolo della Procura sono attesi i risultati delle analisi dopo il campionamento di polveri e materiali del ciclo di agglomerazione dall'ingresso ai punti di scarico dei sistemi di abbattimento dei fumi primari presso l'agglomerato 2.
L'allarme era scattato mesi fa sia dopo i rilievi dai quali emerge la presenza di pcb (policlorobifenili) sia a causa delle incredibili nuvole di fumo prodotte dall'Ilva, visibili perfino dai paesi della provincia distanti diversi chilometri. Nuvole di fumo che si notano soprattutto di notte.
"Perché è di notte -sottolinea ai microfoni di Radio Città Aperta, Carlo Vulpio, autore del libro "la città delle nuvole" proprio sul disastro di Taranto - che quelle ciminiere avvelenano Taranto e i Paesi vicini con la diossina, il benzene, i policlorobifenili e tutto il resto del campionario delle sostanze cancerogene.
La legge regionale sui limiti di emissione delle diossine approvata dalla giunta Vendola - prosegue Vulpio - è stata modificata solo tre mesi dopo la sua approvazione stabilendo che il controllo delle emissioni durante l'anno avvenga a periodi alterni e che, in ogni caso, non avvenga di notte".
E dunque di notte il gruppo Riva sfora qualsiasi limite e ringrazia Vendola. Ringraziano un po' meno gli operai dell'Ilva e le mamme tarantine che non possono allattare i figli perché anche il proprio latte risulta tossico. Ringraziano ancor meno gli abitanti del quartiere Tamburi, la zona sovrastata dall'impianto siderurgico che Vulpio definisce "il quartiere dei morti che camminano" e i bambini, vittime privilegiate dalla diossina, che si ammalano di leucemia e continuano a morire.

 

Taranto 30-giugno-2010

 

 

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