Sistema  incentivante  e  nuovo  processo  di  valutazione:

UN BILANCIO TUTTO NEGATIVO!


 L’applicazione del Sistema incentivante e del nuovo processo di valutazione delle prestazioni ha comportato un aumento spettacolare della discrezionalità aziendale, in un quadro di peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro e di costante attacco ai diritti e all’unità della categoria.

Per il Sistema incentivante 2003, l’azienda ha dichiarato di voler coniugare obiettivi di redditività e qualità attraverso la verifica di criteri di crescita reddituale, di vendita di prodotti, di livello di soddisfazione della clientela, di acquisizione di nuovi clienti. Essa afferma la volontà di perseguire la valorizzazione del gruppo e lo spirito di squadra attraverso l’erogazione di premi di squadra riservati ai colleghi non destinatari di budget personale. L’azienda, inoltre, sostiene che la trasparenza costituisce un tratto peculiare del nuovo sistema valutativo; essa sarebbe garantita dall’ancorare la scheda obiettivi comunicata a parametri oggettivi, tali da consentire una consuntivazione chiara.

In realtà, l’introduzione del nuovo sistema di valutazione delle prestazioni ha aumentato ulteriormente la discrezionalità aziendale, mentre l’effettiva applicazione del tanto sbandierato criterio di trasparenza ed obiettività nel giudizio (espressamente previsto dall’art. 57 del CCNL) è stata smentita, in alcuni casi in modo clamoroso. Quasi ovunque, ai lavoratori è stato negato il diritto all’informazione periodica circa il merito della valutazione professionale formulata dall’Azienda, cui occorre aggiungere innumerevoli casi di giudizi assurdamente bassi  per posizioni di aspettativa, di part-time, di assenze per maternità o malattia.

Solo il 63% dei colleghi è stato premiato. Il riferimento alla valorizzazione del gruppo che pare ispirato alla volontà di porre correttivi all’esasperata competizione individuale, non attenua il nostro netto giudizio negativo sull’intera questione degli incentivi economici che continuano a costituire uno strumento che ha il proposito di dividere i lavoratori e discriminarli, facendo venir meno le ragioni della solidarietà collettiva. Tali metodi, da quando esiste il sistema industriale moderno, sono sempre stati utilizzati per aumentare l’autosfruttamento del lavoratore, facendogli perdere di vista i suoi veri interessi, per mettere l’una contro l’altra le persone.

Qualunque sindacato dovrebbe preoccuparsi di vedere ridimensionato il proprio ruolo di agente contrattuale sul salario, lasciando all’Azienda il potere di distribuire a propria discrezione milioni di euro, mentre il salario certo e contrattato cresce in percentuali annuali da prefisso telefonico.

Purtroppo, l’atteggiamento dei sindacati tradizionali tende a non avere nulla da ridire sulle politiche commerciali delle aziende; l’importante per loro è contrattare le ricadute economiche per i “bravi venditori”.

La pericolosità dei meccanismi incentivanti e discriminanti, la diffusione di una scarsa etica professionale generata dalla diffusione del salario variabile “un tanto al pezzo venduto”,  i disastrosi risultati finanziari del risparmio dei clienti, posizionati su prodotti remunerativi solo per la banca, hanno condotto ad una crisi di fiducia generalizzata verso le banche, confermando la validità della nostra denuncia.

Siamo consapevoli di non poter risolvere tale enorme questione dall’oggi al domani, ma pensiamo che sia compito di un sindacato fare crescere la consapevolezza e la responsabilità à etica su ciò che produciamo o vendiamo.

Un approccio sindacale corretto al sistema incentivante è, a nostro avviso,  sintetizzabile in pochi punti:

  1. rivendicare il rispetto della correttezza professionale ed etica di tanti colleghi che resistono alle sempre più forti pressioni aziendali per vendere prodotti inadatti alla platea dei loro clienti;
  2. lottare affinché tutti i consulenti e i gestori possano svolgere una funzione di consulenza effettiva, anziché di semplice venditori di prodotti sulla base di budget quantitativi;rilanciare una forte rivendicazione sul salario fisso e contrattato, per riprendere il controllo della dinamica salariale.


Torino ottobre 2003
 C.U.B. – S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

GRUPPO UNICREDITO

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