- LIBERTA’ DI MOVIMENTO OLTRE LE BARRIERE  DELLO SFRUTTAMENTO;
- PERMESSO DI SOGGIORNO SGANCIATO  DAL LAVORO;
-  DIRITTO AL RISCATTO  DEI CONTRIBUTI INPS VERSATI;
- CONTRO LE NORME TRUFFA  DEI  SOCI- DIPENDENTI DELLE COOPERATIVE;
- DIRITTO ALLA CASA, SENZA L’IDONEITA’ DELL’ALLOGGIO;
- AMMINSTIA DEI REATI AMMINISTRATIVI DEI VENDITORI AMBULANTI;
- DIRITTO DI CITTADINANZA, DI VOTO E DI ASILO.  

FUORI DAI SINDACATI CONCERTATIVI
PER L’AUTOORGANIZZAZIONE NEL SINDACATO DI BASE;

INVISIBLE WORKERS OF THE WORLD
 
Verona, 3 giugno 2006:

ASSEMBLEA

SALA LUCCHI – STADIO BENTEGODI
ORE 15:00

SALARIO DIRITTI DIGNITA’

Coordinamento Migranti Verona, Coordinamento stranieri di Vicenza.


ADL-Padova –CUB Veneto – Movimento Antagonista Toscano
si invitano le associazioni,  i movimenti a dare la loro adesione e partecipare all’iniziativa.
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 Partenza dalla sede di vicenza, stadio menti  ore 14.15. IN  AUTOBUS.

INFORMAZIONI…..CUB  Vicenza.
Confederazione Unitaria di Base
via Natale del Grande 21-36100 Vicenza – tel. 0444514937

 
MIGRATIONS MOVEMENTS AND BORDERS CONTROL IN THE EUROPEAN SPACE
 
An international workshop Uninomade – Laboratorio territoriale del Nordest

Verona, June 3th 2006  ore 10,30  sala lucchi - stadio bentegodi.
Pomeriggio assemblea nazionale migranti e precari

 
MANUELA BOJADZIJEV (Universität Frankfurt am Main)
SANDRO CHIGNOLA (Università di Padova)
SANDRO MEZZADRA (Università di Bologna)
YANN MOULIER BOUTANG (Université de Compiégne - Centre Fernand Braudel of Binghamton University, New York)
NICO SGUIGLIA (Malaga – Indymedia Estrecho)

Parigi, aprile 2006, centinaia di miglia di giovani, lavoratori, studenti,  docenti attraversano i boulevards e occupano licei e università, le fabbriche del sapere, rifiutando un futuro di precarietà.
Los Angeles, 1 maggio 2006, mezzo milione di lavoratori invisibili occupa il centro della città. Centinaia di migliaia di migranti escono dalla clandestinità nelle metropoli americane e si riuniscono per desalambrar, per buttare giù, il muro che li separa dallo spazio pubblico.
Roma, Milano, Firenze, Napoli, lavoratori dei call center, occupanti di case, disoccupati   impongono la loro condizione sociale attraverso la lotta per il lavoro e la casa.
Parigi e Los Angeles, Milano, Firenze, Napoli,  bruciano di indignazione e di desiderio. Di futuro.
 
Eventi che disegnano le coordinate di un nuova fase del movimento globale. Precarietà e migrazione. Eventi che marcano il nuovo terreno della battaglia per i diritti nei luoghi di lavoro e nella societàà.
 Il lavoro migrante è  oggi attestato in luoghi cruciali della fabbrica produttiva, sociale, globale e tuttavia occultato, rimosso, confinato nelle banlieues informali delle città e del territorio.
 Il lavoro precario: la soggettività  di classe, moltitudinaria, indocile di una generazione che ha molto di più da perdere che le proprie catene.
 
Riteniamo che precarietà e migrazione – lo ha dimostrato anche il successo dell’Euromayday del 1 maggio a Milano- rappresentino il terreno del conflitto sociale della nuova fase economica e sociale.
Che attorno alle esperienze di lotta che si sono mosse,  anche qui nei nostri territori, debbano annodarsi le reti di un nuovo spazio sindacale e politico europeo.
 
CPT (centri di permanenza temporanea) e accordi bilaterali per gestire le espulsioni dei clandestini; processi di governance orientati a massimizzare lo sfruttamento imbrigliando il lavoro in figure contrattuali che lo rendano erogabile a tempo, smantellamento del welfare e sua sostituzione con strumenti di mercato sono dispositivi il cui marchio europeo permette di legittimare politiche nazionali e rappresentano la risposta del capitale finanziario ed economico, alla mobilità e all’autonomia del lavoro vivo.
 
Riteniamo che allo spazio europeo del comando si opponga uno spazio europeo delle lotte.
E che le lotte abbiano perimetrato – da Genova in avanti – un’area della condivisione i cui limiti possano essere ulteriormente allargati. L’autorganizzazione dei conflitti di lavoro, la disobbedienza sociale e l’azione diretta, l’occupazione di case da parte di precari e migranti, il blocco degli sfratti e la resistenza al razzismo, il lavorare sindacalmente e politicamente alla costruzione di reti europee e transnazionali di movimento e dentro di esse, rappresentano la base sulla quale muoverci e la direttrice per un nuovo percorso.
 
