In una elementare di Rocca Canavese, il fatto denunciato dal Sindacato Scuola CUB - Mensa Vietata alla bambina povera - Sei anni, costretta a mangiare un panino in classe

Gianni Giacomino

Sei anni, iscritta alla prima elementare e senza un euro per potersi pagare la mensa scolastica. Così una bambina di Rocca Canavese è stata costretta a mangiare un panino da sola, nella classe deserta, mentre i suoi compagni partecipavano al pasto comune. Una situazione definita dal sindacato scuola della CUB “piccola storia ignobile” in un comunicato di fuoco contro l’amministrazione di Rocca che è stata accusata di discriminazione.

“Questo è successo a causa della situazione economica precaria dei genitori della piccola, gente venuta dal sud che tira avanti con un solo stipendio e fatica ad arrivare a fine mese – spiegano i sindacalisti della Confederazione Unitaria di Base - . ma, soprattutto, dalla pretesa del Comune di imporre tariffe per la mensa scolastica di 4 euro a pasto, ben più cara della media nazionale e senza tener conto delle fasce di reddito e di chi ha più di un bambino iscritto a scuola”.

Solo grazie all’intervento della Caritas, che le ha pagato i buoni pasto per un mese, la bambina ha ritrovato il sorriso e si è potuta sedere a tavola con i suoi amici. “Ma è solo una situazione provvisoria che non risolve affatto il problema – avverte Giovanni Vuolo della CUB e anche padre di una compagna di classe dell’alunna costretta a mangiare sola -, abbiamo più volte chiesto al Comune, che ha competenza sul costo delle tariffe, di abbassarle e di parametrarle al reddito delle famiglie, ma il sindaco rifiuta qualsiasi tipo di proposta”.

La CUB, dopo aver raccolto oltre 200 firme contro il caro mensa a Rocca, promette di organizzare delle manifestazioni se l’amministrazione non adotterà delle tariffe adeguate. Che sono 2,90 euro per chi frequenta le materne, dieci centesimi in più per un pasto alle elementari e 3,10 euro per gli alunni delle medie con il buono pasto per il secondo figlio di appena un euro. “Ho i miei dubbi che una allieva della prima elementare sia stata obbligata a mangiare da sola un panino in classe, di questi tempi un piatto di minestra calda non si nega a nessuno tanto più se sono dei bambini che non possono pagare – ammette Giovanni Lajolo, il sindaco di Rocca, d’accordo con la tesi della dirigente scolastica Adriana Veiluva.

“Il Comune si è sempre offerto di pagare anche l’intera tariffa della mensa scolastica alle famiglie indigenti purché lo dimostrino con dei documenti alla mano. Nessuno, però, mi ha mai segnalato casi del genere qui a Rocca” – continua ancora il primo cittadino che, alcuni giorni fa, con un’alzata di mano della sua maggioranza, ha respinto una mozione sui prezzi dei pasti che vengono serviti dalla ditta Belmonte. “Il costo del pranzo rimarrà fisso a 4 euro per materne, elementari e medie – conclude Lajolo -. Non credo che la diversificazione per fasce di reddito possa risolvere il problema”.

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La Repubblica del 25 marzo 2005
A Rocca Canavese Mensa vietata a una bimba di seri anni
Sara Strippoli


In quale scuola si può immaginare una bimba delle elementari relegata in un angolo della mensa a mangiarsi un panino, mentre i compagni si gustano primo, secondo, dolce e bibita? Una punizione, forse, oppure una bambina difficile che non ama condividere i pasti con gli altri, o che non gradisce il menù. La storia invece è tutta un’altra e quasi si dubita che sia vera. A Rocca Canavese, un paesino di 1500 abitanti a venti chilometri da Ivrea, una piccola di sei anni si mangia tutta sola il suo panino perché la famiglia non può permettersi di pagare 4 euro al giorno per la mensa.

Questa la tariffa stabilita dal Comune per ciascun pasto consumato a scuola. Qualche giorno fa una sua compagna è tornata a casa raccontando ai genitori quella che ha pensato fosse una brutta ingiustizia e il caso è scoppiato. La vicenda è stata segnalata dal padre di questa compagna, Giovanni Vuolo, al sindacato CUB Scuola che ieri ha denunciato il caso: “La mensa è un diritto di tutti e non un’attività di carità”.

