Siamo il primo gruppo bancario … negli utili e nei tagli! Un piano (industriale) per rapinare il lavoratore … anzi 3000! Per non fermare la crescita (degli utili) tagliano i dipendenti (inutili?) 

Il nuovo piano industriale triennale di UniCredito Italiano sostituisce il precedente, presentato nel “lontano” giugno 2003 e anch’esso triennale; dopo la riforma del calendario fatta da papa Giuliano, questa è la più grande: trasforma 16 mesi in 36…..

Dopo questa “banale” considerazione temporale (quanto durerà il nuovo piano? si accettano scommesse …), passiamo al contenuto.

I punti salienti del piano sono:

  1. creazione di una filiale rumena di UPA
  2. creazione di un’organizzazione multinazionale di USI con filiali in Nuova Europa
  3. 3.071 posti di lavoro da eliminare OVVERO 3.071 persone in esubero
  4. la creazione della divisione Global Banking Services


La nuova divisione Global Banking Services ha responsabilità à sul personale (per loro, risorse umane …), sui sistemi informativi e sui processi organizzativi.

Non è certo una creazione di poco conto, perché riguarda tutto il Gruppo, in attuazione dell’approccio cross-divisionale conferitole.

Vediamo gli obiettivi della divisione:

  1. migliorare la qualità dei servizi (ottimo ed edificante proposito ..…)
  2. ottimizzazione delle strutture (se una struttura sinora lavorava con 13 persone, può continuare a farlo con 12, questa è la proporzione dei c.d. “esuberi” … 3.071 su 39.354)
  3. innovazione dei processi (come fare le stesse cose, o di più, con meno gente …)
  4. velocità operativa (come per l’ottimizzazione delle strutture, se ora fate qualcosa in tre giorni, d’ora in poi potrete farlo in due …)
  5. ulteriori sinergie di Gruppo (non si può dire che S3 è un fallimento, non si può tornare indietro e allora … inventiamo le sinergie interdivisionali!)
  6.  formazione focalizzata sul miglioramento della cultura di servizio (anche qui, belle parole con richiami etici per mascherare formazione comportamentale e di metodologie di vendita e persuasione …)

Il loro proposito è di individuare le c.d. “attività a basso valore aggiunto”.

Il primo appunto riguarda la classificazione di “basso”: in base a quali parametri, a quali redditività, a quali convenienze? Volta per volta, si alza l’asticella, così ci saranno sempre attività a basso valore aggiunto da esternalizzare prima , da delocalizzare poi? Il secondo appunto riguarda la continua erosione dell’area contrattuale che ciò comporta: alla fine saranno bancari solo i top manager? Il terzo appunto riguarda i clienti; quanti saranno insoddisfatti di essere serviti da un freddo e gelido “pezzo di ferro” per prelievi, versamenti, estratti conto e chissà cosa altro? Quanti di questi se andranno? Quanta quota di mercato perderemo? Tutti questi appunti, insieme, di quali ulteriori sacrifici necessiteranno?  Ci pare che la condivisione di un progetto, bello o brutto, piacevole o doloroso, debba avvenire durante la stesura e non dopo l’approvazione del CdA, dopo la comunicazione agli analisti e alla stampa. Perché allora non è più con-divisione, è semplicemente divisione: gli onori (laute remunerazioni, utili, stock option, ecc.) a me (azienda e managers), gli oneri (riduzione di posti di lavoro, esternalizzazioni, delocalizzazioni, ecc.) a te (lavoratrice, lavoratore).
Ed eccoci, perciò, ai sacrifici.            

Richiesti, ovviamente, solo alle lavoratrici ed ai lavoratori, perché nulla sarà chiesto a chi ha avallato 16 mesi fa un piano industriale che ora è da buttare, nulla sarà chiesto a chi fa proclami di eccellenza e poi così eccellente non è, nulla sarà chiesto a chi scrive libri sull’etica e poi se ne frega di eliminare posti di lavoro o di spostarli in paesi dove magari non si sfrutteranno bambini ma si approfitterà di livelli reddituali più bassi e magari di regole meno severe, quando non di mancanza di regole.

E non finisce qui, perché lo sguardo verso l’est europeo sembra essere una magistrale dimostrazione di capacità di cogliere le opportunità per tempo.

Infatti, dovrà essere prossimamente discussa e approvata dal Parlamento Europeo la famigerata “Direttiva Bolkestein”, un concentrato di provvedimenti per la liberalizzazione dei servizi, che prevede anche che le aziende potranno aprire proprie sedi negli altri paesi europei portandosi appresso le normative dei paesi d’origine. Lasciamo immaginare ai colleghi cosa vorrà dire se Upa e Usi avessero come sede qualche paese dell’est europeo…. 

D’altronde gli appetiti degli azionisti sono insaziabili: i sacrifici vengono richiesti anche se “stiamo crescendo in modo significativo come quote di mercato, stiamo crescendo come numero di clienti, crescono le componenti più stabili dei nostri ricavi”*, anche se “i ricavi nei prossimi tre anni sono attesi crescere in modo più significativo di quanto non pensiamo crescano i ricavi del sistema bancario”* [*Dalla presentazione di Alessandro Profumo al piano industriale 2005-07] 

Ma allora, se “diventa assolutamente necessario aumentare la focalizzazione sui costi”*[*idem], perchè non si suddivide la spesa per il personale in voci di spesa? Magari in “stipendi contrattualmente previsti”, “incentivazione alle vendite/MBO”, “benefit materiali”, “altre erogazioni ad personam a discrezione aziendale”, solo per fare alcuni esempi. Allora potrebbe veramente essere illuminante vedere su quale voce focalizzarsi … 

Altrimenti, risulta ovvio e persino banale che bisogna ridurre il personale, bisogna pagarlo di meno e fargli fare più lavoro.

Ridurre il personale è semplice; si “creano” un po’ di esuberi, magari con indagini ad hoc affidati ai “soliti” consulenti che mai hanno svolto quel lavoro, ma sanno benissimo come si fa bene e in fretta. 

Naturalmente tutto questo accadrà se tra i lavoratori prevarrà, ancora una volta, un atteggiamento di passività e rassegnazione. Resistere si può se si ha voglia di reagire e di organizzarsi.

Il sindacato di base è la risposta per impedire che le aziende possano continuare a fare ciò che vogliono. 

PASSA DALLA TUA PARTE. ORGANIZZATI CON LA CUB-SALLCA.  

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

GRUPPO  UNICREDITO ITALIANO

 

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