Governo italiano censurato all'ONU: troppi ritardi sui diritti umani per immigrati e Rom

 

Dal 18 febbraio al 7 marzo 2008 si è tenuta a Ginevra la 72° Sessione del Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (CERD), nel corso della quale sono stati esaminati i Rapporti redatti dai Governi di Italia, Stati Uniti, Belgio, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Isole Fiji e Moldova sullo stato di attuazione della Convenzione ONU per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.
Obiettivo della procedura d'esame è verificare le misure adottate e i progressi compiuti nell'attuazione dei diritti sanciti dalla Convenzione, da parte degli Stati che l'hanno ratificata, (come ha fatto l'Italia nel 1976).
Al termine di ciascuna Sessione il CERD indirizza le proprie Osservazioni conclusive (concluding observations) agli Stati il cui rapporto governativo è stato esaminato.
Alla Sessione di lavoro del 20 e 21 febbraio 2008, insieme al Governo italiano, ha presenziato ai lavori - in veste di osservatore - una nutrita delegazione di rappresentanti delle associazioni aderenti al Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani e al Gruppo di lavoro sulla Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia. L'UNICEF Italia, che è membro di entrambi gli enti, era presente a Ginevra con una persona del proprio staff.
Le associzioni hanno presentato al CERD due documenti congiunti, relativi all'applicazione del principio di non discriminazione nella realtà italiana e contenenti indicazioni alternative rispetto a quelle del Governo italiano.
Nelle Osservazioni conclusive pronunciate al termine dell'esame, il Comitato ha lodato il nostro paese per aver istituito un Ufficio per la promozione della parità di trattamento e l'eliminazione delle discriminazioni etniche e razziali (UNAR), ma sono stati innumerevoli gli ambiti in cui ha manifestato la propria preoccupazione in merito alla realtà italiana.

Le raccomandazioni dell’ONU all'Italia

Il CERD, in seguito a quanto lamentato dalle Organizzazioni non governative italiane, ha esortato il Governo a:
1.  creare una Istituzione nazionale indipendente per la tutela e promozione dei diritti umani che sia conforme alla normativa internazionale vigente (in particolare, alla risoluzione ONU n.48/134 e agli annessi Principi di Parigi). Non è superfluo ricordare che analoga raccomandazione era peraltro già stata indirizzata all'Italia nel recente passato da parte di altri organi delle Nazioni Unite incaricati di monitorare l'attuazione di vari trattati internazionale in materia di diritti umani, come il Comitato ONU contro la tortura, il Comitato per i diritti umani, il Comitato per i diritti economici sociali e culturali, il Comitato ONU sui diritti dell'infanzia;
2.  incoraggiare i media a ricoprire un ruolo attivo nel combattere i pregiudizi e gli stereotipi che conducono alla discriminazione razziale, adottando, ad esempio un codice di condotta per i giornalisti, redatto in collaborazione con l'Ufficio per l'eliminazione delle discriminazioni (UNAR), l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (ACNUR/UNHCR) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI);
3.  migliorare le condizioni di accoglienza e assistenza verso i cittadini non comunitari, rifugiati e/o richiedenti asilo nei CPTA, in particolare sul versante sanitario;
4.  includere le popolazioni Rom e Sinti tra le minoranze linguistiche tutelate dalla relativa Legge del 1999;
5.  eliminare le discriminazioni verso gli immigrati ed il popolo Rom in tema di diritto all'alloggio e facilitare il loro inserimento sociale;
6.  ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie (che risale al 1990);
7.  rafforzare i propri sforzi per garantire l'inclusione nel sistema scolastico di tutti i minori Rom, lavorando sulle cause che incidono sull'abbandono scolastico;
8.  aumentare gli sforzi per prevenire offese razziali e i discorsi di odio razziale, contrastando qualsiasi tendenza, anche da parte degli uomini politici, a stigmatizzare o stereotipare gli individui sulla base della razza o di utilizzare propaganda razzista per fini politici;
9.  avviare un dialogo genuino e consultazioni con la comunità Rom, con l'obiettivo di porre fine alle discriminazioni nei suoi confronti.
 
Relativamente alle misure intraprese per dare attuazione alle prime tre
Raccomandazioni, l'Italia è stata chiamata a presentare, entro un anno, un rapporto di follow up.
Tale invito è il segnale della gravità in cui versa la realtà italiana in questi tre ambiti, essendo di 5 anni il termine ordinario entro il quale gli Stati sono chiamati a sottoporre alle Nazioni Unite i propri Rapporti di attuazione sui trattati ratificati.

Ginevra/Roma, marzo 2008

 

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