Le spiegazioni del sindaco di Rocca, Giovanni Lajolo di Forza Italia lasciano di stucco: “Siamo disposti a prendere in considerazione il fatto che chi non può pagare la retta possa portarsi il panino da casa”. Nessun turbamento apparente, dunque. Il sindaco ha poi aggiunto di aver intenzione di istituire una commissione che avrà l’incarico di verificare se esiste la Possibilità à di applicare le tariffe in base alle fasce di reddito: “Ma prima di allora, purtroppo, chi non pagherà i buoni non potrà usufruire del servizio”.

La madre della bimba – famiglia monoreddito con due figli, un bimbo che frequenta le medie e la sorellina – aveva scritto una lettera alla scuola diretta da Adriana Veiluva chiedendo aiuto. Le era stato risposto che i costi della mensa non sono di competenza dell’istituto ma dell’amministrazione comunale. La dirigente ha operò dichiarato di aver più volte sollecitato il sindaco e la maggioranza che lo sostiene ad affrontare il problema.

In attesa che la commissione comunale  cominci a valutare, a farsi carico dei costi della mensa è stata la Caritas, che ha acquistato i buoni mensa per la bimba. In paese, intanto, le acque si sono agitate e genitori e cittadini hanno presentato una petizione e richiesto un consiglio comunale aperto.

“Il comune di rocca – dice ancora Giovanni Vuolo – non può essere l’unico a non applicare le fasce di reddito. Chi porta a casa uno stipendio di 1000 euro al mese come me non è forse indigente ma può avere serie difficoltà a pagare 8 euro al giorno per la mensa di due figli”. La media nazionale, segnala la CUB, è di 2,90 nella scuola materna, 3 euro nella elementare, 3,10 nella media. Un buono pasto per un secondo figlio è ridotto a 1 euro.

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L’Unità 25 marzo 2005  IVREA NON PUÒ PAGARE LA MENSA BIMBA VIA DAL REFETTORIO

Tonino Cassarà 


Torino-Niente pasto a una bimba perché i genitori non riescono a pagare il buono mensa. Siamo a rocca Canavese, un paese non molto grande in provincia di Torino, e all’ora del pasto c’è una bambina costretta a mangiare il proprio panino da sola in classe mentre i suoi compagni si recano a consumare il pasto in mensa. Qualcuno dei compagni torna a casa sconvolto dalla scena. Un genitore scrive una lettera di protesta e la cosa viene fuori.

“noi abbiamo fatto una raccolta firme per l’abbassamento del costo del buono mensa. Quattro euro possono anche sembrare pochi, ma per una famiglia monoreddito con due figli significa circa cento euro al mese. In molti casi si tratta di una cifra insostenibile. Io sono disoccupata –dice la mamma della bambina- i bambini devono essere vestiti, servono i soldi per la benzina per mio marito che deve andare al lavoro.

Noi non chiediamo l’elemosina ma ci siamo trovati nella condizione di non potere più sostenere il costo della mensa. Allora – continua – il comune ha chiamato, non noi ma la direttrice la quale ha autorizzato mia figlia a portare il panino da casa. Panino che però non ha mangiato in mensa ma il classe”. Fra l’altro non sembra che si tratti di un caso isolato di difficoltà economiche “ma i un paese così piccolo come il nostro c’è sempre una certa vergogna a dire le cose anche quando si tratta di difendere i propri più elementari diritti – dice Giovanni il genitore che ha spedito la lettera di protesta – è immorale impedire ad una bambina di aggregarsi ai suoi compagni nel locale adibito a mensa solo per una morosità dei buoni pasto operata dai genitori”.

Per Roberto Ferraris della CGIL Scuola Piemonte, è un fatto gravissimo “che l’amministrazione di centrodestra non intenda tener conto delle richieste della direttrice didattica e di alcune famiglie. Chi rappresenta l’intera cittadinanza non può venir meno ai doveri civili e morali di cura e assistenza dei minori che vengono affidati alla mensa scolastica”.

Mentre tuona Cosimo Scarinzi della CUB Scuola: “Ciò che colpisce nella vicenda di Rocca Canavese è, in primo luogo, la banalità dei comportamenti degli attori istituzionali. Non vorremmo sembrare eccessivi ma è un tipico caso nel quale si può parlare di banalità del male. Se stiamo al merito generale della questione, c’è poco da dire. Noi crediamo che la scuola debba essere pubblica, gratuita e di qualità e nella gratuità comprendiamo le spese che le famiglie devono affrontare per garantire l’istruzione dai trasporti alla mensa, dai libri al sostegno”.

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