"La Repubblica del 30 aprile 2008" - Areoportuali: Così il Comune spreme la Sea, 273 milioni di € (528 MLD di lire) in 6 anni


Repubblica — 30 aprile 2008  

Alitalia e Palazzo Marino pari sono.


Nell' anno più difficile della storia della Sea, infatti, l' odiato «ex-vettore di riferimento» (il copyright è del presidente Giuseppe Bonomi) e il Comune di Milano sono costati alla societàà di gestione degli aeroporti di Linate e Malpensa più o meno la stessa cifra: poco meno di 30 milioni.
Dei danni della Magliana si sa:
da agosto 2007 ha dato l' addio alla Malpensa costringendo Sea a svalutare alcune attività (come l' ipertecnologico nastro bagagli per i transiti) che a questo punto sono da considerare inutili. La "tassa Moratti", invece, è arrivata un po' a sorpresa nell' assemblea di bilancio di lunedì.
Quando in mezzo ai brindisi per l' intesa con la Lufthansa i soci della Sea (in testa il Comune di Milano nel suo ruolo di azionista di riferimento) si sono regalati un dividendo da 29,6 milioni di euro portando a un totale di 324 milioni il tesoretto spremuto dalle casse degli scali meneghini negli ultimi sei anni. Considerato che Palazzo Marino controlla poco più dell' 84% del capitale della Sea, ciò significa che il Comune ha prelevato dalla Sea 273 miliardi dal 2003 ad oggi.
La scelta, in sé, è finanziariamente giustificata. Sea ha chiuso l' anno con 34,5 milioni di utili e i soldi per remunerare i soci c' erano. Il problema è di opportunità. Da mesi il sindaco e Palazzo Marino lanciano allarmi sullo stato di salute di Malpensa. Hanno battuto cassa a Roma (portando a casa i 120 milioni di ammortizzatori del mille-proroghe), hanno chiesto sacrifici ai dipendenti (900 sono in cassa integrazione) lanciando un appello alla responsabilità à sindacale. Persino gli amministratori, dopo anni di aumenti di stipendi, si sono tagliati del 23% la busta paga. Tutti insomma hanno fatto la loro parte perché i prossimi due anni - malgrado Lufthansa - «saranno durissimi», come ha ribadito di nuovo lunedì Bonomi.
Peccato che dopo aver predicato l' austerity per un anno, il Comune quando è arrivato il suo turno, abbia fatto orecchie da mercante. Staccandosi un maxi-dividendo che vista la congiuntura astrale non proprio rosea avrebbe fatto più comodo alla Sea. La storia, in fondo, si ripete. E dimostra come le municipalizzate cittadine negli ultimi anni siano state più delle vacche da mungere per far quadrare i conti di Palazzo Marino che delle partecipazioni da valorizzare con un' efficace strategia industriale. L' esempio della Sea è lampante.
Le istituzioni lombarde
- sul fronte della pianificazione - sono state a dir poco latitanti. Come dimostra l' allegra anarchia con cui sono cresciuti decine di aeroporti in tutta la Pianura Padana e la disinvoltura con cui non si è affrontato il problema di Linate, cannibalizzando, alla fine, proprio la Malpensa. Nessuno dei soci però ha marcato visita quando c' è stato da portare a casa qualche euro.
Non è andata in porto la quotazione? Poco male. Nel 2006, addirittura, Palazzo Marino e gli altri azionisti si sono regalati un dividendo straordinario di 200 milioni, soldi che oggi avrebbero consentito di traghettare la Sea senza troppi patemi oltre il vuoto lasciato da Alitalia. E anche il boom delle "consulenze strategiche" del 2007, salite del 49% a 3,5 milioni, lascia un po' di amaro in bocca e qualche domanda senza risposta. L' impressione, in effetti, non è bella. La crisi non è uguale per tutti. I dipendenti pagano. Il padrone, che in teoria dovrebbe essere il primo a dare il buon esempio, no.
L' auspicio è che questa lezione serva almeno a insegnare a Palazzo Marino a fare l' azionista di controllo a 360 gradi e non solo quando si tratta di passare alla cassa. Le occasioni, nell' immediato futuro, non dovrebbero mancare. C' è da ridisegnare il sistema aeroportuale regionale, realizzare i collegamenti da e per Malpensa, gestire la richiesta danni ad Alitalia senza sconti a un governo "amico", garantire servizi adeguati per l' Expo 2015, decidere se inserire la Sea in un sistema integrato di alleanze o avviarne la quotazione. Anche perché il settore è in grande movimento. Ci sono aziende (come Aeroport de Paris) gonfie di liquidità e pronte a fare acquisti in giro per l' Europa.
E il rischio è che i soci pubblici di Linate e Malpensa,
dopo aver chiesto a tutti gli altri i sacrifici che loro non sono disposti a fare, riescano a fare Bingo, riempiendo le casse comunali grazie alla vendita (magari sottoprezzo) di un potenziale gioiello che loro stessi - malgrado tutto - hanno contribuito a soffocare.

ETTORE LIVINI

 

 

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