Banco di Napoli: né delega né rassegnazione, ma costruire il sindacato di Base


 Il processo di integrazione del Banco di Napoli all’interno del Gruppo SanpaoloIMI sta movendo i primi significativi passi, ed un crescente numero di lavoratrici e di lavoratori cominciano a pagare il conto.

Nei mesi scorsi (almeno sino al momento in cui, dopo la negativa decisione del Tesoro di aderire all’OPA del Sanpaolo, i “nuovi” padroni hanno avuto completa mano libera) abbiamo assistito sconcertati al balletto di dichiarazioni di tanti soggetti politici e sociali locali che difendevano l’autonomia e la “meridionalità” del Banco e paventavano l’ennesima “colonizzazione” del Sud. Naturalmente, siamo assolutamente consapevoli del nuovo grave “colpo” inferto all’economia del Mezzogiorno e dei rischi che l’acquisizione del Banco comporta per il suo già debole tessuto produttivo e sociale.

Ciò che ci sconcertava era che gran parte delle prese di posizione “meridionaliste” provenissero proprio da quelle forze politiche ed imprenditoriali che, nei decenni passati, sono state protagoniste o complici del progressivo affossamento sia del Banco che dell’economia meridionale e che, da sempre, in altre sedi, sostengono pienamente la bontà di un processo di ristrutturazione del settore creditizio unicamente guidato dai valori del profitto e del mercato.

Analogamente, più di recente, non ci ha particolarmente interessato lo strepitio sollevato da alcune organizzazioni sindacali, storicamente filopadronali, a salvaguardia di questa o quella posizione dirigenziale scippata dai “torinesi”.

Insomma, non siamo disponibili a confondere la difesa di ristretti ambiti localistici e corporativi (anche di matrice sindacale) con la tutela degli interessi della maggior parte dei lavoratori.

Valutiamo e contrastiamo le strategie dei vertici del Sanpaolo non perché decise all’ombra della Mole piuttosto che del Vesuvio ma per le pesanti ricadute che hanno (e sempre più avranno) sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti del Banco.

E da questo punto di vista, una qualche esperienza ce la siamo fatta.


Infatti, il nostro sindacato, la CUB-SALLCA Credito e Assicurazioni (e cioè l’organizzazione di settore della più importante confederazione sindacale di base), pur presente in misura ancora marginale al Banco di Napoli, è al contrario già radicata in molte altre banche tra cui, in particolare, proprio il SanpaoloIMI dove, in recenti occasioni elettorali (Fondo Pensioni, Comitato di controllo delle Assunzioni) ha ottenuto il 16-18% dei consensi, pur non potendo usufruire di agibilità sindacali (permessi, diritto di assemblea…).

Ben conosciamo, quindi, le filosofie operative e le politiche del personale targate Sanpaolo che, a piccoli passi, secondo una recente ma ormai consolidata tradizione, produrranno profondi mutamenti nel dimensionamento degli organici, nei ritmi di lavoro, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti con la clientela. Naturalmente, non è detto che tutti i cambiamenti abbiano solo conseguenze negative.

E, tuttavia, le prime decisioni assunte non lasciano spazio a molti dubbi sul segno complessivo del processo avviato e sulle sue caratteristiche di fondo: arroganza ed unilateralità nella gestione della fase di ristrutturazione, incremento della discrezionalità aziendale su salario ed orario, pesanti riduzioni negli organici, attenzione spasmodica all’incremento degli utili di breve periodo e così via…

 E tutto ciò con una particolarità che riteniamo d'estrema gravità e cioé che l’introduzione del modus operandi del Sanpaolo avviene in una realtà dove il trattamento economico-normativo dei lavoratori è già in partenza assai inferiore (per le note ragioni legate alle precedenti vicende del Banco) ai livelli del resto del Gruppo.

E questo, ovviamente, è un problema "a Napoli" come "a Roma" ed "a Torino" in quanto il rischio è che, alla lunga, si possano verificare fenomeni che potremmo definire di “dumping sociale”, conseguenti al fatto che, all'interno del Gruppo, ad uguali prestazioni in qualità e quantità possano corrispondere trattamenti salariali assai diversi.

Occorre, quindi, porsi da subito l'obiettivo che agli incrementi di produttività realizzati al Banco corrisponda una progressiva equiparazione dei trattamenti economici e normativi vigenti al Sanpaolo-IMI.

