Misure contro la precarietà esistenziale e distribuzione sociale del reddito: appunti per una pratica politica operativa 
di Andrea Fumagalli 

Nelle attuali condizioni di crescente precarietà del mercato del lavoro e di generale impoverimento, rivendicare una continuità di reddito è un obiettivo fondamentale, nonché “strumentale”. Strumentale perché chi è in grado di contare su un reddito minimo garantito può sviluppare conflittualità per il miglioramento delle sue condizioni di vita e di lavoro: riteniamo, infatti,  che l’accesso a un reddito di esistenza sia condizione propedeutica per poter accedere a una serie di diritti primari che rendono meno precaria la vita: dalla casa, alla mobilità, al sapere, alla socialità, al piacere, all’informazione. 
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1. Definizione del reddito di esistenza 
La questione del reddito è sempre più centrale in Italia e in tutto il mondo. La manifestazione del 22 novembre scorso ha segnato, pur con tutti i suoi limiti,  non solo un successo per il movimento dei precari (occupati e disoccupati), ma un punto di svolta fondamentale: per la prima volta in Italia (e forse in Europa) una manifestazione ha assunto come obiettivo unico e diretto la parola d’ordine: reddito per tutti e tutte. 
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2. Individuazione delle controparti  
Se il reddito di esistenza è dato dalla somma di due componenti, una di integrazione salariale, l’altra puramente reddituale, i referenti a cui chiederlo sono diversi. 
2.1. La rivendicazione salariale 
Per la parte di integrazione salariale, per i precari, gli intermittenti, i disoccupati, e i lavoratori “poveri” la controparte è costituita dai diretti datori di lavoro.  Ma l’individuazione di un “padrone” non è di per se sufficiente a sviluppare una vertenza rivendicativa. Al riguardo, occorre come minimo, individuare tre condizioni base: 
1.     esistenza di contrattazione sindacale
2.     esistenza di una catena di subfornitura
3.     esistenza di sola contrattazione individuale 
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3. I soggetti in lotta 
In questa sede possiamo immaginare solo i soggetti potenziali: sono tutti i lavoratori/trici precari e non.. Quelli reali, sono coloro che stanno portando avanti la lotta, dai precari Tim, a quelli Inps, alle educatrici della scuola, ai ricercatori (Istat e Universitari), a quelli dell’Alitalia e delle societàà di catering, ai lavoratori della grande distribuzione, oltre agli autoferrotranviari, ecc., ecc.
Il problema è che spesso queste lotte sono frammentate e non in comunicazione fra loro e sono inesistenti a livello mediatico. La lotta degli autoferrotranviari ha avuto risalto nazionale perché ha colpito nel vivo uno dei colli di bottiglia della produzione reticolare post-fordista: il trasporto delle persone. 
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Aprile 2004

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