Le ultime vicende internazionali, con l'assalto alla caserma dei Carabinieri a Nassirya, la celebrazione dei caduti con funerali di stato, presidenti piangenti e bandiere a mezzasta, ha avuto il merito di rendere esplicito un progetto che la nostra classe dominante insegue da un ventennio:
la riabilitazione del patriottismo italiano.
Non passa giorno, infatti, senza un'esternazione di Ciampi sull'onore dell'esercito italiano, sulla fedeltà alla bandiera, sulla positività dell'intervento militare italiano negli altri paesi. A un livello più basso, storici prezzolati, associazioni d'arma e giornalisti di destra e di sinistra fanno a gara a glorificare la bontà d'animo e nondimeno la fermezza delle quali sarebbe dotato il militare italiano.
Così assistiamo a un ritorno della "Patria" e del suo culto. Certo non nella versione dell'epoca fascista, nessuno parla di Impero e di colli fatali, ma in quella costituzionale e democratica, diretta discendente della retorica risorgimentale e dell'irredentismo.
Perché tutto questo avviene oggi? La fine della seconda guerra mondiale con i suoi lutti e le sue tragedie, indissociabili nella memoria degli italiani dalle responsabilità à del regime fascista, aveva impedito alle nostre classi dominanti di cimentarsi nell'esercizio patriottico.
Oggi è passato abbastanza tempo perché la storia possa essere riscritta; il Presidente Ciampi può dissociare le responsabilità à dell'esercito italiano da quelle del regime fascista e i caduti di Cefalonia diventano l'emblema di un esercito che si in realtà ammantò di vigliaccheria feroce gasando i civili e istituendo campi di concentramento in Etiopia e in Yugoslavia.
Il quadro internazionale, poi, è tale che la costruzione di un esercito in grado di combattere ad altissimo livello e  di intervenire in qualsiasi area del mondo è diventata una condizione necessaria per non sparire dal novero delle nazioni "che contano". Così anche l'Italia si è adeguata a queste direttive e costruisce da un ventennio un esercito d’élite, una delle brigaste in servizio in Iraq, tanto per fare un esempio, è la squadra più specializzata esistente al mondo nell'individuazione e neutralizzazione delle armi chimiche.
A questo fine, però, è necessario un consenso generalizzato all'uso della macchina bellica e all'orgoglio nazionale. Così ci stanno abituando all'idea che il nostro paese può andare normalmente in guerra, che i soldati possano uccidere ed essere uccisi, e che di tutto questo si deve andare fieri.
Questo clima è pessimo, spetta a noi alla nostra capacità di mobilitarsi, di fare controinformazione, di difendere la solidarietà internazionale tra i lavoratori, bloccarlo perché è quello di cui necessitano le classi dominanti per mettere a tacere ogni opposizione e obbligarci a credere che tutti, sfruttati e sfruttatori, dominati e dominanti, siano parti di un unico organismo i cui interessi sarebbero, ovviamente, gli stessi.
assemblea
venerdì 19 dicembre alle 17,30
presso l’Itis Avogadro di Corso San Maurizio
interverranno
Angelo D’Orsi - Storico
Pietro Stara della CUB di Genova
Torino 10 dic 2003

 
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