Il nostro sindacato è, oggi, l'unico a denunciare con chiarezza questo problema ed a farne uno dei punti centrali sia della piattaforma per il rinnovo del Contratto Integrativo al SanpaoloIMI, sia delle proprie proposte rivendicative al Banco di Napoli.

Al contrario, gli altri sindacati sembrano impegnati in una sorta di sconcertante gara a tenere quanto più possibile separate le due vertenze ed a negare persino un minimo livello d'informazione reciproca.

Tre giorni di sciopero proclamati al Banco
, quattro già fatti al Sanpaolo, ma non un volantino che spieghi ai lavoratori di un'azienda che cosa succede a quelli dell'altra.

In fondo non c'è da stupirsi. In questi anni abbiamo imparato, a nostre spese, quanto sia singolare la visione che i vertici sindacali hanno del rapporto democratico con i lavoratori.

Queste organizzazioni si portano addosso la vergogna di non aver mai trovato voglia e tempo per sottoporsi al voto dei lavoratori (come noto, i bancari e gli assicurativi sono le uniche categorie che non hanno mai potuto eleggere democraticamente le proprie Rappresentanze Sindacali Unitarie).

E sono le stesse (tutte) che prima, senza alcuna reazione, hanno firmato il Contratto Nazionale che ha reso più forti le aziende nell’affrontare i processi di ristrutturazione e che ha gravemente leso i diritti normativi e salariali dei lavoratori; poi, hanno fatto di tutto per giustificare la bontà delle loro scelte e oggi (in tutte le aziende) strepitano e denunciano la "gravità dell'attacco padronale".

E per tornare al Banco di Napoli, riteniamo semplicemente scandaloso il fatto che, durante l'intera vicenda che ha portato alla cessione al Sanpaolo, i sindacati firmatari di contratto non abbiano indetto una sola tornata di assemblee, non abbiano costruito un solo momento di mobilitazione, non abbiano distribuito un solo volantino di merito; insomma abbiano gestito tutta la fase in modo antidemocratico e agendo come lobbies che si muovono solo sulla base della difesa dei loro specifici interessi di bottega.

Oggi, queste organizzazioni sindacali, chiamano alla lotta. Con quale credibilità? Con quali finalità? Gli interessi dei lavoratori o quelli di asfittiche burocrazie alle quali i nuovi padroni negano il tavolo della concertazione?   

Certamente, di fronte alle pretese ed alle strategie aziendali, la risposta di lotta dei lavoratori è indispensabile. E, tuttavia, essa deve essere guidata da obiettivi precisi e verificabili attraverso percorsi democratici.

Occorre, insomma, che i lavoratori abbiano chiari i contenuti delle questioni in campo, siano tra loro collegati, sappiano intervenire direttamente sui processi che l’Azienda mette in atto e sulla direzione delle lotte.

Tutto questo è possibile con le attuali organizzazioni sindacali e con i loro gruppi dirigenti? O piuttosto, anche al Banco, c'è bisogno di un forte sindacato di base, costruito sull'autorganizzazione dei lavoratori?  

La CUB-SALLCA, pur non usufruendo di agibilità sindacali in quanto organizzazione non firmataria del Contratto Nazionale, si propone di tutelare i diritti dei lavoratori utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione (dai volantini di denuncia, agli esposti alla magistratura, dalla tutela legale di fronte alle esternalizzazioni, all’azione diretta dei propri rappresentanti sindacali).

Non vi offriamo facili soluzioni ai problemi che dovremo, tutti assieme, affrontare. Anzi, la nostra è anche una richiesta di aiuto per accrescere il livello di conoscenza diretta sui processi locali e per rafforzare la presenza organizzata del sindacalismo di base al Banco di Napoli.

Da parte nostra, a quanti non sono più disponibili a concedere deleghe in bianco ad organizzazioni burocratiche ed antidemocratiche, senza per questo cedere alla rassegnazione, alla sfiducia ed all’abbandono dello strumento sindacato, mettiamo a disposizione le strutture, l’esperienza ed il patrimonio rappresentato dall’impegno diretto di tante donne e uomini. Teniamoci in contatto.  

Torino 4 aprile 2001

         SALLCA-CUB Credito e Assicurazioni
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