Rifiuti tossici e veleni il polo chimico di Marghera continua ad essere un pericolo per la collettività!!


Ma il pericolo più grosso
è l’irresponsabilità à di chi usa il ricatto della perdita di posti di lavoro quale argomento per tacitare chi da anni denuncia che l’intera città di Venezia siede su una polveriera; come pericoloso ed irresponsabile è minimizzare continuamente quel che succede a Marghera e affidarsi al fatto che il vento non spiri forte e che quindi le nubi tossiche si depositino sul terreno adiacente agli impianti invece che ricadere sul territorio abitato, sperare che non sia coinvolto il deposito di fosgene, che non si determini un disastro a catena.

Nella serata del 29 novembre 2002
per l’ennesima volta è avvenuto un incidente a Porto Marghera uno scoppio in un impianto chimico, in questo caso il tdi 5, un ennesimo incendio, l’ennesima nube tossica.

Non è sufficiente dire l’allarme è rientrato, certo il danno all’ambiente e all’uomo anche in questo caso c’è e rimane. Era ed e’ solo toluendiisocianato quello che è bruciato? quanto ne è stato disperso in aria? comunque il toluendiisocianato che è bruciato in cosa si è trasformato? 


Ex. il toluendiisocianato è tossico
soprattutto per l’elevata reattività. In modo particolare agisce sui tessuti umidi e quindi a contatto degli occhi, le mucose e con gli organi respiratori con l’aumento del peso molecolare la sua tossicità si attenua. inoltre è previsto che l’immagazzinamento di tale sostanza va fatta in locali asciutti, a temperatura non superiore a 30°, in contenitori ben puliti e lavati con azoto secco per allontanare l’aria.

Con l’incidente di ieri sera tutte queste condizioni, relative alla manipolazione e all’immagazzinamento sono venute meno e quindi invece di affermare che il pericolo è passato occorre onestamente dire cosa comporta all’ambiente e all’uomo il fatto e cosa ha prodotto l’incendio di tale sostanza.

Inoltre va preso atto che il piano di allarme è inadeguato: quanti hanno sentito la sirena, quanti hanno sentito la polizia con i megafoni che invitava a chiudersi a casa, quanti erano per strada e soprattutto quanto tempo e passato dall’incidente al momento dell’informazione ai cittadini.

L’incidente del 28 novembre drammaticamente è l’ennesimo campanello d’allarme che non può più essere ignorato, come sindacato siamo convinti che vada salvaguardato il diritto al lavoro ma osserviamo che lavoro salvaguardiamo se non salvaguardiamo la vita.

Difendiamo il lavoro difendendo la vita. questa vicenda pone pesantemente all’ordine del giorno la vicenda dei morti per petrolchimico e il processo story che non può trovare giustizia solo ed esclusivamente con sentenze ma con scelte politiche non più rinviabili.

30 Novembre 2002

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