7258.jpg“Sette sorelle” a caccia dei miliardi delle Grandi Opere, fuori da ogni regola e da ogni controllo, TAV lo avevamo già detto “Una truffa lunga 14 anni” su LIBERAZIONE del 5 febbraio 1993 - La denuncia di Paolo Mondani, quando lo scandalo poteva essere fermato.

di Gemma Contin

Era il 5 febbraio del 1993, un venerdì, e “Liberazione” uscì con un titolo a nove colonne: «La speculazione corre sul treno». Nell’occhiello: «In un intrigo di Spa, imprese e “cordate”, l’enorme business dell’Alta velocità: centomila miliardi».
Seguirono una serie di contumelie: esagerati, visionari, i soliti provocatori, questi comunisti dei giornalisti del giornale di Rifondazione comunista.
Naturalmente in quel febbraio del 1993, quattordici anni or sono, si ragionava ancora in vecchie lire. Dunque quei centomila miliardi “sparati” da Paolo Mondani (qualcuno lo ricorderà nelle trasmissioni di Michele Santoro e come collaboratore di Milena Gabanelli nelle inchieste di “Report”) rapportati al valore dell’attuale moneta europea rappresentano circa 50 miliardi di euro: importo che ai costi attuali si discosta di molto, ma per difetto, da quei 66 miliardi e 617 milioni calcolati da un istituto di ricerca per l’"Espresso” nella ricostruzione fatta da Riccardo Bocca sull’“Alta Voracità”.
Cosa scriveva quattordici anni fa Paolo Mondani? Nel sommario si legge: «Sotto il ferreo controllo dei partiti di governo (presidente del Consiglio in carica era Giuliano Amato, fino all’aprile ’93, seguito da Carlo Azeglio Ciampi, fino all’aprile ’94, ndr) miliardi di lavori assegnati a trattativa privata, convenzioni firmate senza progetti esecutivi, violando la nuova legge sulla trasparenza negli appalti».

QUATTORDICI ANNI FA’ LA DENUNCIA DI PAOLO MONDANI SUL GIRO D’AFFARI DELLA TAV: 100.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE, 50 MILIARDI DI EURO.

Ecco spiattellato, già allora, il giro del fumo che negli anni ha rappresentato il grosso degli affari che attorno alla Tav sono andati crescendo in modo abnorme e tracimando fuori controllo senza che il Paese ne abbia tratto alcun beneficio; anzi, con le popolazioni e le amministrazioni locali che alla “truffa” della Tav e allo scempio ambientale che ne sarebbe conseguito hanno cercato di opporsi, spesso passando, anche loro, per disobbedienti, provocatori, sabotatori, comunisti.
Anche tutta quella brava gente della Val di Susa che ha continuato a parlare di un’opera inutile, il cui scopo non dichiarato non era quello di servire meglio il territorio, o collegare Torino a Lione (già collegati da un altro tracciato) ma di mettere in piedi - in compartecipazione con i soliti noti - l’“affare” delle Grandi Opere, per giunta aggirando qualsiasi norma e principio di tutela per mezzo della famigerata Legge Obiettivo ideata dal ministro Pietro Lunardi che consente di aggirare qualsiasi ostacolo frapposto dalle amministrazioni locali, in nome di una presunta preminenza dell’interesse “pubblico”. E, invece, che l’interesse sia preminentemente “privato” è ormai assodato, soprattutto dopo la selva di commi della Finanziaria 2007 che riconducono in carico allo Stato l’onere dei lavori e dei debiti non coperti né dai privati né dalle Ferrovie dello Stato, a loro volta ridotte in ginocchio da Elio Catania, un altro grande manager della squadra di Berlusconi- Tremonti-Lunardi.
Nella pagina curata da Mondani e da Mirko Ciotti si fa anche un preciso quadro del giro degli appalti:

