No al piano Intesa Sanpaolo. Il sindacato Cub-Sallca chiama allo sciopero giovedi 28 giugno ’07

 
Comunicato Stampa (e conferenza stampa)

No al piano Intesa Sanpaolo. Il sindacato Cub-Sallca chiama allo sciopero giovedi 28 giugno ’07 contro i peggioramenti previsti:
esuberi e carenza di organici, accentramenti e trasferimenti che creano disagi ai lavoratori e disservizi ai clienti.
A Milano in Piazza Ferrari 10 (angolo Teatro alla Scala, via Filodrammatici) dalle 9,30 presidio dei lavoratori e il 28 giugno alle 11 conferenza stampa (sarà presente delegazione della segretaria nazionale).
La Cub-Sallca ha proclamato lo sciopero nazionale, per l’intera giornata del 28 giugno, per il gruppo Intesa Sanpaolo e per Cariparma e Friuladria per opporsi ai peggioramenti provocati dalla fusione.

Il sindacato di base chiama i lavoratori alla mobilitazione per:
-    ottenere un accordo di fusione in Intesa Sanpaolo che unifichi al livello più alto le attuali condizioni lavorative;
-    superare gli accordi già firmati dagli altri sindacati per le filiali cedute a Friuladria e Cariparma, ottenendo garanzie più elevate e il riconoscimento del diritto di scelta del lavoratore ad accettare o meno la cessione;
-    risolvere i numerosi problemi legati alle condizioni di lavoro nella nuova banca: rischio rapine, pendolarismo, trasferimenti, buste paga sbagliate, gestione degli enti previdenziali.
-    opporsi al tentativo aziendale di procedere a tagli di personale stabiliti a priori a tavolino, ricorrendo al fondo esuberi su base obbligatoria.
La ampia disponibilità dei vertici sindacali ai voleri del gruppo dirigente ha provocato malessere e rabbia e perciò ci sarà il primo sciopero aziendale indetto dal sindacato di base nel settore bancario.

Segreteria Nazionale Cub-Sallca


Breve nota: le due banche, insieme dal 1° dicembre 2006, con 100.000 addetti circa cedono a Credit Agricole due banche (Friuladria e Cariparma, per un totale di circa 4.000 lavoratori) e 200 filiali con circa 2.000 addetti; altre 198 filiali con 2.000 addetti vanno cedute al miglior offerente, in seguito a decisione dell’Antitrust.
Con il fondo esuberi volontario (applicato a chi può andare in pensione nei prossimi 5 anni)  si perdono altri 3.000 posti di lavoro, ma all’azienda non basta: vuole convincere altri 3.000 lavoratori, che non hanno aderito all’offerta, ad andarsene, ipotizzando il ricorso ad esodi obbligatori.

Lì, 26 giugno 2007

FaceBook