CONTRATTO IRRICEVIBILE !

lettera aperta dei lavoratori COBAS PT – CUB

Dunque hanno firmato il Contratto!

Ancora una volta nella più totale clandestinità: si ritirano “in privato” e alla fine partoriscono l’accordone. Tutto già visto e, purtroppo, previsto.

Hanno firmato un Contratto sotto dettatura (e dittatura) dell’azienda. Recepisce esclusivamente le esigenze della societàà, facendo carta straccia dei diritti dei lavoratori, degli interessi di chi lavora giorno dopo giorno a consegnare lettere, stare allo sportello, guidare, lavorare con i più incredibili turni nei CMP, CPO, CUAS...

UN CONTRATTO SCRITTO CONTRO I LAVORATORI e che prosegue nel solco neoliberista della distruzione dei diritti in nome di una flessibilità divenuta sacra e di una precarietà che è divenuta parte strutturale dell’organizzazione del lavoro, lacerando condizioni e vita di ognuno di noi.

Bisogna chiarire innanzitutto una questione decisiva: i “confederali-concertativi” non sono nostri amici, non lavorano per affermare i nostri interessi. Si sono dimostrati, in tutti questi anni, un ceto privilegiato distintosi per la presa in giro dei lavoratori; quelli che frenano quando i lavoratori si ribellano, che sbolliscono i conflitti, che svendono lotte e vertenze con continui accordi, la cui costante è il compromesso al ribasso.

Economicamente non c’è solo il gravissimo e ulteriore arretramento rispetto al potere d’acquisto dei salari perduto nel corso degli anni ma anche il furto di un intero anno di arretrati e addirittura l’allungamento della durata contrattuale da 4 a 5 anni! Per i “sindacati confederali” la questione del salario è una faccenduola, un fatto insignificante e secondario: contano di più le carriere, le promozioni. Hanno in sostanza derubricato la parte economica, la più vitale e fondamentale di un Contratto di Lavoro, affidandola alle disponibilità aziendali, riducendola ad un’appendice tecnica, un insieme di tabelline da imparare a memoria per andare nelle assemblee a sciorinare sapienza, preparazione, competenza nei confronti di noi poveri ignorantelli. Ma la durezza dei conti di chi fa la spesa l’inchioda a servi dei padroni, quali che sono.

Ma le porcherie le troviamo anche sui “diritti”, dove introducono un doppio regime in cui i nuovi assunti hanno meno giorni di ferie! Non solo minor salario a fronte di eguale lavoro, non solo sospensione triennale dei diritti, ma anche meno ferie, partono con 28 giorni, dopo 5 anni diventeranno 29, dopo ulteriori 5, 30 !

Sono questi i sindacati che lavorano per noi? ma fateci il piacere!

I nostri sindacalai si distinguono per altre priorità: la rincorsa clientelare, l’imboscamento, il compromesso deteriore, la svendita delle lotte.

Sull’orario stanno accordandosi sulla manomissione che avrà come obiettivo la fine della certezza dell’orario contrattuale, affidandolo all’azienda, spostandolo da giornaliero a settimanale, mensile, quadrimestrale! E i sindacati? Ci stanno, ci stanno, date retta, ci stanno!

Firmeranno, dunque! e con la faccia di culo che si ritrovano faranno le loro assemblee estive vuote, deserte come piace a loro: senza informazione, senza confronto, senza scontro, senza fischi.

Ma allora noi cosa possiamo fare?

Si pone il problema di come noi lavoratori possiamo rovesciare quest’ammasso di “emme” che ormai non lascia fuori nemmeno più la testa.

La risposta è in noi. Siamo noi, non altri, che dobbiamo fare qualcosa. Non solo stracciare le tessere (c’è ancora chi non lo ha fatto?!), ma accoglierli nelle assemblee a pesci in faccia, urlandogli addosso tutta la nostra insopportabilità e disperazione, non votandoli nelle elezioni RSU.

INSOMMA, DOBBIAMO DELEGITTIMARLI!


Noi sappiamo che in categoria molti lavoratori sono stati addormentati, quasi anestetizzati dai sindacati che si occupano di ricevere una delega sull’intera esistenza delle persone, un’invasione che educa alla sottomissione, a restare bambini, ad avere bisogno, a non emanciparsi in definitiva. Questo è un aspetto.

Ma c’è anche dell’altro. Ci sono centinaia, migliaia di lavoratrici e lavoratori seri, onesti, non servili e disponibili ad un impegno ne’ finto ne’ di facciata.

E’ su queste “macchie” che risiede la speranza di un rovesciamento dell’ordine delle cose nelle Poste, per riportare i lavoratori e le loro vere  questioni (salario, dignità, migliori condizioni di lavoro, professionalità) al centro di ogni attività sindacale.

In queste condizioni, inutile ci pare anche la richiesta di un referendum vincolante tra i lavoratori, condizione primaria per accettare o respingere un contratto.

E’ mancato in ogni fase un processo di coinvolgimento, informazione e trasparenza sulla piattaforma, il tutto si è ridotto agli “addetti al lavoro”.

Il referendum a questo punto avrebbe il sapore di una legittimazione, appunto quello che bisogna evitare.

Di ben altro percorso avrebbe bisogno la democrazia nei posti di lavoro e nelle mani di costoro, i confederali, non ne vediamo neppure l’ombra.

Con questi bisogna solo chiudere.

Noi ci rendiamo disponibili, come ieri e anche oggi, ad affrontare le questioni poste e a sostenere quelli che vorranno dire no, per conquistare un Contratto di Lavoro degno di questo nome.

Per ogni riferimento

Delegati di Base R.S.U.
Sede Nazionale: Milano, Viale Lombardia 20, Tel/Fax 02-2663474 
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