16 APRILE: SCIOPERO GENERALE.

PER L’ART. 18, MA NON SOLO !


Prosegue ormai da mesi la mobilitazione sindacale contro i provvedimenti del governo Berlusconi. Le lotte non si sono (ovviamente) fermate neanche dopo l’assassinio di Marco Biagi, nonostante la squallida strumentalizzazione che il Governo ha cercato di farne. L'Esecutivo vuole evidentemente l’escalation dello scontro: la riscrittura dell’art.10 della legge delega sul mercato del lavoro, presentata il 12 marzo u.s., modifica infatti in modo solo marginale l’impostazione precedente. In pratica, resta la sospensione sperimentale per la durata di 4 anni dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per tre categorie di lavoratori:

  • quelli delle aziende che emergono dal sommerso;
  • quelli delle aziende che, assumendo, superano la soglia dei 15 addetti (per il primo biennio i neoassunti non vengono conteggiati);
  • quelli che, nelle regioni del Sud, passano dal contratto di lavoro a tempo determinato a quello indeterminato.

Insieme all’attacco all’art. 18 (quindi alla flessibilità del rapporto di lavoro “in uscita”) nella legge delega, oltre all'introduzione dell'arbitrato per legge, c’è l’estensione ulteriore della flessibilità “in entrata”, con l’adozione di contratti di lavoro “a chiamata”, “a progetto”, “in leasing”, insomma il completamento dell’opera a suo tempo iniziata dal centro-sinistra con il pacchetto Treu (lavoro interinale, salario d’ingresso, apprendistato, contratti di formazione-lavoro…).

Mentre il grosso dell’attenzione sembra concentrarsi sullo “stralcio” dell’art. 18, noi vogliamo ricordare che sono sul piatto altri temi pesanti:

  • la legge delega sulla previdenza che, riducendo i contributi per i neoassunti, mina l’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale ed apre la strada al decollo del ricco business dei fondi pensione, dirottando d’ufficio il TFR dei lavoratori verso banche ed assicurazioni, a costo zero per le aziende e con grandi vantaggi per gli amministratori dei fondi stessi. Viene così completato il processo di attacco alle pensioni iniziato nel ’92 (Amato), continuato nel ’95 (Dini), proseguito nel ’97 (Prodi) e che, gestito da governi di ogni colore, ha portato all’allungamento della vita lavorativa e all’abbassamento delle prestazioni;
  • la legge delega sul fisco, che altera in modo duraturo la distribuzione del reddito con l’istituzione entro il 2005 di due sole aliquote (23% fino a 100.000 €, 33% oltre), premiando i redditi più alti e penalizzando i redditi medio-bassi (chi guadagna 100.000 € ne risparmierebbe 15.000, che ne guadagna fino a 20.000 si troverebbe a pagare di più). Viene così rovesciato il principio costituzionale della progressività dell’imposta ed il sistema fiscale, anziché livellare le differenze sociali, provvede ad esaltarle;
  • la legge delega sui sistemi formativi, che prospetta un progressivo smantellamento della scuola pubblica e, attraverso la distribuzione dei buoni scuola, dirotta enormi risorse verso la scuola privata e le famiglie più ricche, abolendo nei fatti la parità delle condizioni di partenza e la Possibilità à di fornire un'istruzione di qualità alle famiglie meno abbienti.

Come abbiamo più volte ricordato, l’insieme di questi provvedimenti non rappresenta una radicale rottura di continuità con il passato. Berlusconi si è trovato la strada spianata da 10 anni di politica sindacale di concertazione e da cinque anni di governo del centro-sinistra.

In questi anni i lavoratori hanno dovuto subire una costante erosione delle loro tutele normative e del loro potere d’acquisto. La pressione fiscale è salita, l’occupazione si è fatta precaria (oltre due milioni di lavoratori “atipici”), il salario reale è diminuito, mentre salivano i prezzi delle tariffe, i profitti delle aziende, i guadagni finanziari dei redditieri. Il diritto di sciopero nei servizi pubblici è stato drasticamente disciplinato, fino a perdere ogni Possibilità à di incidere. I settori privati dell’economia sono stati pesantemente investiti da processi di ristrutturazione devastanti (esternalizzazioni, chiusure, licenziamenti…), senza che nessuna riforma concreta degli ammortizzatori sociali vedesse la luce. E tutto si è svolto nel più assoluto silenzio sociale, perché Cgil-Cisl-Uil hanno bloccato ogni conflitto in nome della concertazione, cioè della gestione autoritaria e centralizzata di ogni questione sociale.

