Rinnovo del contratto nazionale di lavoro: dopo le manfrine, è ora di affrontare i veri problemi della categoria 

Con lo stipendio di giugno, sono già tre le buste paga che contengono la voce “indennità di vacanza contrattuale”. I colleghi forse non ricorderanno, ma è uno dei tanti frutti (velenosi?!) del mitico accordo del 23 luglio 1993. Per coloro che non vanno a cercare nei siti dei sindacati, o per coloro che, non essendo iscritti, non ricevono e-mail dalla "loro" organizzazione, questi pochi euro sono l’unica notizia dell’avvenuta scadenza del contratto e del fatto che del suo rinnovo non se ne sappia molto.

Però, ad essere curiosi, qualche notizia si riesce a recuperare e, quindi, proviamo a dare un sommario resoconto degli avvenimenti che sin qui sono successi (ma i sindacalisti, per lo meno quelli che si vantano di essere rappresentanti dei lavoratori e non solo burocrati della propria organizzazione, una volta non andavano in giro per le filiali e gli uffici a distribuire volantini ed a parlare con la gente, anche quando non c’erano nuovi assunti da iscrivere?). 

Il 4 marzo la FABI scrive agli altri sindacati chiedendo di tornare unitariamente a discutere il rinnovo del contratto ma il 2 aprile, ci è voluto un mese!, gli altri rispondono di no, che la FABI non ha ancora spurgato abbastanza e, quindi, continui pure da sola a minacciare scioperi duri ed iniziative insieme all’ADUSBEF (quella che se la prende con i lavoratori pubblici in sciopero!), ché nella sua piattaforma “anche se ora pongono l’accento su aspetti rivendicativi di natura etica, tali temi sono solo marginali e residuali”. 

Il 15 aprile con una simpatica lettera al dott. Sella (“Caro Presidente, in relazione al tema in oggetto – l’indennità di vacanza contrattuale - come è noto, il Governo non ha inteso proseguire nel metodo della concertazione, fissando unilateralmente nel DPEF tali tassi di inflazione… Vi comunichiamo che, a differenza del passato, non sono stati da noi condivisi…” ecc. ecc. ) Falcri Fiba Fisac Uilca accettano i soldi della “vacanza contrattuale”, ma solo come anticipi sul futuro contratto.

Il 21 maggio, sempre i nostri F.F.F.U., in un comunicato nazionale, informano che mentre l’ABI ha modificato il suo atteggiamento “sul tema della responsabilità à sociale d’impresa... (e ciò) può consentire di sviluppare prima della pausa estiva un confronto significativo… (contemporaneamente) la stessa ABI ha riaffermato… la necessità di dare un’interpretazione condivisa alla questione dell’incidenza dei contributi aziendali sulla previdenza complementare relativamente alla base di calcolo del TFR”.

  Insomma, a conferma di quanto già sapevamo circa le pregiudiziali poste dall’ABI per aprire la trattativa, da queste informazioni “ufficiali” abbiamo conferma che le scaramucce verbali e scritte servono a ridefinire i rapporti di forza tra i due blocchi sindacali, e che la questione dell’etica è la cartina di tornasole con la quale misurarli. Si sta tentando di discutere partendo da due piattaforme diverse (quelle presentate in autunno nelle assemblee), con la FABI che rincorre gli altri sul terreno dell’eticità (che oggi è di gran lunga l’argomento più “vendibile” all’esterno).

L’ABI, però, non vuole avere, sul piano dell’etica, condizionamenti troppo forti ma è disposta ad un compromesso se i "nostri" gli tolgono dal fuoco la castagna bollente dell’aumento dei costi del TFR

Ma che cos’è questo “problema del TFR”? 

 

Nel corso di questi ultimi anni, ci sono state molte sentenze della Magistratura favorevoli a lavoratori (di altre categorie) che hanno richiesto di inserire nella base di calcolo del TFR anche le quote che le aziende versano nei Fondi Pensione aziendali. Ciò significa che i contributi delle aziende ai fondi debbono essere considerati parte integrante della retribuzione complessiva annua.

