FIAT / BANCHE INTRECCIO PERVERSO

Nel 1936 l’allora Governo non certo sospettabile di “comunismo” varò in Italia la “Legge Bancaria”. Fu la legge che riorganizzò tutto il sistema creditizio, dopo il crack della Banca Romana e che, tra le tante cose, proibiva l’intreccio tra banche e imprese e tra banche  e assicurazioni.

 
Una legge, che vista oggi può sembrare rivoluzionaria. Il rapporto tra la Fiat e le banche non è più, come fu nel 1980, rappresentato da debiti legati alle necessità di linee di credito sufficienti a garantirle il rilancio. Oggi la crisi Fiat, attraverso il meccanismo degli intrecci azionari, rischia di travolgere tutto il sistema.

Decine di migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro, interi stabilimenti produttivi rischiano di essere abbandonati. Uomini e cose, professionalità e fatica, ricchezza e lavoro, vengono lasciate a se stesse, sulla base del fatto che, poi, qualcuno ci guadagna.

Tutto questo riguarda il più importante gruppo industriale italiano e basta?


 Anche nel nostro settore altre decine di migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro, interi gruppi passano da una mano all’altra, i lavoratori sono “ceduti” come suppellettili da una banca all’altra; i processi di ristrutturazione, di scorporo, di fusione provocano tutto questo, colpendo le condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone, sulla base del fatto che, poi, qualcuno ci guadagna.

Banca IntesaBCI: 7.800 esuberi; Banca di Roma: 4.500 esuberi;

SanpaoloIMI e BNL: quante persone di troppo?


Per citare solo i più grandi e guarda un po’, quelli che sono coinvolti, con Unicredit,  nell’affare Fiat, come creditori, ma anche, ironia della sorte, come azionisti. Azionisti che comprano altri pezzi di Fiat (la Fiat e le quattro banche del pool contano di chiudere entro dicembre l'operazione di cessione del 51% di FIDIS dal gruppo torinese agli istituti di credito).

Tutto ciò, mentre uomini Fiat stanno nei consigli di amministrazione delle banche, a partire da Mediobanca e SanpaoloIMI, e nel momento in cui l'erosione del capitale sociale di Fiat Auto è superiore ad un terzo.

In sostanza, siamo tutti coinvolti. La crisi della Fiat è crisi di un modello che tende a far pagare ai lavoratori le scelte, non gli errori, che i padroni fanno. Gli intrecci tra capitale finanziario e capitale industriale, che hanno portato a questa situazione,  sono tali per cui tutti i lavoratori devono rispondere uniti.

  • Uniti contro licenziamenti ed esuberi (comunque mascherati)
  • Uniti per migliorare i diritti, le condizioni di lavoro, le retribuzioni
  • Uniti per contrastare le ricadute negative delle ristrutturazioni aziendali.


In questi anni le politiche messe in atto dalle organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti, a partire dall’accordo del luglio ’93 sul piano generale, fino all’ultimo Contratto Nazionale dei bancari, non solo non hanno impedito l’attuazione selvaggia della deregolamentazione, ma anzi l’hanno favorita e sviluppata. Tutto questo ha il nome di concertazione, contro di essa occorre lottare per ricostruire spazi di democrazia dentro le aziende, e nella societàà, per avere più forza contro i padroni, siano essi industriali o banchieri.

Torino 28 ottobre 2002

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni


 

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