Da “liberazione” 6 novembre 2005

Una telefonata anonima fa ritrovare un ordigno dimostrativo sulla statale per il Moncenisio. Lunardi e Rutelli ne approfittano per rilanciare il devastante progetto. Ma le genti della valle continuano a contestarlo e a sfidare la militarizzazione.  


Susa, la solita bomba dopo i volantini farneticanti. Ma i comitati anti Tav non si fermano
 
Checchino Antonini
Volantini demenziali e una bomba "intelligente", almeno quanto quelle bolognesi, non riescono a fermare la lotta di massa contro il devastante progetto di linea ad alta velocità in Val di Susa. Il Tgv Milano-Torino-Parigi è stato bloccato di nuovo, ieri mattina, da una quarantina di manifestanti nella stazione di Ulzio che hanno acquistato regolare biglietto per evitare sgomberi forzati. Il gruppo di "no Tav" ha stazionato all'interno e sui marciapiedi della piccola struttura e Trenitalia, per evitare rischi, ha deciso di bloccare il Tgv che andava nella capitale francese. Fermi anche il Tgv che scendeva da Parigi e quattro treni regionali sostituiti da pullman. Nelle stesse ore, all'assemblea di Bari della Rete per il Nuovo municipio, la sindaca di Condove, Barbara Debernardi, riferiva ai suoi colleghi gli eventi delle ultime settimane - le manifestazioni pacifiche inquinate dalle manganellate - e li invitava coi loro gonfaloni al grande sciopero generale nella valle in programma il 16 novembre.

Mentre Liberazione va in stampa, le fiaccole - almeno tremila, illuminano la strada tra Susa e Mompatero ormai militarizzata per proteggere le previste trivellazioni geologiche che preludono al tunnel della Torino-Lione. Da quella montagna verrebbero sputate quantità di uranio allarmanti e cancerogene, hanno detto ambientalisti e medici di famiglia con dati difficilmente smentibili, e la linea ferroviaria condannerebbe a morte un territorio già martoriato dalle autostrade. Per questo le comunità e i sindaci, con fascia e gonfalone, presidiano i terreni dei cantieri.

La bomba arriva verso l'una della notte mentre la digos scruta i filmati per incriminare presunti "resistenti" a pubblico ufficiale nei presidi degli ultimi giorni. Una telefonata anonima ai carabinieri di Susa indica una pietra miliare sulla statale del Moncenisio, verso Giaglione, dove sarebbero stati ritrovati timer, video cassetta, e un po' di esplosivo da cava. L'anonimo "piccolo chimico" colpisce ancora, con un gesto che gli inquirenti chiamano dimostrativo ma le cui vittime sono le genti valsusine già scosse dai volantini sequestrati 24 ore prima a Bussoleno. "Val Susa rossa", inesistente sigla, si conquista la prima pagina della Stampa, organo del partito filo Tav, con le sue farneticazioni simil-brigatiste. Con una conferenza stampa sotto la tenda del presidio permanente di Bruzzolo viene convocata nel pomeriggio una conferenza stampa dal coordinamento dei più di trenta comitati popolari No Tav. «Che gli autori siano sul libro paga di qualche potere forte, o agiscano in proprio, il risultato non cambia, stiano lontani dalla nostra lotta». Più chiaro di così. L'appuntamento è per l'ennesimo corteo serale, pacifico, contro la militarizzazione.

«Il terrorismo è il peggior nemico della lotta popolare - spiega da Pinerolo Paolo Ferrero, della segreteria nazionale di Rifondazione comunista - e l'unico modo per combattere alla radice ogni delirio terrorista è l'allargamento della lotta contro l'alta velocità. Saremo sempre a fianco della popolazione della Val di Susa in lotta contro l'ulteriore scempio della vallata. Stupisce che non condividano questo elementare ragionamento Epifani e Scudiere che guidano la più grande organizzazione dei lavoratori».

Di nemici dei lavoratori e degli abitanti della valle, a proposito degli autori, parla anche la Cub, altro partner fisso della vertenza No Tav «per uno sviluppo rispettoso del territorio, per trasporti pubblici di qualità», ricorda Cosimo Scarinzi.

Da Roma e dai palazzi non arrivano segnali positivi:  
Rutelli si spiccia a chiedere che il tracciato della Tav non venga cancellato.


Passa subito all'incasso anche il ministro Lunardi, autore in gioventù di altri devastanti capolavori (i suoi trafori sul Gran Sasso hanno dimezzato la più grande riserva idrica d'Europa): le frange violente, dice l'ingegnere che vuole convivere con le mafie, si anniderebbero nei movimenti. Dunque, via i terroristi e si decolli con il famigerato Corridoio 5.

Il presidente della provincia di Torino, Saitta della Margherita, rimprovera a Prc e Verdi di non essersi accorti che il programma elettorale prevedeva l'alta velocità. E li invita a uscire dalla maggioranza.

Così anche il segretario regionale della Quercia (favorevole alla Tav), Marcenaro, domanda che vengano allontanati i violenti dalle manifestazioni. Il capogruppo ds a Palazzo Lascari si spinge oltre elogiando l'astuzia delle forze dell'ordine che hanno ingannato lunedì le popolazioni della valle. «I violenti davvero, e arroganti, sono le migliaia di agenti e carabinieri, e gli uomini in borghese, che stanno infestando il nostro territorio, creando tensioni e rendendo invivibili i nostri paesi.

