Ai partecipanti al convegno Bioforum auguriamo buon lavoro! Bracco, Vicuron: due realtà su cui riflettere.


Bracco di Lambrate al via la chiusura della produzione (reparto Farma), della Ricerca con la cassa integrazione straordinaria e i trasferimenti a Ivrea e a San Donato e l’outplacement e … più avanti i licenziamenti.
Dopo la cassa integrazione di luglio per 11 lavoratori (Bracco Spa) e 16 operatori della Ricerca (Bracco Imaging) la procedura cigs (cassa integrazione straordinaria) continua a colpire inesorabilmente i lavoratori e a settembre i lavoratori della ricerca stanno subendo un’altra ondata di espulsioni. Per ora i numeri sono piccoli ma è solo l’inizio e dietro ogni numero c’è un uomo, una donna in carne ed ossa con i suoi problemi.
Le scelte che la direzione, la proprietà del gruppo Bracco si appresta a mettere in atto con il consenso dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e Confail sono il sacrificio di 355 posti di lavoro con i loro carichi di problemi famigliari e sociali per salvaguardare le performances del profitto, degli azionisti. Per il sindacato di base CUB (Confederazione Unitaria di Base) questo non è condivisibile e va contrastato.
E’ da anni che riducono l’occupazione con i licenziamenti volontari, con la mobilità, con i trasferimenti di parti della produzione ma ora si colpisce senza via di scampo. Grandi paroloni sulla Ricerca mentre si chiude a Lambrate e si cercano volontari che accettano di sradicarsi da Milano per andare a Ivrea: la societàà incasserà lauti finanziamenti mentre ai lavoratori resta la difficoltà di dire No alla azienda, di accettare il trasferimento lontano da casa pur di evitare (la vergogna e la difficoltà) la cassa integrazione e sperare di trovare al più presto qualche alternativa più vicino a casa. Gli accordi sindacali prevedono tempi lunghi per il taglio definitivo con i licenziamenti e il loro obiettivo è quello di rendere ogni reazione individuale, di piccoli gruppi e inconsistente.
La presidente della Assolombarda (Diana Bracco) vorrebbe che il governo facesse a Milano il polo della innovazione e questo dovrebbe significare un aumento della Ricerca in molti campi… Ma il gruppo Bracco va in controtendenza e punta ad eliminare da Milano i lavoratori della Ricerca.
Questo piano non va bene, va contro gli interessi generali della societàà civile e dei lavoratori e contro lo sviluppo del paese. A meno che si pensi che quando si parla di Ricerca in Italia si parli di finanziamenti ai padroni, alle multinazionali che mascherano i tagli dei posti di lavoro e la …. Ricerca continuano a farla in altri paesi..
Sono in molti a predicare bene … e ancora troppi a razzolare male.
Il sindacato di Base CUB anche se è rimasto il solo sindacato che denuncia e contrasta le scelte della direzione è e sarà a fianco dei lavoratori per cercare di costruire una strada alternativa a quella della espulsione dal posto di lavoro.
Salutiamo i lavoratori Vicuron e solidarizziamo con la loro lotta contro la Pfizer che vuole licenziarli.
La Ricerca: il futuro … è la precarietà???
Per chi non lo sapesse, lavorare in ricerca non è una maniera oziosa di far passare il tempo lavoricchiando di tanto in tanto nella speranza di raggiungere dei risultati, questo è ciò che vogliamo dire ai cittadini milanesi, ai quali ci rivolgiamo, innanzitutto per molti Ricerca significa lavorare nelle Università andando avanti a borse di studio con le quali a Milano si riesce a fatica a pagare un affitto, poi bisogna anche mangiare e tutto il resto……
Ma questo è anche un fenomeno che si comincia a conoscere, della precarietà dei ricercatori universitari che restano tali ben oltre i trent’anni e di quelli che fuggono all’estero, la “famosa fuga dei cervelli”.
Ma se Atene piange Sparta non ride, nel privato per la ricerca non sono certo rose e fiori…….., innanzitutto la precarietà: ti assumono con contratto da stagista annuale, con rinnovo semestrale, per pochi soldi, senza contributi, ferie, malattia e TFR; uno dice, certo in uno stage si lavora per imparare, è previsto un “tutor” che segue l’operatore stagista nelle operazioni di laboratorio, invece eccoti lo stagista che svolge operazioni di laboratorio in cicli di sintesi (quanto pericolose?), il tutto in autonomia (??).
Ma la precarietà non finisce qui, ci sono i contratti triennali FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base), quelli in cui il datore di lavoro con i soldi pubblici (attraverso il MIUR) si appropria dei risultati del lavoro di ricerca svolti dall’operatore con contratto a termine.
E i molti altri con i contratti a termine tra i ricercatori che “sperano” di essere nel risicato numero dei lavoratori confermati a tempo indeterminato.
Certo che con questo “ben di dio di lavoratori freschi”, in forze fisicamente ed intellettualmente, precari e malpagati, a qualche imprenditore può anche venire in mente di eliminare i ricercatori che godono della sicurezza del posto di lavoro, che è quello che accade alla Ricerca Bracco, smantellata con i trasferimenti a 140 km dalla sede di lavoro e la cassa integrazione per chi non ce la fa.
La ricerca oggi a Milano e in Italia è un business a volte nemmeno finalizzato a trovare soluzioni per la salute delle persone che soffrono in cui si rastrellano brevetti per miliardi di dollari come nel caso Vicuron.
Svanisce sempre più il nobile concetto del ricercatore che svolge un mestiere con passione alle dipendenze delle Università (nobili istituzioni che perseguono nobili obiettivi??).
Difficile anche trovare l’imprenditore che persegue l’intento di trovare nuove molecole unendo l’utile per l’umanità al proprio. Oggi troviamo un coacervo di imprenditori e multinazionali che hanno allungato le mani sull’istituzione universitaria, pagando attraverso consulenze i baroni universitari che ”collaborano” con gli istituti di ricerca privati insieme agli studenti borsisti o addirittura con gli studenti in “Tesi” che lavorano così gratuitamente arricchendo docenti e imprenditori, nel nome del cosiddetto “mercato”.
In questo contesto l’unico nobile valore rimasto è la passione dei ricercatori di ogni età.
Crediamo che per continuare questo mestiere sia necessario anche avviare un percorso di lotta che permetta di salvare posti di lavoro ed uscire dall’inferno della precarietà.
Milano, 18 settembre 2006

ALLCA-CUB 

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