OPERAI MORTI AMIANTO: Condannati dal Tribunale di Venezia, II Sezione Penale i vertici della societàà Fincantieri, dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale

 
comunicato stampa

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Una sentenza che fa verità sulle inaccettabili condizioni di lavoro che hanno causato la morte di undici operai (e quelle di tre delle mogli che lavavano le tute dei Loro mariti) perché, Loro malgrado, esposti alle fibre di amianto in assenza di qualsiasi informazione sui rischi e dei sistemi di prevenzione collettivi ed individuali presso i Cantieri Navali Italiani Fincantieri di Marghera-Venezia
Ieri sera, il Tribunale di Venezia, II Sezione Penale, Giudice monocratico Dr.ssa Barbara Lancieri, ha emesso sentenza di condanna dei sette imputati - (il vertice della societàà Fincantieri: dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale) - che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri Navali Italiani Fincantieri S.p.A. di Marghera-VE, causando la morte di undici operai per patologie neoplastiche amianto-correlate (nove casi di mesotelioma della pleura e due casi di carcinoma del polmone) perché, Loro malgrado, esposti negli anzidetti cantieri alle fibre/polveri cancerogene di amianto, nonché per le morti, per mesotelioma della pleura, causate alle mogli di altri tre lavoratori che, per anni, inconsapevolmente,  avevano lavato le tute dei rispettivi mariti.
Dopo quattro anni di processo, la sentenza di condanna dei sette imputati alla pena di reclusione da anni due e mesi otto ad anni tre anni e mesi otto, è stata letta nell’aula bunker di Mestre gremita dai famigliari delle Vittime, da lavoratori, lavoratrici, popolazione, nonché da rappresentanti di Medicina Democratica, dell’Associazione Esposti Amianto, della FIOM e da una folta delegazione della Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.) con il Coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni.
Una sentenza che ha fatto verità sulle cause di queste morti operaie portando anche un po’ di giustizia - purtroppo postuma - per le Vittime e per i Loro cari.
Questa sentenza deve anche suonare da monito per padroni ed istituzioni ad ogni livello: ogni lavoratore e lavoratrice ha il diritto inalienabile al rispetto della propria dignità e personalità, ovvero alla piena tutela della propria salute ed integrità psico-fisica e, la prevenzione dei rischi e delle nocività non può, mai, essere un optional per l’impresa; viceversa, essa costituisce un obbligo tassativo costituzionalmente sancito.
Medicina Democratica e la Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), parti civili costituite nel processo, sono orgogliose di aver fattivamente contribuito con i propri consulenti tecnici e con l’Avv. Laura Mara ad affermare verità e giustizia.
Non va neppure taciuto anche un altro messaggio che giunge da questa sentenza: i lavoratori e le lavoratrici (così come la popolazione autoorganizzata) debbono (ri)scoprire la partecipazione e la lotta per affermare la salute e l’ambiente salubre in ogni luogo di lavoro, così come in ogni altro dove della societàà.
Non va mai dimenticato che senza la partecipazione e la lotta dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio,  non è data né prevenzione dei rischi né salute né ambiente salubre.

Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.)
Medicina Democratica


Milano 23 Luglio 2008

 

 

 

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