Affisso in tutti i luoghi di lavoro un manifesto con la scritte “1.300 morti e 1.500.000 feriti all’anno per realizzare un maggiore profitto” e “Tolleranza zero e sanzioni penali per chi causa omicidi sul lavoro”, con la foto del cadavere di un lavoratore. Stop ai morti sul lavoro

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Stop ai morti sul lavoro

Le organizzazioni dell’industria, dei servizi, dei trasporti e della scuola in una campagna di mobilitazione nazionale.
Tra rammarico e chiacchiere continua lo stillicidio dei morti sul lavoro, senza evidenziare i reali motivi che li determinano.
Una lunga lista che approssimata per difetto conta ogni anno una media di circa 1.300 morti e di 1.500.000 feriti sui luoghi di lavoro.
Uno stillicidio in cui, dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, nel nostro Paese più di centomila uomini, donne e ragazzi sono stati ammazzati per profitto.
Nei fatti, una casistica anche di molto superiore ad alcune delle più sanguinose guerre.
Si è anche calcolato che in una sola ora avvengono circa 360 incidenti sui luoghi di lavoro.
La causa di tutto ciò è la mancanza parziale, e totale, inosservanza da parte delle imprese delle più basilari norme di protezione previste dalla legge.
La causa degli omicidi sul lavoro è in sostanza riconducibile alla realizzazione di un maggiore profitto a discapito della sicurezza, nella quale non si investe.
L’attuale livello tecnologico permetterebbe infatti di eliminare gli omicidi sul lavoro, se soltanto venisse impiegato all’interno delle unità produttive come previsto dalla legislazione.
Le organizzazioni della CUB FlmUniti (metalmeccanici), Flaica (commercio e multi servizi), Allca Chimici, CUB Sanità, CUB trasporti, CUB Tessili, CUB Edili, CUB Informazione e CUB Scuola avviano una campagna nazionale che oltre al manifesto prevede assemblee e iniziative di lotta di vario genere per contrastare questo devastante allarme sociale.

Milano febbraio 2009

Confederazione Unitaria di Base
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