Si tratta di accettare il fatto che i processi di autorganizzazione del lavoro precario e migrante hanno raggiunto una soglia dalla quale non è dato recedere.
 
Si tratta di coniugare autorganizzazione sindacale, resistenza sociale, lotta al razzismo e battaglia sui diritti.  Di produrre un quadro di articolazione delle lotte per i diritti sociali di migranti e precari che espanda la potenza di soggettivazione del lavoro vivo registrando l’eccedenza che esso dimostra rispetto agli schemi di compatibilizzazione e di imbrigliamento con cui sindacati e partiti della sinistra sovranista e di “governo” cercano di esorcizzarla.
Non sarà certo “umanizzando” i CPT e la Legge 30 che, per restare in Italia, verrà realizzato il superamento delle questioni che le molecolari insorgenze del lavoro migrante e precario hanno posto negli ultimi cinque anni.
 
Si tratta di imporre un’agenda sindacale e politica volta a creare conflitto scavando nelle contraddizioni che si aprono nell’incrocio di legge 30 e legge Bossi-Fini e di porsi in continuità con il ciclo di lotte degli ultimi anni: di rivendicare lo sganciamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, di pretendere i contributi versati dai migranti per la pensione senza aspettare il raggiungimento dei 65 anni, di smascherare la finzione per cui i lavoratori migranti e non vengono assunti come soci di cooperative che però si riservano il diritto di licenziarli quando piace a loro. E, su di un terreno politico più generale, di rivendicare l’amnistia per i reati connessi alla Bossi-Fini e alle lotte contro di essa: la cancellazione delle condanne per aver venduto merce che è “falsa” quanto lo è quella delle grandi firme o per non aver obbedito al foglio di via, una sanatoria generalizzata per chi non si trovi in regola col permesso di soggiorno, il riconoscimento del diritto alla casa per chi l’abbia occupata e quello di lottare, anche disobbedendo alla legge, per i propri diritti sociali.
 
Recuperare reddito, scavare contraddizioni nella giungla dei rapporti di lavoro della finzione cooperativa, rivendicare diritti di mobilità e di formazione, autoassegnarsi le case e, per restare per un momento al dispositivo di legge italiano sull’immigrazione, pretendere i contributi e il TFR con cui Bossi e Fini vorrebbero finanziare la costruzione di quei CPT di cui noi rivendichiamo, invece, lo smontaggio e il sabotaggio, sono i punti nodali su cui costruire piattaforme di lotta in cui connettere i mille fili delle vertenze che le lotte hanno aperto nei nostri territori.  
 
Riteniamo che sul terreno della migrazione siano state sperimentate forme di invisibilizzazione
, precarizzazione e sfruttamento destinate ad essere estese all’intero mondo del lavoro. Spezzare la connessione tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro,  abolire  la certificazione di idoneità dell’alloggio per accedere al diritto di ingresso e di residenza sul territorio e revocare la politica delle quote che subordina il lavoro e la sua autonomia alle esigenze del mercato, significa tenere aperto, a partire dalle concrete lotte dei migranti, lo spazio del conflitto per i diritti sociali di tutto il lavoro invisibile e precario.
 
Si tratta di saldare autorganizzazione sindacale e conflitto in nuovi percorsi di protagonismo politico
. Di generalizzare le vertenze in una dimensione locale, metropolitana ed europea.
Nella metropoli diffusa del nord del paese (e nel cuore dell’Europa) – da Trento a Bologna, da Trieste alla Toscana, da Milano a Venezia – sui processi dell’accumulazione flessibile si sono sviluppate esperienze di lotta e di autorganizzazione che si tratta di connettere e di potenziare. Riteniamo che le forme di autorganizzazione che lavoratori fissi,  precari e migranti si sono dati rappresentino un dato emblematico in questo senso. Sportelli, mobilitazioni diffuse, occupazioni di case, scioperi e vertenze, processi di sindacalizzazione dal basso autonomi ed indisponibili al paternalista concertazionismo di CGIL, CISL e UIL vanno posti in rete per dispiegare una nuova agenda del conflitto.
 
L’autonomia dei movimenti è tale di fronte a qualsiasi governo.
 
Il lavoro contro il dispositivo complessivo della legge Bossi-Fini, della Turco-Napolitano che l’ha preceduta, quello in cantiere rispetto alla legge che verrà, e per i diritti soggettivi del lavoro migrante ha sedimentato consapevolezza e organizzazione. Un patrimonio di analisi e di lotte. CPT, erogazione di contratti di lavoro a termine, bassi salari, negazione dei più elementari diritti sociali hanno progressivamente saldato piattaforme rivendicative generalizzabili all’insieme del lavoro precario.
 
Riteniamo sia tempo di dare vita a una rete degli invisibili, dei lavoratori e dei precari che agisca sui nostri territori come parte e come punto di snodo di uno spazio europeo delle lotte e del conflitto.
¡ VAMOS A DESALAMBRAR !

Il nostro tempo è qui e comincia adesso.         (documento provvisorio )

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