Ma più violenta è la lobby dell'alta velocità e delle grandi opere. Quella contro l'ambiente è l'altra faccia della guerra all'uomo», risponde loro Nicoletta Dosio di Bussoleno, segretaria locale Prc e attiva da 15 anni nel coordinamento No Tav.

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da "il manifesto" - 6 Novmbre 2005

Un pacco bomba minaccia la Tav
Ordigno senza innesco contro la Torino-Lione. Comitati e movimenti: non ha nulla a che fare con noi. Ieri sera fiaccolata in val di Susa

  ORSOLA CASAGRANDE
  TORINO


E' stata una telefonata anonima a far ritrovare ai carabinieri lungo la statale 25, tra Susa e Giaglione, un ordigno senza innesco. Un atto dimostrativo, come sembrerebbe dimostrare l'assenza di innesco, ma che ha fatto salire a mille la tensione in val di Susa. Il «pacco bomba» racchiudeva un candelotto contenente 200 grammi di esplosivo da cava, una miccia e una videocassetta. Il ritrovamento è stato condannato dalla comunità montana che per bocca del suo presidente, Antonio Ferrentino, fa sapere che «si tratta di un atto molto grave e come amministratori pubblici abbiamo già chiesto un incontro alla Procura di Torino per valutare la situazione. Le vittime di questi gesti - aggiunge Ferrentino - sono le popolazioni della val Susa. Servono risposte forti per prendere le distanze». Le risposte e le prese di distanza sono arrivate nella giornata di ieri. I comitati no tav che in mattinata avevano bloccato due Tgv, uno proveniente da Parigi e uno partito da Torino per la Francia (oltre a cinque treni nazionali), hanno convocato una conferenza stampa per dissociarsi sia da azioni come quella del pacco bomba, sia dai volantini recuperati ieri in valle e siglati «val Susa rossa». Gli stessi investigatori, d'altronde, pur considerando grave il ritrovamento di un pacco bomba, non avvalorano l'ipotesi di un collegamento con il movimento no tav, e parlano semmai di «preoccupazione» per «possibili infiltrazioni».

«Questo pacco bomba - dice Marina Clerico, dei comitati popolari contro l'alta velocità - non ha nulla a che fare con questo movimento e con questo popolo. Noi abbiamo sempre discusso in pubblico di quello che volevamo e potevamo fare per opporci a questo progetto. L'abbiamo sempre fatto a volto scoperto. Questo - aggiunge - è un movimento che ha fatto della trasparenza una delle sue prerogative».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Lele Rizzo, del comitato di lotta contro l'alta velocità e del centro sociale Askatasuna, da sempre a fianco dei valsusini. «Dopo tutti questi giorni di lotta straordinaria - dice Rizzo - ecco arrivare puntuali il volantino e il pacco bomba. Gli autori non possono essere che dei deficienti - aggiunge - ed è meglio che se ne stiano alla larga da un movimento che ha sempre scelto e deciso gli strumenti di resistenza e di reazione da adottare, in assemblea e in maniera pubblica. Questi atti - conclude Rizzo - si pongono fuori dalla logica di questo movimento». Per Nicoletta Dosio, anche lei dei comitati popolari, «è chiaro che l'intento dei responsabili di tali atti è quello di creare un solco tra chi lotta da anni e chi magari ha cominciato a lottare soltanto adesso. Guarda caso - insiste Dosio - che questo volantino e questo ordigno spuntano proprio nel momento in cui il movimento sta crescendo e sta ottenendo risultati». Sullo sciopero del 16 al quale hanno dato il proprio appoggio la Fiom e la Cub, Nicoletta Dosio sottolinea che «i vertici della Cgil hanno detto che non ci sosterranno. Pazienza: i lavoratori e gli abitanti della valle sapranno fare da soli». Cosimo Scarinzi, responsabile Cub-scuola aggiunge che «non sta a noi stabilire se gli autori di questa trovata lavorino per conto proprio o siano sul libro paga di chi è interessato a screditare e dividere il movimento, in ogni caso sono nemici dei lavoratori e degli abitanti della valle».

Intanto nella serata di ieri massiccia è stata la partecipazione alla fiaccolata da Susa a Mompantero. Una manifestazione contro la militarizzazione del territorio. Una presenza, quella delle forze dell'ordine, pesante e che non ha risparmiato nemmeno gli abitanti della valle che il primo novembre intendevano recarsi al cimitero in occasione della giornata dei defunti: a molti di loro infatti è stato chiesto di esibire un documento di identità. Ci potrebbe essere un appuntamento intermedio, prima cioè dello sciopero del 16. Potrebbe infatti esserci una manifestazione a Venaus venerdì 11. L'iniziativa andrebbe a coincidere con l'inaugurazione della centrale idroelettrica sotterranea dell'Aem a Pont Ventoux. Si tratta di un'altra grande opera che ha turbato la quiete della val di Susa. Ma le istituzioni non sembrano troppo convinte della opportunità di inaugurare in pompa magna la centrale.

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