SCUOLA. IL NUOVO SISTEMA MESSO A PUNTO DA UN GRUPPO DI DOCENTI
Impronte digitali per rilevare le presenze dei prof 
Sperimentazione in corso all’Itis Avogadro Protesta della Cub.

Il preside: solo per volontari

Maria Teresa Martinengo 

Da “La Stampa” del 5 maggio 2005   Il Grande Fratello alla conquista della scuola? Dalla denuncia del sindacato di base Cub pare proprio di sì. Dopo le telecamere – sempre installate per ragioni di sicurezza e non di controllo interno, dicono i presidi che le hanno adottate – e timbratrici di vario genere, ora è la volta delle impronte digitali. Di un sistema, cioè, che potrebbe mandare in pensione badge e tessere, a vantaggio di un pollice. Un semplice dito, impossibile da dimenticare e da usare impropriamente. Per esempio, delegando a un collega la timbratura mentre si è in giro a fare la spesa (eventualità che, comunque, non dovrebbe riguardare i docenti…).

Una sperimentazione in senso “digitale” è in corso da qualche tempo all’Itis Avogadro. Il professor Gaetano Capizzi, rsu della Cub Scuola, racconta la genesi dell’iniziativa: “Lo scorso anno un piccolo gruppo di docenti ha messo a punto il progetto che, insieme ad altri di altro genere, è stato finanziato dalla Fondazione Crt nell’ambito del bando per l’innovazione tecnologica. La scuola ha quindi ricevuto finanziamenti che sono serviti a pagare il lavoro dei professori e per acquistare le attrezzature necessarie”. Qualche mese e la “bollatrice a impronte” – destinata alla rilevazione delle presenze di docenti e personale Ata, non degli studenti – è stata approntata e installata.

  “La macchinetta – dice Capizzi – viene usata soltanto da volontari che hanno acconsentito di depositare le proprie impronte. Il 99% del personale utilizza il badge”. Ancora il rappresentante della Cub: “Come Rsu a suo tempo ci siamo opposti. L’impronta è un dato sensibile, tutelato dalla privacy. Abbiamo chiesto di lasciar perdere. Invece il progetto è stato realizzato: sono state allestite due postazioni, sono stati rotti i muri per far passare i cavi. Inutilmente. La gente si rifiuta di adottare questo sistema”. Capizzi è convinto che la “bollatrice a impronte” verrà tolta.

All’Itis di corso San Maurizio, il più antico d’Italia e il più grande del Piemonte, il professor Giulio Cesare Rattazzi, in ogni caso getta acqua sul fuoco. “Non si dica assolutamente che nella nostra scuola è in uso un sistema di rilevamento delle presenze attraverso le impronte perché non è vero. Anzi, per evitare confusioni le farò spostare lontano dalle normali bollatrici” dice il preside con la massima fermezza. “Vero è che è stato fatto uno studio da parte di un gruppo di docenti, come in campo tecnologico si fa spesso; un’esercitazione rispetto alle proprie competenze. Questo docenti, poi, hanno deciso di utilizzare il nuovo sistema. Alcuni lo preferiscono perché perdevano la tessera della bollatrice in funzione da anni e con l’accordo di tutti”.

Per la professoressa Giovanna Lo Presti, rsu CUB dell’Itis Peano, dove dall’inizio dell’anno è in corso una sperimentazione sul rilevamento delle presenze degli studenti attraverso un codice a barre, il nocciolo della questione è a monte: “Sembra che la formazione umanistica nella scuola sia andata persa: un sistema educativo dovrebbe prevedere il massimo della fiducia, invece si ha l’ossessione della truffa e il modello diventa sempre più il sistema carcerario”. Per la docente lo strumento che rileva le presenze tramite impronte “è un tipico caso in cui i soldi del privato non fanno bene all’istituzione a cui vengono destinati. Perché portare avanti iniziative non condivise dalla maggioranza dei docenti, poco educative e persino autoritarie? Perché si coglie solo l’aspetto tecnico e non le valenze simboliche, tanto importanti quando si tratta di educazione?”. Al Peano, intanto, “il progetto si è dimostrato inefficace – sostiene la professoressa Lo Presti – perché i ragazzi non timbrano, si spersonalizza il rapporto studente-docente e perché durante la prima ora perdiamo quindici minuti preziosi con i fogli del registro elettronico”. 

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