 Tutto questo ha finito per aprire la strada ad un governo di destra che intende fare le sue “riforme”: il lavoro, in questa impostazione, è una merce come le altre e come tale va trattata. Dunque il diritto al reintegro nel posto di lavoro va sostituito con l’indennizzo, la pensione è un prodotto che si compra sul mercato, i lavoratori si “affittano” per il tempo che serve, e così via…

La ferocia politica di questi progetti non poteva che incontrare la più estesa opposizione sociale.  

Come SALLCA-CUB abbiamo sempre cercato di privilegiare l’unitarietà della lotta e l’efficacia delle iniziative, a discapito di ogni tentazione settaria. Abbiamo partecipato a tutti gli scioperi che andavano contro il governo ed i suoi provvedimenti, ribadendo ogni volta i nostri contenuti e le nostre richieste specifiche. Abbiamo organizzato insieme alle altre strutture del sindacalismo di base il grande sciopero generale del 15 febbraio, che ha portato a Roma 150.000 lavoratori.  

Il 16 aprile la CUB ed il sindacalismo di base hanno proclamato una nuova giornata di sciopero generale, che viene a coincidere con la data scelta anche da Cgil-Cisl-Uil.

La data è la stessa, ma obiettivi e comportamenti rimangono molto diversi.

Nel caso di Cgil-Cisl-Uil sono evidenti le contraddizioni del loro agire: al di là delle dichiarazioni roboanti, esse continuano a volere ed a praticare la concertazione, senza fare alcuna autocritica rispetto al recente passato, ogni volta che il Governo e le controparti propongono loro accordi al ribasso: è il caso del pubblico impiego, dei chimici, degli edili, dei gasisti e degli stessi bancari.

La grande combattività dei lavoratori segnala, invece, la necessità di una svolta.


Il sindacalismo di base ha dimostrato di poter rappresentare un'alternativa credibile alle politiche sbagliate delle confederazioni concertative. Chi si erge oggi a difensore della dignità calpestata dei lavoratori ha firmato fino a ieri accordi che dividevano le categorie tra vecchi e nuovi assunti, con salari, diritti, pensioni sempre più diverse e distanti. Costoro non possono accampare nessuna legittimità e noi li invitiamo alla coerenza ed alla sana autocritica!  

La nostra partecipazione allo sciopero del 16 aprile si caratterizza quindi ancora una volta per le nostre richieste inderogabili:

  • difesa dell’art. 18 così com’è, per vecchi e nuovi assunti, senza nessun arbitrato, ed estensione delle garanzie a tutto il mondo del lavoro, compresi i lavoratori delle piccole aziende ed i lavoratori coordinati e continuativi;
  • difesa del CCNL come strumento di garanzia e di tutela generale per tutti i lavoratori;
  • difesa del sistema previdenziale pubblico, libertà di scelta tra TFR e fondi pensione, solidarietà tra generazioni;
  • difesa di un sistema fiscale progressivo che sia ispirato ad un criterio di redistribuzione del reddito e finanziamento dello stato sociale (anziché del suo smantellamento);
  • difesa della scuola pubblica, laica e democratica, che garantisca a tutti pari opportunità.


CONTRO LE POLITICHE ANTISOCIALI DEL GOVERNO, LA CONCERTAZIONE E LA GUERRA,

LA CUB ED IL SINDACALISMO DI BASE INDICONO:

Venerdi’ 12 aprile: un presidio a Parma in occasione degli Stati Generali della Confindustria


MARTEDI’ 16 APRILE: SCIOPERO GENERALE DI 8 ORE

con manifestazioni nazionali a Milano, Roma, Palermo


 C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

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