Di amianto ci si ammala, e si muore. Si è conclusa alla fine del 2008 una lunga battaglia riguardante sul diritto alla maggiorazione contributiva per prolungata esposizione alle fibre di asbesto.


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Con una sentenza la FLMUniti-CUB e l’AEA hanno visto riconoscere ai lavoratori questo importante diritto.
La Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti della Confederazione Unitaria di Base, insieme all’Associazione Esposti Amianto, dopo una battaglia iniziata nel lontano 1996, hanno ottenuto da parte della magistratura del lavoro il riconoscimento alla maggiorazione retributiva, previsto dall’articolo 13, comma 8, della legge 257 del ’92, per i lavoratori esposti per tempi prolungati all’amianto.
E’ infatti nel dicembre del 2008 che è stato pienamente stabilito questo principio, in seguito a una lotta che ha interessato non soltanto i metalmeccanici appartenenti a questo sindacato di base e a  quest’associazione, ma anche lavoratori di altre categorie, dai marittimi ai ferrovieri, fino ai coibentatori.
I lavoratori, direttamente interessati dal provvedimento,  hanno subito un’esposizione decennale a questa fibra, che ricordiamo causa due patologie tumorali quali il mesotelioma pleurico e il calcinoma polmonare.
Ricordiamo che agli inizi, oltre a posizioni abbastanza contrastanti circa il definitivo accertamento di pericolosità di questo elemento in seno alla stessa comunità scientifica, esisteva anche un problema a livello di percezione, e quindi di credibilità, più generale.
Quello del 2008 è un primo epilogo, dopo quello del 2001, in cui il riconoscimento in questione era stato, almeno in parte, già dato. Nell’immediato futuro sono attese ulteriori sentenze che potrebbero ulteriormente rafforzare questi diritti.
Per citare un esempio concreto, Il lavoro di ricognizione e bonifica che l’AEA, ha compiuto nella provincia siciliana di Ragusa, associandolo a un’attività di informazione e prevenzione, è stato fondamentale.
Sotto il profilo della giurisprudenza,
la sentenza in questione è successiva a un’altra, del 10 ottobre dello stesso anno, risultante da un’iniziativa promossa da altra OOSS.
In una valutazione più generale, anche se di grande importanza, entrambi i provvedimenti risultano tradivi poiché escludono dal beneficio di legge un più che discreto numero di lavoratori, nella migliore delle ipotesi già pensionati da oltre cinque anni, e nella peggiore ammalatisi  o, peggio, deceduti.

Milano 12 2 2009

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