E poiché è sulla base della retribuzione complessiva annua che è definito l’accantonamento annuo della liquidazione, è evidente che aumentando quella, aumenta proporzionalmente l’importo del TFR per i dipendenti, a prescindere dalla destinazione diversa di questo (ad esempio verso lo stesso Fondo Pensione, per i neoassunti). In pratica, le aziende ci devono dei soldi, importi che aumentano con il passare degli anni ed in rapporto agli stipendi percepiti.E’ evidente quindi l’importanza della questione (della quale, infatti, nessuno dice niente ai lavoratori).

Al contrario, siamo già a conoscenza di accordi aziendali sulla previdenza integrativa che, per venire incontro alle aziende…, escludono esplicitamente le contribuzioni aziendali dalla base di calcolo del TFR. 

Su questo tema, la CUB-SALLCA ha già attivato proprie iniziative volte a tutelare i diritti dei colleghi ed è pronta a fornire a tutti coloro che lo vorranno, l’assistenza legale e organizzativa necessaria per richiedere alle aziende la rivalutazione del proprio TFR.

  Il tentativo portato avanti dall’ABI, per annullare le iniziative già avviate nella nostra categoria e per evitare che i ricorsi si allarghino, si basa sulla riproposizione delle politiche di concertazione (quelle che hanno portato gravi ripercussioni sulle condizioni di vita e di lavoro di tutti noi), fortemente volute anche dai sindacati firmatari dei contratti. Il fine è quello, chiaramente, di giungere ad “interpretazioni condivise” con le organizzazioni sindacali che portino a non dare soldi ai lavoratori. Il resto è contorno.

  Ed il primo esempio è dato dal Protocollo “per lo sviluppo socialmente sostenibile e compatibile” (ma si rendono conto del significato preciso delle parole?!) sottoscritto il 16 giugno da Falcri Fiba Fisac Uilca. In tale protocollo, che “costituisce una significativa premessa al rinnovo del Contratto Nazionale”, le parti confermano la validità della concertazione (l’accordo del 23/7/93), della riduzione dei costi e delle maggiori flessibilità che hanno determinato il “risanamento” delle imprese creditizie e si danno reciproco impegno a continuare così per il futuro, anche in relazione ai sistemi incentivanti e di valutazione del personale, “nella prospettiva di ricercare soluzioni condivise” (come volevasi dimostrare).

  Avremo modo presto di tornare sui contenuti del Protocollo che, peraltro, se si escludono le "frasi altisonanti", gli impegni di facciata ed i pesantissimi passaggi che ribadiscono le sciagurate scelte sindacali dell'ultimo decennio, si riduce a poche righe.  
Ci pare, tuttavia, che dell'urgenza dei problemi che, quotidianamente, sia dal punto di vista salariale che normativo, gravano sulle lavoratrici e sui lavoratori del settore, ad oggi, sembri non importare molto a nessuno.

Per noi, invece, le questioni rimangono quelle di sempre e le priorità da affrontare riguardano innanzitutto i diritti dei lavoratori, che vanno salvaguardati sempre ed in tutti i loro aspetti, in particolare: in caso di cessioni di ramo d’azienda; ricostruendo le condizioni per ridurre le differenze normative e salariali tra vecchi e nuovi assunti; limitando il ricorso ad assunzioni con contratti “atipici” e precari a partire da quelli introdotti dalla legge 30 del Governo Berlusconi (la legge Biagi). 

Allo stesso modo vanno ridotte le scandalose sperequazioni che caratterizzano i sistemi premianti; vanno rafforzati gli strumenti di controllo e contestazione delle schede di valutazione; occorre riformare la banca-ore e porre vincoli alla flessibilità dell’orario di lavoro; è necessario aumentare il livello di sicurezza nelle filiali, ed infine, affrontare alla radice la questione dell’eticità, come da tempo abbiamo evidenziato, attraverso la denuncia e la rottura del legame tra politiche aggressive di vendita, salario incentivante e formazione scadente (corsi per piazzisti). 

Da ultimo, riteniamo ormai doveroso che in questo rinnovo del contratto sia risolto il problema della mancanza di democrazia sindacale nella nostra categoria, è necessaria la definizione di regole chiare e certe sulla validazione dei contratti e sull’attivazione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. 

Gli impegni assunti, a seguito del gran numero di specifici ordini del giorno votati a stragrande maggioranza nelle assemblee, debbono essere rispettati.

Torino 21 06 2004

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

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