CRISI ALITALIA: CORO DI CONSENSI PER L’ACCORDO GOVERNO - SINDACATI 

Roma, 7 maggio 2004 - AgenParl - "La lunga trattativa su Alitalia si è conclusa siglando positivamente un accordo con i sindacati". Questo è stato il commento rilasciato, in primis, dal vicepresidente Gianfranco Fini, nonostante aver accusato il colpo del dimissionamento del dottor Marco Zanichelli, suo protetto, dalla carica di amministratore delegato, al termine del lungo e travagliato tavolo negoziale, svoltosi al Palazzo Chigi e durato quattro giorni.
A questa dichiarazione ha fatto, poi, seguito un coro, quasi unanime, di consensi. Da Epifani, della CGIL - "Abbiamo impedito che l’Alitalia precipitasse nel baratro del commissariamento o del fallimento, abbiamo lasciato aperta una Possibilità à effettiva, quella del rilancio e del risanamento dell’Alitalia con garanzie secondo me importanti"- a Pezzotta della CISL fino ad Angioletti della UIL, che ha sottolineato lo scampato pericolo del licenziamento di migliaia di lavoratori.
Anche il ministro Roberto Maroni - nonostante il siluramento del presidente della Compagnia, il leghista Bonomi - ha dichiarato che "l’Alitalia riuscirà ad evitare il fallimento", apprezzando la disponibilità del sindacato e sottolineando che "il governo ha presentato un piano e un insieme di proposte al sindacato, con una cura forte che è l’unica oggi possibile".
Al coro si è aggiunto anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, che ha ringraziato il "Governo e, in particolare, Fini e Tremonti per aver disinnescato la mina Alitalia" aggiungendo che pur se "ovviamente il tutto andrà attuato con azioni concrete, certo è che si può tirare un sospiro di sollievo".
Anche dall’opposizione arrivano apprezzamenti per la conclusione della vertenza. Il segretario DS, Fassino, giudica l’accordo un successo di quanti si sono battuti contro liquidazione e smantellamento. Mentre Enrico Letta della Margherita esprime gradimento riguardo alla nomina di Cimoli, affermando che "le persone giuste al posto giusto possono servire a obiettivi di lungo respiro".
Tremonti ha definito l’evento "un buon accordo per l’Alitalia, ma anche per l’Italia e gli Italiani…gli Italiani come contribuenti, perché non buttiamo via i loro soldi, e per gli Italiani come passeggeri…perché potranno continuare a volare con la nostra Compagnia di bandiera ed essere trattati come è giusto che siano trattati:bene".


Accordo Alitalia: unica eccezione la Cub Trasporti, nettamente contraria
L’unica voce critica arriva dalla Confederazione Unitaria di Base- CUB Trasporti che definisce l’accordo siglato a Palazzo Chigi "un accordo pre-elettorale, voluto dal Governo" per evitare caduta di consenso e di immagine tra i dipendenti del Gruppo Alitalia e tra gli Italiani, in un momento particolarmente delicato per la maggioranza.
"E’ un accordo in sei punti - incalza Antonio Amoroso della segreteria nazionale - molto sibillino e carico di pericoli per azienda e lavoratori, che, di certo, non cancella il piano di smembramento, le esternalizzazioni, gli esuberi e i sacrifici fin qui proposti come toccasana dei mali aziendali".
"Cosa è cambiato rispetto a ieri, rispetto cioè al piano Mengozzi - Zanichelli?"si chiede e chiede Antonio Amoroso, "cosa è cambiato per cantare vittoria?!"
"L’accordo sulla vertenza Alitalia, siglato dal governo e dalle 9 sigle sindacali - CGIL, CISL, UIL, SULT, UGL, ANPAC, ANPAV, AVIA e UP - chiamate al tavolo della trattativa, con esclusione del CUB, non fa altro che ribadire il via libera alla privatizzazione della Compagnia di bandiera, mettendo fine all’esistenza di un servizio pubblico e di un bene collettivo di assoluta importanza per l’economia del nostro Paese".
"L’Alitalia non è una semplice societàà per azioni, è il trasporto aereo italiano, come ha più volte dichiarato lo stesso autorevole Cesare Romiti, presidente della RCS Quotidiani, per questo - continua Amoroso - riteniamo che debba restare unica e pubblica, da nazionalizzare e non da privatizzare".
"Con tale accordo - continua il sindacalista di base - come già successo a Palazzo Chigi il 29 dicembre scorso, le 9 sigle sindacali accettano praticamente e supinamente il riassetto societàario del Gruppo con la creazione di societàà, più o meno partecipate, in outsourcing o partnership che sia, avallando, di fatto, la volontà, manifestata dal Governo durante tutta la trattativa, di smembrare e societàarizzare la nostra Compagnia di bandiera".
"Non viene risolta la questione degli esuberi, né chiarito il tipo di assetto societàario futuro che il Governo intende date. Non viene specificato come debba avvenire il rilancio, se come vettore globale o regionale, con quale ruolo all’interno dell’alleanza Sky Team".
Ma, soprattutto, a giudizio della CUB Trasporti, non viene chiarito in che modo, con quali soluzioni o quali risorse si intenda superare la crisi, economico-finanziaria, che attanaglia l’azienda e che fino a ieri sembrava minacciare la continuità aziendale, con un possibile imminente fallimento.
La CUB si chiede come tutti possano gridare, in coro, al salvataggio di una Alitalia, ieri in sull’orlo del fallimento, ma oggi miracolosamente salva grazie alla condivisione e alla sigla di sei punti di un accordo di massima e alla nomina di Cimoli, il taumaturgo che dovrebbe risollevare le sorti di una compagnia già data per morta e defunta, che nei primi quattro mesi dell’anno ha già perso 250 milioni di euro" .
"Con tali premesse - fa rilevare la CUB Trasporti - la nomina di Cimoli a presidente-amministratore delegato, con tutte le deleghe, noto per tagli e smembramenti operati alle Ferrovie dello Stato, sembra funzionale al progetto governativo di tagli e smembramenti della nostra Compagnia di bandiera, che vedono in prima linea gli appetiti di Volare Group".
Da ultimo, il sindacalista fa rilevare la inaccettabilità della dichiarazione rilasciata verbalmente dai sindacalisti firmatari dell’accordo, peraltro confermata dal governo, circa il loro preteso ruolo di costituirsi "controllori dell’ordine pubblico" in caso di scioperi. Allo stato attuale, in base agli elementi a disposizione, pertanto, la Confederazione Unitaria di Base-CUB Trasporti conferma l’indizione dello sciopero per lunedì 17 maggio prossimo e avvia un immediato confronto con i lavoratori per discutere e concordare le iniziative da intraprendere nei prossimi giorni.

