VERTENZA ALITALIA: SINDACATI VOLTAGABBANA; DALLA MINACCIATAVERTENZA ALITALIA: SINDACATI VOLTAGABBANA; DALLA MINACCIATA OPPOSIZIONE FEROCE ALLA ACQUIESCENTE CONDIVISIONE 
 

ROMA, 13 maggio 2004 - AgenParl - La Confederazione Unitaria di Base - CUB Trasporti, l’unica a contestare l’accordo di Palazzo Chigi, è categorica: "E’ inaccettabile che a rappresentare i lavoratori Alitalia ci sia chi ha tradito il mandato assembleare - votato e ribadito più volte, nei mesi scorsi, con tanto di mozioni, nero su bianco- che, arrogandosi il diritto di scelte, di vertice, non condivise, ha sottoscritto, senza una preventiva consultazione dei lavoratori, la liquidazione, in pratica, del Gruppo Alitalia".
A giudizio dei sindacalisti di base, diventa sempre più manifesta, a distanza di qualche giorno, la pericolosità dell’accordo. Qualora non bastassero le dichiarazioni rilasciate, subito dopo, in conferenza stampa, dal vice presidente, Gianfranco Fini, e dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti - che stranamente, con l’occasione, hanno ritrovato una armonia di intenti e di azione - ci sono la marea di articoli, interviste e dichiarazioni sull’argomento che, in questi giorni, vanno delineando efficacemente l’ampiezza e i contenuti dell’intesa governo-sindacati sulle sorti del gruppo Alitalia.

Ieri la minaccia della "opposizione feroce"

Ieri, il 13 aprile scorso, tramite un comunicato ufficiale congiunto le 9 sigle sindacali chiamate al tavolo della trattativa - Filt CGIL, Fit CISL, UIL Trasporti, UGL Trasporti, ANPAC, UP-Unione Piloti, ANPAV, SULT Trasporto Aereo, AVIA - confermavano la loro "disponibilità ad individuare con equità elementi di efficientamento organizzativo, "solo se" uniti agli interventi sui requisiti di sistema, ad un Piano industriale condiviso, coerente con la salvaguardia del fattore lavoro e quindi fortemente orientato allo sviluppo, che faccia salva l’integrità aziendale nelle sue diverse articolazioni (ogni ipotesi di bad e best company vedrà l’opposizione feroce dell’intero movimento sindacale)."
"Solo nello scenario sopra descritto - continuava il comunicato congiunto- e sotto la regia dei massimi livelli di governo, nell’interesse del Paese, che riconfermi il valore strategico del settore, vi potrà essere un coinvolgimento dei lavoratori tutti, sia naviganti che di terra".
"In assenza di chiarezza, certezze e prospettive condivise, sulle quali sarà necessario il confronto dei lavoratoti, sarà inevitabile una risposta dura che, per la posta in gioco, rischia di stravolgere il comparto aereo ben oltre le aspettative sin qui vissute".

Oggi una "acquiescente condivisione" degli indirizzi governativi

Oggi, sempre con un comunicato congiunto, datato 6 maggio 2004, si plaude all’accordo di Palazzo Chigi, come ad una intesa che - a detta delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria firmatarie - dovrebbe permettere "di superare l’attuale crisi della Compagnia e di approntare un nuovo modello industriale finalizzato alla crescita" del Gruppo Alitalia.
L’accordo, basato su sei punti, prospetta un futuro per il Gruppo Alitalia tutt’altro che coerente con le posizioni espresse dalle 9 sigle sindacali , circa venti giorni fa.
"L’accordo - sottolinea il leader del sindacato di base, Antonio Amoroso - sancisce esplicitamente l’avvio dello smembramento del gruppo Alitalia, con la privatizzazione, il ridimensionamento del ruolo dello Stato e la ridefinizione dell’assetto societàario. Una ipotesi sulla quale i lavoratori avevano espresso la loro netta contrarietà e si erano mobilitati per respingere il disegno di smembramento, di terziarizzazioni-societàarizzazioni e partenership, che dir si voglia, incombente da tempo su tutto il comparto di terra della compagnia, nostra non solo come lavoratori, ma anche come cittadini".
L’accordo non presenta né "chiarezza" , né "certezze", né "prospettive condivise", secondo quanto precedentemente posto come condizioni di una eventuale intesa dalle 9 sigle sindacali.
"Restano, infatti, - come dice Amoroso- oscure ed indefinite le pretese "soluzioni" individuate da Governo e Sindacati per garantire la continuità aziendale con l’approvazione del bilancio 2003. Non è chiaro quali saranno i fondi per la ricapitalizzazione, quanti saranno e quando verrebbero stanziati".
"Misure condizionanti, come un piano industriale condiviso, i requisiti di sistema, la ricapitalizzazione, che sembravano urgenti ed indilazionabili per il salvataggio dell’Alitalia, ormai data sull’orlo del fallimento - fa notare il sindacalista della CUB Trasporti - sono state seraficamente rinviate a dopo le elezioni".
"Questioni fondamentali e pregiudiziali, come gli esuberi, le societàarizzazioni, il ruolo dell’Alitalia nella alleanza Sky Team e nell’alleanza con Air France-Klm, non vengono minimamente precisate e nemmeno citate nell’accordo
".
"L’unica cosa concreta ed effettiva è stata la nomina di Giancarlo Cimoli, in sostituzione della accoppiata Bonomi-Zanichelli. Altra cosa concreta - secondo le 9 sigle sindacali- sarebbe il sesto punto dell’accordo con cui i sindacalisti firmatari si sono aggiudicati il ruolo di cogestori - nella definizione del nuovo progetto industriale e nella sua attuazione- in linea col recente patto di casa Maroni per il rilancio della concertazione, stipulato tra segretari confederali ed alcuni ministri ". 

Significativo ed inquietante è il comunicato stampa dell’ANPAC

Significativo ed inquietante è il commento dell’ANPAC, l’Associazione Nazionale Piloti Aviazione Civile, diffuso con un comunicato ufficiale, in cui i piloti associati esprimono "piena soddisfazione per l’intervento forte del governo che ha risolto positivamente la vertenza Alitalia" ed arrivano ad affermare compiaciuti che "il documento siglato assicura la continuità aziendale e restituisce serenità a tantissime famiglie di dipendenti Alitalia".
Conclude, amaramente, Antonio Amoroso, rappresentando le preoccupazioni e le incertezze per un futuro prossimo di tanti lavoratori e delle loro famiglie, che " le 9 sigle, purtroppo, non possono altro che millantare di aver salvato l’azienda dal fallimento, mentendo sulle vere ragioni del dietro-front del governo, che possono sintetizzarsi principalmente nella temuta esplosione, in periodo elettorale, della rabbia dei lavoratori". A quanto si dice, in ambienti parlamentari, l’ordine di scuderia era effettivamente quello di adoperarsi per far slittare la "patata bollente" della vertenza Alitalia a dopo le elezioni europee. Ma a quanto sembra - con la volontà di rilanciare la mobilitazione da parte dei lavoratori e della CUB Trasporti - il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

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