Alla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali Al Presidente Antonio Martone

 

Oggetto: Regolamentazione dello Sciopero Generale 

La proposta di regolamentazione dello sciopero generale da parte della Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, di cui alla nota del 29.7.03, inserisce impropriamente nello schema delle modalità procedurali prescritte dalla L. 146/90 e successive modificazioni anche lo sciopero generale politico ed economico-politico, tentando di inquadrare nelle strettoie previste per lo sciopero di categoria un fenomeno che presenta innegabili tratti di peculiarità.  

Considerando lo sciopero generale come la somma di diversi scioperi di settore, e dunque “esportando” a quello i limiti previsti per questi ultimi, si corre il rischio di svuotare l’astensione generale del suo stesso tratto caratterizzante, vale a dire, appunto, il suo essere “generale”.  

In altri termini, se alla Commissione di Garanzia fosse attribuito il potere di limitare lo sciopero generale con riferimento ad alcuni settori sulla base della regola della cosiddetta rarefazione oggettiva, ovvero di penalizzare le confederazioni proclamanti le cui associazioni di categoria abbiano effettuato in tempi ravvicinati scioperi di settore, di fatto avrebbe nel contempo la Possibilità à di paralizzarne l’esercizio ovvero di privarlo di alcune delle sue “forze” e quindi di svuotarlo del suo stesso significato, ossia della sua portata generale. 

Non si può fare a meno di notare che la proposta formulata dalla Commissione, per gli anzidetti motivi, risulta ancora più preoccupante in considerazione del fatto che la Commissione intende subordinare l’esercizio dei suddetti poteri limitanti non già al verificarsi di eventi certi e predeterminati bensì al ricorrere di una non meglio identificata “compromissione della continuità dei servizi pubblici essenziali incidente sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, tenuto conto della potenziale partecipazione e del possibile impatto delle astensioni collettive”.  

Tale indicazione contenuta nel punto 6 lett.b. della proposta avanzata dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (“la Commissione si riserva di valutare se si realizzi o meno una compromissione”) inserisce un inammissibile elemento di assoluta discrezionalità nella valutazione da parte della Commissione che determina un quadro di incertezza e di possibili difformità di comportamento e di giudizio, con evidente potenziale disparità di trattamento con riferimento a diverse proclamazioni, e può determinare addirittura una compressione tale da rendere di fatto impraticabile l’ipotesi dello sciopero generale. 

Inoltre appare lesivo del principio di libertà sindacale (art. 39 Cost.) e del diritto di sciopero il fatto che la qualificazione della “generalità” della protesta dipenda dalla diffusione della rappresentatività dei soggetti proclamanti. 

È evidente, infatti, che una simile limitazione preclude la Possibilità à di proclamare lo sciopero generale ai sindacati meno rappresentativi, ma che risultano comunque diffusi tra i lavoratori e potenzialmente idonei a raccogliere l’adesione di un consistente numero di lavoratori. 

Infine, la necessità che alla proclamazione da parte delle Organizzazioni di livello confederale segua quella dei sindacati di categoria, stante l’obbligo di preavviso previsto dalla normativa vigente, determina un’ingiusta estensione del termine a cui devono sottostare le Confederazioni stesse, con ciò depotenziando fortemente lo strumento della sciopero generale e determinandone un inammissibile ed immotivato aggravamento delle procedure di indizione.   

Del resto – come riconosciuto nel testo della stessa proposta – la legge 146 del 1990 e la legge 83 del 2000 non prendono assolutamente in considerazione lo sciopero generale, e tutte le formulazioni in esse contenute hanno come punto di riferimento l’astensione collettiva dal lavoro in settori specifici. 

Ciò non toglie evidentemente che – tranne nelle ipotesi previste dall’art. 2 comma 7 – è possibile comunque ricavare l’esistenza della necessità di adottare un termine di preavviso e che vanno in ogni caso salvaguardate le prestazioni indispensabili. 

Lo sciopero economico-politico è uno strumento di partecipazione dei lavoratori alla formazione delle decisioni di politica economica che toccano i loro interessi e come tale non può essere disciplinato alla medesima stregua dello sciopero per fini contrattuali, in quanto connotato dalla funzione di pressione sugli organi di formazione della volontà politica.  

Ragion per cui gli obblighi derivanti dai diversi accordi categoriali e dalla normativa sopra richiamata sono assolutamente incompatibili con la garanzia costituzionale di cui all’art. 40 nelle ipotesi di sciopero economico politico.  Pertanto le comunichiamo la nostra forte contrarietà ad ogni intervento teso a introdurre vincoli alla proclamazione allo Sciopero Generale e alla partecipazione da parte dei lavoratori allo stesso. 


Milano 8 settembre 2003                              

                            Confederazione Unitaria di Base
                              P.Giorgio Tiboni

 

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Mercoledì ì 10 c.m. alle ore 9,00 si terrà un Presidio organizzato dal sindacalismo di Base a Roma in Via Po, 16 dove si riunisce la Commissione di Garanzia per protestare contro la proposta di limitare l'esercizio dello Sciopero Generale
 

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