27 ottobre 2005.
Permessi per lavoro, diritto al voto, cittadinanza, una legislazione più giusta. Non è avaro di suggerimenti il dossier "Immigrazione e globalizzazione" della Caritas, elaborato in collaborazione con Migrantes. E mons. Francesco Montenegro, presidente della Caritas italiana, non risparmia un duro attacco alla legge Bossi-Fini: ha causato, spiega, la "precarizzazione" della condizione degli immigrati. 

Quest'anno il lavoro, a cominciare dal titolo, vuole evidenziare come "l'immigrazione è un potente fattore di cambiamento e di sviluppo nel mondo e gli immigrati sono i promotori di una globalizzazione più umana". "Bisogna operare per una progettualità dell'accoglienza - si legge nel report - nella convinzione che la più grande minaccia alla sicurezza non è la diversità bensì l'esclusione sociale: lo slogan immigrazione e globalizzazione' esprime questa esigenza". 

I numeri
Nel 1970 gli immigrati in Italia erano 144.000, meno degli italiani che in quell'anno avevano preso la via dell'esodo (152.000). A 35 anni di distanza la situazione è radicalmente cambiata. Il dossier stima che oggi gli stranieri regolarmente soggiornanti sono 2 milioni e 800 mila, all'incirca lo stesso numero di Spagna e Gran Bretagna. Nell'Ue l'Italia viene subito dopo la Germania (7,3 milioni) e la Francia (3,5 milioni), mentre insieme alla Spagna è lo Stato membro caratterizzato da ritmi d'aumento più consistenti.
Gli sbarchi
Nel 2004 sono sbarcate 13.635 persone, in prevalenza nei mesi estivi, soprattutto in Sicilia. I flussi di ingresso irregolare nell'Ue ammontano annualmente a circa mezzo milione. In Italia l'arrivo via mare incide solo per il 10% del totale, mentre un altro 15% passa attraverso le frontiere e i tre quarti sono persone entrate con regolare visto e fermatesi oltre la scadenza.
Il 2004 è stato un anno di afflusso medio, con 131mila ingressi stabili. Protagonisti nell'accesso al lavoro sono la Romania (40% dei visti), quindi Albania, Marocco e Polonia, con quote tra il 15% e il 10%. 

Il futuro
"Il futuro dell'Italia - ha sottolineato Franco Pittau, coordinatore del Dossier - sara' simile a quello attuale del Canada dove un sesto della popolazione è nato all'estero". A questa situazione occorre rispondere concretamente: Pittau ha avanzato "l'ipotesi di un permesso di soggiorno per la ricerca del posto di lavoro, come suggerisce il recente Libro verde dell'Ue da integrare con la Possibilità à di convertire in soggiorno per lavoro i permessi per studio, turismo o visita".
 

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