Contratto non rinnovato per cinque lavoratori stranieri impiegati in un'azienda agricola di Isola Sant'Antonio: “avevamo chiesto un aumento della paga da 5 a 6 euro all'ora

CRONACA – Hanno lavorato con contratti a termine o a chiamata per circa dieci anni ma, nei giorni scorsi, a cinque dei braccianti non è stato rinnovato il contratto. La denuncia parte dal Cub, sindacato di base, al quale i braccianti sono iscritti.

Sono una trentina i braccianti impiegati dall'azienda di Isola Sant'Antonio che produce ortaggi per la grande distribuzione. Contratti a termine, o a chiamata, rinnovati di anno in anno. “Alcuni di noi lavorano per l'azienda da oltre dieci anni”, spiegano i lavoratori. Il motivo dell'interruzione del rapporto: “avevamo chiesto un aumento, da 5 euro all'ora a 6, 7 euro”.

Il sindacato parla di miserabile pretesto” quello addotto dall'azienda. “Il sindacato aveva proposto – spiega il segretario provinciale Miguel Arismendi – qualora ci fosse stato un calo lavorativo di ridistribuire il lavoro tra tutti i presenti. E il titolare si era dichiarato d'accordo”.

“Si tratta – prosegue il sindacalista – di un atteggiamento padronale che mira a “dare un esempio” a chi osa alzare la testa e a richiedere i propri diritti, rispetto al quale in sindacato ha già chiesto un incontro urgente”.

Tempo fa, ricorda sempre il sindacato, l'azienda era stata oggetto di un controllo da parte della guardi di Finanza e dell'ispettorato al Lavoro per la presenza di lavoratori irregolari. In azienda era presente anche una lavoratrice in maternità.


Secondo il sindacato, “continua in bassa valle Scrivia la violazione di leggi e contratti nelle campagne, lo sfruttamento dei lavoratori immigrati e le condizioni di lavoro non stanno, di certo, migliorando. Chiediamo agli organi ispettivi di effettuare le verifiche e i controlli del caso”

16/11/2018

Irene Navaro

 

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