«Non lasciatevi scippare il Tfr» Intervista al coordinatore nazionale del sindacato di base, Tiboni su "ECO del CHISONE" del 9 maggio 2007


ECO del CHISONE del 9 maggio 2007
«I fondi pensione non danno garanzie» - «Attenti al silenzio-assenso»
Entro il 30 giugno, quindi tra meno di due mesi, i lavoratori dipendenti (escluso il pubblico impiego) dovranno recidere se destinare il cosiddetto trattamento di fine rapporto (Tfr, ovvero la liquidazione) ai fondi pensione o se invece mantenerlo presso l'azienda, il che equivale a lasciare tutto come prima.
È un argomento di cui si parla molto ma con scarso approfondimento sui pro e contro rispetto alla due alternative, dando quasi per scontato che i lavoratori decideranno di passare in massa al fondi pensione. Del resto la pubblicità televisiva sponsorizzata dalla Presidenza del Consiglio è un invito esplicito ad aderire, per non parlare del sindacati Cgil, Cìsl e Uil che addirittura diventeranno essi stessi del gestori di fondi.
C'è chi Infatti è convinto che sia molto più saggio e conveniente per i lavoratori lasciare le cose come stanno o, ancora meglio, rafforzare la previdenza pubblica, la vecchia e, occorre dire, per niente amata Inps.
Tra questi ultimi troviamo il sindacato della Confederazione unitaria di base (Cub) attivo a Pinerolo attraverso Alp, presieduta da Enrico Lanza. Lo scorso venerdì 27 aprile il coordinatore nazionale, Pier Giorgio Tiboni, è stato a Pinerolo per illustrare il punto di vista della Cub e le iniziative intraprese contro quello che definiscono "lo scippo del Tfr".
Tiboni, prima dell'incontro, ha risposto ad alcune nostre domande sulla questione..
Ai lavoratori state distribuendo un adesivo in cui per rappresentare Governo, imprese e i sindacati CglI, Cìsl e Uil usate l'immagine di tre uomini con la testa di topo seguita dall'avvertimento "Occhio! Il formaggio lo stai mettendo tu": come mai una posizione così dura contro quella che viene dal più descritta come una diversa opportunità offerta ai lavoratori per garantirsi una vecchiaia più tranquilla?
 “Perché così non è, anzi accade proprio il contrario: con il sistema attuale i lavoratori sanno fin da subito quanto riceveranno al termine del percorso lavorativo, con i fondi pensione tutto questo diventa aleatorio»
Perché?
 “Perché con la previdenza pubblica il rendimento è stabilito per legge ed è un rendimento che un fondo privato, soprattutto sul lungo periodo, difficilmente è in grado di garantire. Non lo diciamo noi ma i dati ufficiali; inoltre la resa dei fondi sale e scende ciclicamente e se si ha la sfortuna di incassare nel momento sbagliato ci si rimette molto. Ma la cosa più grave è che non viene offerta nessuna protezione dal rischio che il fondo fallisca, e Parmalat insegna che le fregature sono sempre dietro l'angolo».
Ma voi parlate di vero e proprio scippo, perché? In fondo si può scegliere?
 «Per due motivi in particolare: il primo perché il Tfr, una volta messo dei fondi, non è più nella disponibilità immediata del lavoratore, cosa invece fondamentale nel caso sempre più frequente dì licenziamento; Ma la cosa più grane è la regola del silenzio-assenso»
Cosa prevede questa regola?
 "Che il lavoratore debba comunicare alla propria azienda la volontà di non trasferire il Tfr, se non lo fa, i suoi soldi finiscono automaticamente in un fondo pensione, ma vi sembra possibile e legale che ti prendano i soldi senza neanche farti mettere una firma?".
Qualcuno potrebbe replicare che la vostra in realtà è solo una contrapposizione ideologica?
 «L'ho già detto, sono i numeri e i fatti che dimostrano l'inaffidabilità dei fondi pensione; poi certo, pensare, che Cgil, Cisl e Uil si trasformino in finanziarie snaturando la loro natura fa venire i brividi».
Alberto Maranello

           
    
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