Da il "PICCOLO DI TRIESTE" 13 MAGGIO 2007. Incontro tra l'azienda e i sindacati, I lavoratori: «Merito anche della mobilitazione popolare con 10mila firme»

I lavoratori: «Merito anche della mobilitazione popolare con 10mila firme»
Portalettere, uno spiraglio contro i tagli
Trattative aperte per ridimensionare la cessione all'esterno dei servizi
di Tiziana Carpinelli
Si apre uno spiraglio nella vicenda che ormai da settimane tiene banco in città: la vertenza dei portalettere triestini. In seguito all'incontro avvenuto nei giorni scorsi a Roma, azienda e sindacati si sono finalmente seduti a un tavolo e hanno iniziato a dipanare l'intricata matassa. Che avrebbe portato, solo nella nostra città, a un taglio di 55 zone di recapito, con conseguente ridimensionamento delle mansioni professionali. Sotto il profilo della trattativa, la situazione è ancora in standby, tuttavia pare che si sia arrivati a un qualche accordo: si è ottenuta, in particolare, l'auspicata riduzione nella devoluzione all'esterno di taluni servizi attualmente gestiti da Poste italiane.
Secondo una prima previsione, infatti, la societàà sembrava più che intenzionata ad assegnare il recapito «dedicato» ad altre ditte - cosa che avrebbe determinato un minor volume di lavoro per i portalettere -, ma adesso una tale intenzione è venuta meno. Nel verbale dell'incontro, infatti, si legge: «In considerazione della strategicità che le attività ricollegabili a questo servizio rivestono, le parti rilevano l'opportunità che le stesse continuino ad essere svolte prevalentemente da Poste Italiane». Prima conseguenza: la rimodulazione delle zone di recapito, che dovrebbero dunque lievitare nuovamente dopo il presunto taglio. Così, almeno, secondo quanto riferito ieri dalla categoria. «Abbiamo venduto cara la pelle - commenta il postino di Borgo San Sergio, Dario Lonzaric - e abbiamo fatto bene, perché il taglio delle 55 zone di recapito verrà quasi sicuramente scongiurato e gli 11 esuberi riassorbiti. Il merito va ascritto anche alla mobilitazione della popolazione, che con le oltre 10 mila firme raccolte, si è affiancata alla nostra protesta».

Il realtà, stando a Lorenza Favaro, rappresentante di Cobas Pt cub, ancora «non risulta da nessuna parte che le zone non verranno tagliate ed è troppo presto per cantar vittoria». «Non ci vuole molto per capire che con l'"organizzazione" a suo tempo annunciata il servizio peggiorerà vistosamente e peggioreranno anche le condizioni dei postini - ha spiegato - la maggior parte di loro si troverà con zone di recapito appesantite per circa un 40% in più di lavoro, mentre alcuni altri saranno costretti a sostituire i colleghi assenti, lasciando scoperta la propria zona. Infine, un altro gruppo dovrà ripiegare sul trasferimento ad altre mansioni». Un provvedimento considerato, nel volantino distribuito dalla sigla sindacale durante l'ultima manifestazione, come l'«anticamera del licenziamento coatto». Secondo Cobas Pt cub, ciò si verificherebbe nonostante «per anni i postini abbiano garantito il servizio accollandosi porzioni di lavoro non pagato e ferie non godute». «Tutto questo - conclude Cobas Pt cub - grazie all'accordo siglato lo scorso 15 settembre tra Poste italiane e Cgil, Cisl, Uil e soci: accordo imposto ai lavoratori e da noi sempre rifiutato».

Ma Pi non ci sta alla polemica e rispedisce al mittente le accuse, sottolineando come «allo stato attuale delle cose, nessuna riduzione sull'organico sia stata operata a Trieste».«Vale la pena ricordare - puntualizza l'ufficio stampa dell'azienda - che è ancora in atto un dialogo, a livello nazionale e regionale, tra le parti e che lo scenario ventilato è quindi suscettibile di modifica. Ciò che invece risulta effettivo è il proseguimento del programma di riorganizzazione del recapito, volto a ottimizzare il servizio in vista della liberalizzazione del 2009. Una tappa ineludibile, alla quale Poste italiane deve guardare con attenzione se intende, per il bene di tutti, rimanere competitiva».

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