L' istruzione di massa è il risultato di decenni di lotte che, nel secolo scorso, si sono poste la priorità di vedere riconosciuta la necessità di un libero accesso al sapere per tutte/i.
L' estensione a tutte/i del diritto allo studio e dell' accesso al sapere, si contrappone, oggi, una volta di più, alla logica neoliberista di mercificazione dei diritti degli individui.
Il concetto di mercificazione dei diritti e dei soggetti, prevede non solo e non più la formazione finalizzata all' ingresso nel mercato del lavoro sempre più caratterizzato dall' elemento flessibilità inteso come precarizzazione dei diritti, ma vuole l' ingresso dei privati come erogatori di servizi e, specularmente, il coinvolgimento delle scuole nelle iniziative promosse dal privato.
Emerge, così,  sempre più chiaramente, il progetto politico di chi vuole la sfera dei diritti interamente subalterna alle dinamiche produttive ed agli equilibri di mercato.
Si delineano, così, percorsi formativi prevalentemente informati allo spirito del mercato, caratterizzati da una sempre più diretta dipendenza dalle esigenze produttive, che mirano a formazioni specifiche e che produrranno livelli di istruzione diversi, di classe, oltre ad un abbassamento generalizzato della qualità del sapere.
Il tema si collega a quello  dell' "autonomia" inteso come strumento di iniziative ed apertura : oggi, cosa significa ciò, nel quadro liberista? Negli anni settanta si diceva scuola aperta e veniva in mente un contesto sociale, il quartiere, le grandi istituzioni della societàà civile; oggi si dice scuola aperta e viene in mente l' azienda, il mercato, lo sponsor.
Così, dall' "autonomia" berlingueriana alla riforma Moratti, si sta delineando il disegno di smantellamento di un servizio pubblico nel quadro generale di privatizzazione degli stessi servizi pubblici.
In antitesi al dettato dell' art. 33 della Costituzione - che prevede il carattere pubblico dell' istruzione e nessun onere per lo Stato riguardo all' istruzione privata -  la riforma Moratti, sta dequalificando e distruggendo la scuola pubblica.
Sempre di più la Carta Costituzionale viene svilita tramite una elusione continua del suo dettato ormai non riscontrabile, in alcuni dei suoi principi fondamentali, – basti pensare agli interventi bellici italiani – nella costituzione materiale.  
Si consideri :
- L'affossamento del tempo pieno nella scuola dell'obbligo, attraverso la riduzione del tempo scuola a 30 ore settimanali e la scomparsa dell'organico funzionale
- Il taglio degli organici, che sta provocando la perdita di posti di lavoro per gli insegnanti e del personale non docente (ATA) mentre si cedono a privati servizi che riguardano il funzionamento della scuola La sciocchezza pseudopedagogica dell’insegnante unico “prevalente” nella scuola primaria, preceduta da decenni di ottima sperimentazione e faticoso aggiornamento;
- La frammentazione dell'istruzione superiore attraverso la regionalizzazione degli Istituti tecnici e professionali.
- La "saturazione" dell'orario cattedra che renderà impossibile ogni continuità didattica sulle classi, con caroselli di insegnanti ogni anno, e qualsiasi attività di programmazione e progettazione didattica.
- Il continuo taglio delle risorse e degli investimenti nella scuola pubblica;
-        Il progressivo aumento dei finanziamenti pubblici alle scuole private: vedi decreto interministeriale del 2 settembre con il quale vengono erogate risorse per 30 milioni di euro – senza considerare i redditi -  per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005 a favore delle famiglie che iscrivono i figli minori presso le scuole paritarie.
 Le risorse saranno destinate a erogare contributi alle famiglie a parziale rimborso delle spese sostenute per il pagamento delle rette scolastiche.
- Il trattamento vergognoso ed indegno riservato ai precari storici con la conseguente "guerra tra poveri" tra questi ed i precari dei corsi abilitanti.
- La cancellazione di milioni di euro per l’auto-aggiornamento dei docenti.  
Tutto questo in un contesto internazionale che obbliga l' Unione Europea a presentare, in sede WTO, la sua proposta di un' apertura del mercato dei servizi - incluse scuola e sanità - a tutti i paesi membri dello stesso.
Nonostante le rassicurazioni di qualcuno circa l' esclusione dalla commercializzazione di certi servizi essenziali, sorgono forti dubbi sulla tenuta di tale posizione: infatti, è molto forte la pressione di certi partner commerciali - quali USA e Australia - che hanno già liberalizzato i settori scuola e sanità.
Oltretutto riscontriamo la totale mancanza di trasparenza in sede di trattativa UE : anche per questo il movimento dei movimenti si mobiliterà su Riva del Garda e poi Cancùn, dove i Ministri, prima europei poi del mondo, decideranno la progressiva privatizzazione dei servizi (GATS) in un quadro giuridico che mostra la sua trasformazione in ordinamento sovranazionale che, quindi, porta alla subalternità degli stati e dei loro ordinamenti nei confronti di un nuovo diritto internazionale "commerciale", espressione di poteri non rappresentativi ed autoreferenziali.
L' istruzione, nei prossimi accordi GATS, diventerebbe oggetto di scambio alla stregua di altre merci : ci sarebbero, allora, cambiamenti tali da mettere in discussione il diritto collettivo all' istruzione, l' accesso ai saperi, ecc..
I paesi del nord del mondo vedranno minacciati alcuni pilastri del welfare come l' abbiamo conosciuto sino ad ora; i paesi del sud subiranno una sorta di nuova colonizzazione economica e culturale.
All' interno di queste dinamiche, va collocato la "riunione informale" della Ministra Moratti con i colleghi europei del Welfare e dell' Istruzione, i Commissari UE di riferimento, le associazioni delle famiglie europee e rappresentanti del volontariato: riunione convocata "a casa sua", e cioè in quella istituzione totale che è S. Patrignano.
Noi continueremo a lottare per un sapere ed una istruzione collettivi, pubblici e laici, intese come patrimonio da socializzare e non come bene da allocare sul mercato.
Perciò, lanciamo la proposta di un' iniziativa regionale di movimento per il giorno 3 ottobre 2003, a Rimini, con un forum di discussione su riforma Moratti e GATS e iniziative sul territorio.
            Rimini, 04.09.03
            RIMINI SOCIAL FORUM
Demorattizziamoci: la scuola pubblica non è in vendita

 
 

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