«Ai manager e alle ditte di Tangentopoli le commesse delle Ferrovie dello Stato». Si tratta di sette consorzi cui vennero assegnate le concessioni per la progettazione e la costruzione di altrettante tratte: - al Consorzio Iricav Uno (Iri) la Roma-Napoli, con la partecipazione dell’Iritecna al 40% (socio pubblico) e, al 60%, dei partner privati Ansaldo, Astaldi, Iola, Vianini (Caltagirone), CCC Bologna (Legacoop);
- al Consorzio Iricav Due (Iri) la Verona-Venezia, con Iritecna al 40% e soci Ansaldo, Del Favero, Girola, Salini e Torno;
- al Consorzio Cepav Uno (Eni) la Milano-Bologna, con Snam Progetti al 35% e partner Acquater, Saipem, CCC Bologna (Legacoop), Rendo (uno dei “quattro cavalieri” di Catania), Manzi e Pizzarotti;
- al Consorzio Cepav Due (Eni) va la Milano-Verona, con Snam Progetti al 35% e con la partecipazione di Acqua, Saipem, Ferrocemento, Fioroni, Maltauro, Todini;
- al Consorzio Cav (Fiat) viene assegnata la Torino-Milano, general contractor la Cogefar al 35%, partner Grassetto, Costanzo (il secondo dei cavalieri catanesi), Recchi, Gambogi;
- al Consorzio Cavet (Fiat) va la tratta Bologna-Firenze, ed è sempre la Cogefar il general contractor al 35% con partner Lodigiani, CRPL e CMC Ravenna (Legacoop), Itinera (di Marcellino Gavio) e Federici; - infine,
al Consorzio Cociv viene assegnata la Genova-Milano, i cui soci sono Grassetto, Del Prato, Itinera (Gavio), Gambogi, Cer e Civ.
Interessante che tutti i consorzi siano nati tra luglio e dicembre 1991, quando presidente del Consiglio era Giulio Andreotti al suo settimo incarico, e quando si costituì anche Tav Spa, societàà partner delle Ferrovie dello Stato per l’assegnazione dei lavori. Siamo andati a verificare se quello che ha scritto Mondani corrisponda ancòra alla realtà.
Non è difficile, basta cercare su Google una delle sigle.
Dal sito della Tav vien fuori la lista «aggiornata a novembre 2006» dei general contractors dell’Alta velocità, con l’elenco dei soci.
Si scopre così che l’azionista di riferimento di Iricav Uno adesso è Condotte d’Acqua (34,87%, Astaldi) che con la Pianini (16,28%, Caltagirone) controlla oltre il 50% della tratta Roma-Napoli.
La Fintecna, societàà pubblica subentrata a Iritecna, è scesa allo 0,01%. Idem nell’Iricav Due, dove il privato di riferimento è Astaldi (32,99%) che con Impregilo (12%, Romiti) e Condotte d’Acqua (10%) controlla il 52,99% della Verona-Padova.

HANNO DETTO CHE ERA UNA PROVOCAZIONE E INVECE E’ PERSI O AL DI SOTTO DEI 66 MILIARDI 617 MILIONI, AI PREZZI ATTUALI, CALCOLATI DA UN ISTITUTO DI RICERCA.

Mantiene il controllo di Cepav Uno sulla Milano-Bologna la Snam Progetti dell’Eni (50,10%), assieme alla CCC Bologna (Legacoop) salita al 21,34%. E lo mantiene anche (al 40%) in Cepav Due, sulla Milano-Verona, assieme alla Saipem (12%), altra societàà dell’Eni, con Condotte, Garboli, Maltauro e Pizzarotti ciascuno al 12%. Sulla Milano-Torino (Cav) la fa da padrone Impregilo (Romiti) che controlla da sola il 66,50%, con Condotte e Maire in posizione minoritaria. La stessa Impregilo sale fino al 75,983% nel Cavet sulla Bologna-Firenze, con la partecipazione minoritaria di due societàà di costruzione della Legacoop: la Cooperativa Muratori e Cementisti e il Consorzio Ravennate di Produzione e Lavoro. Infine il Cociv che opera sul cosiddetto Terzo Valico è saldamente in mano alla Tecnimont (50,50%) che con Impregilo (44%) ha il controllo quasi totalitario del consorzio cui partecipano con una quota “di bandiera” le Cooperative di Produzione e Lavoro (3%, Legacoop), la Civ (Collegamenti integrati veloci, 2%) e le Condotte d’Acqua con lo 0,50%.
Per i privati, però, partecipare vuol dire incassare; non investire, né pagare i conti gonfiati delle Grandi Opere. Ché quelli, dice Paolo Cacciari, li dovrà sanare a sangue di papa la mano pubblica.

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