Nella città con il 20% di migranti, la comunità curda è tra le più ampie. Negli anni ha aperto centri culturali, delle donne, dei giovani. E ora esprime la sua rabbia per una politica incapace di reagire alla propaganda e le aggressioni dell'ultradestra.

 Ieri non c’era città tedesca che non avesse risposto all’appello della campagna #RiseUpForRojava: Dresda, Berlino, Francoforte, Monaco, Colonia, Lipsia. Decine di presidi per protestare contro la violenza fascista che la notte precedente ha bagnato di sangue la cittadina di Hanau.

Ad Amburgo davanti alla sede dell’AfD, il partito di ultradestra che da anni accende xenofobia e razzismo. Ad Hanau a Marktplatz in centinaia alle 18 hanno acceso candele di commemorazione per le vittime e di rabbia per l’aumento di attacchi dell’estrema destra alle comunità migranti. Tra queste quella curda, numerosissima in Germania e nella stessa Hanau, con il suo 22% di popolazione migrante su 100mila abitanti totali.

I due cafè presi di mira erano gestiti da curdi, curde due delle vittime, Gökhan Gültekin e Ferhat Unvar, figlio di un giornalista del quotidiano Yeni Ozgur: «I luoghi colpiti sono quelli dove si riuniscono i giovani curdi di Hanau – ci dice al telefono Dilda Roj, membro dell’organizzazione delle donne curde a Colonia – La comunità curda è molto ampia, rifugiati politici hanno iniziato ad arrivare lì negli anni ’60 e ancora oggi in tanti arrivano dal Rojava. Negli anni sono stati aperti centri culturali, associazioni delle donne, dei giovani. È una rete molto organizzata, forse per questo è stata presa di mira». «Qualche anno fa ad Hanau venne attaccata la manifestazione per il Newroz, ci furono dei feriti. Ma gli abusi e le aggressioni fasciste stanno aumentando, continuamente, e la politica non sta facendo nulla per frenarle e punirle».

Dice lo stesso Kon-Med, l’associazione che riunisce le comunità curde in Germania: «Siamo arrabbiati perché i leader politici di questo paese non si oppongono con risoluzione alle reti di ultradestra e al terrorismo di ultradestra». «Questi attacchi – continua Dilda – sono frutto della percezione sbagliata delle cause dei problemi sociali ed economici. Nelle aree più povere le persone sono più soggette alla propaganda della destra. Ad Hanau, una città non ricca come la vicina Francoforte, i migranti fanno lavori umili, sono badanti, camerieri, muratori».
A organizzare la veglia ieri è stata l’Hanau Democratic Kurdish Society Center, cuore della comunità curda locale che durante la giornata aveva visto arrivare spontaneamente alla sua porta i familiari delle vittime.

21.2.2020 

di Chiara Cruciati
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