Alitalia: Zanichelli primatista

In un momento di profonda crisi aziendale, di arretramenti e di sconfitte, il Gruppo Alitalia, grazie a Marco Zanichelli, può vantare un significativo primato: dalla sua costituzione, nel lontano 1947, per la prima volta, un capo-azienda resta in sella per appena 69 giorni.


Ieri, con l’accordo di Palazzo Chigi, su proposta del governo condivisa dai sindacati, è stato dimissionato il vertice aziendale, sia il presidente leghista, avv. Giuseppe Bonomi, che l’amministratore delegato-direttore generale, di AN, dottor Marco Zanichelli. Dal 2 febbraio 1989,cioè dopo quindici anni di ininterrotta carriera e promozioni, lo specialista in relazioni esterne annovera la sua prima debacle. Da voci di corridoio sembra che, comunque, Fini gli abbia garantito una nuova poltrona, forse alla RAI. 

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Corriere della sera 7 maggio 04
 
Poteri a Cimoli per il salvataggio Alitalia
Accordo nel governo: compagnia divisa in due, ingresso dei privati. Via libera dei sindacati

ROMA - Accordo in extremis tra governo e sindacati sulla crisi dell’Alitalia. L’intesa, firmata ieri nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi, prevede il cambio del vertice della compagnia e un nuovo piano per il rilancio della stessa. Un piano che, ha spiegato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, «prevede la ristrutturazione societàaria con l’ingresso dei privati: se volete chiamatela privatizzazione a condizioni di mercato». L’ipotesi di riassetto prevede una holding con due societàà (volo e servizi). Di conseguenza, già ieri sera si sono dimessi il presidente dell’Alitalia, Giuseppe Bonomi, e l’amministratore delegato, Marco Zanichelli, nominato appena 70 giorni fa, e al loro posto è subentrato, accentrando su di sé entrambe le cariche, Giancarlo Cimoli, che lascia il vertice delle Ferrovie dopo otto anni. Protagonisti dell’accordo sono stati il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, che ha ringraziato i ministri e «in particolare Tremonti» nonché il senso di responsabilità à dei sindacati; Tremonti stesso, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e i leader dei sindacati partecipanti alla trattativa (nove), che hanno tutti siglato il documento. Resta fuori la Cub, che conferma lo sciopero del 17 maggio. La situazione si è sbloccata tra Mercoledì ì notte e ieri mattina. Davanti all’ipotesi di un piano «lacrime e sangue», con 5-6 mila posti di lavoro a rischio, che stava per essere varato dal consiglio di amministrazione nella riunione fissata per ieri pomeriggio, il sindacato ha invitato il governo a riflettere sulle conseguenze: ondate di scioperi incontrollabili che avrebbero paralizzato il traffico aereo per giorni e portato al fallimento dell’Alitalia. L’alternativa proposta dalle organizzazioni dei lavoratori è stata quella di un nuovo piano che puntasse sullo sviluppo della compagnia. Ma questo presupponeva l’afflusso di nuove risorse. Possibile, secondo il governo, solo attraverso l’ingresso dei privati, da realizzare attraverso un riassetto societàario. Perché, come ha spiegato Tremonti, «non verranno bruciati altri soldi pubblici». Alla fine quindi, il governo ha accettato di mettere da parte il piano Zanichelli e il sindacato la prospettiva di «un nuovo assetto proprietario, con la partecipazione di investitori privati», come è scritto nell’accordo. A quel punto si trattava di trovare il manager. La scelta del governo è caduta su Cimoli, per il quale i sindacati, in particolare il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha avuto parole di apprezzamento. L’accordo, secondo Savino Pezzotta (Cisl), «è positivo, ma non risolutivo». E Luigi Angeletti (Uil), ha aggiunto che l’eventualità che lo Stato scenda sotto il 50% «sarà oggetto di discussione».
Cimoli avrà tutte le deleghe operative e sarà affiancato da un consiglio di amministrazione snello: Roberto Ulissi (ministero dell’Economia), Jean Cyril Spinetta (Air France), già presente nell’attuale cda e un terzo membro che sarà designato dalle banche. Dopo l’uscita di Bonomi e Zanichelli, la maggioranza degli altri membri del cda si è dimessa. Il consiglio ha deliberato di riunirsi il 13 maggio per la prima trimestrale del 2004, il bilancio 2003 e il nuovo piano industriale, che sarà discusso nell’assemblea convocata il 17 giugno. Oggi le azioni Alitalia dovrebbero tornare a essere trattate in Borsa dopo due giorni di sospensione per il crollo del titolo.

Enrico Marro

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