SENTENZA LAVORO: GIUDICE, NON SI PUO' LICENZIARE 'SUBITO' PER RITARDI
   (ANSA) - MILANO, 12 APR
- Non si puo' licenziare un
lavoratore che arriva in ritardo anche piu' volte, nonostante
sia un comportamento censurabile, se non si comminano le
sanzioni disciplinari con gradualita'. E' questo, in sintesi, il
principio espresso, in procedura d'urgenza, dal giudice del
lavoro di Milano.
   L'ordinanza riguarda una causa in cui un operaio ha chiesto
il reintegro, patrocinato dalla Flmuniti-Cub, dopo che il suo
rapporto di subordinazione era stato interrotto dall'azienda di
cui tornera' ad essere dipendente lunedi' prossimo.
   Il lavoratore, Vincenzo M., operaio inquadrato al quarto
livello contrattuale nell'azienda 'IGV'
di Vignate (Milano),
specializzata nella produzione di ascensori, e che ha uno
stipendio di poco inferiore ai 1.800 euro lordi mensili, era
stato licenziato il 25 febbraio scorso per ''scarso rendimento e
negligenza'' dopo tre contestazioni disciplinari per ''reiterati
e sistematici ritardi''.
   Il magistrato, Paola Tanara, ha osservato riguardo ai ritardi
che ''si tratta certamente di un comportamento fortemente
censurabile, a maggior ragione perche' non sorretto da alcuna
valida giustificazione, e cio' a prescindere dalla verifica
delle conseguenze di tali ritardi, ma a fronte del quale il
datore di lavoro e' tenuto ad esercitare il suo potere
disciplinare con la dovuta gradualita'''. ''...nel caso di
specie - aggiunge il giudice - la societàa' convenuta ha
incautamente comminato la sanzione piu' grave senza seguire la
necessaria gradualita'; per tale ragione, ed esclusivamente per
questa, il ricorso si ritiene sorretto dal requisito del 'fumus
boni iuris (il requisito necessario per ottenere l'ammissione a
determinati benefici, ndr)''.
   ''Per fortuna che esiste ancora l'art.18 dello Statuto dei
lavoratori,
altrimenti pochi ritardi possono far interrompere il
rapporto di lavoro in cambio di quattro soldi - ha affermato
Angelo Pedrini, del sindacato Cub -
. L'accoglimento del
procedimento di urgenza e i tempi veloci sono stati una garanzia
per il lavoratore che e' la parte debole''.

(ANSA)
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12-APR-08 16:52
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