Oggi in 6.600 per un concorso del Comune: “in palio” 10 posti negli asili pubblici. Domani altri 8.500 si contenderanno una cinquantina di posti in vari settori dell’amministrazione. In cerca di un futuro certo. 
MIGLIAIA DI PRECARI IN CONCORSO PER UN PUGNO DI POSTI. A MILANO 
Tiboni: “La vera notizia è che tutto questo succede a Milano e non al Sud. Mi pare evidente: il problema è la vita precaria a cui è stata condannata più di una generazione.  Anche dal centrosinistra, con la legge Treu”.   
Milioni di donne e di uomini in Italia lavorano a futuro indeterminato e a salario incerto sgobbando di notte e di giorno, di sabato e di domenica e nelle feste comandate. Sono milioni di persone che non possiedono più né vita né affetti, ormai dati interamente in pegno ai padroni in cambio di assenza di protezioni sociali, in cambio di mancato accesso a casa, sanità, istruzione, libertà d’informazione. E' il precariato, nuovo e cruciale soggetto sociale che ha preso coscienza della sua forza e ora sa anche lottare come si è visto il primo maggio per l’ EUROMAYDAYPARADE e lo sciopero che ha fatto chiudere tutte le catene commerciali.
E adesso è la volta di puntare i fari sul settore pubblico. Oggi alla Fiera di Milano tra i 6.600 aspiranti per 10 posti negli asili del Comune (5 nei nidi e 5 nelle scuole materne) c’erano anche i 600 precari che attualmente già lavorano nelle strutture (peraltro insufficienti) comunali. Mentre spuntano come funghi gli asili privati il Comune non assume i suoi precari e indice un concorso per 10 posti.
“I 10 posti di oggi e i 50 di domani – sottolinea Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB - sono a tempo indeterminato. Ventenni, trentenni e anche alcuni quarantenni (e oggi sono praticamente tutte donne!) fanno a pugni per accaparrarsi un futuro sicuro. Tutto questo accade a Milano, il cuore produttivo del Paese, come suol dire. E’ un bel segnale. Vuol dire che giovani e meno giovani hanno capito che con i contratti atipici si vive molto male, anzi si sopravvive a stento sia in termini economici che psicologici. Non c’è spazio per la vita al di fuori del lavoro perché tutte le energie sono spese lavorando o cercando il prossimo lavoro. E non si risparmia nulla. E non si ha previdenza. E’ pazzesco.
Noi abbiamo creato un nuovo primo maggio proprio per puntare l’accento su questo punto cruciale. La CUB, che da anni si batte per contrastare questa tendenza, ribadisce il NO al destino di una vita precaria e il SI’ al diritto al lavoro stabile, a salari europei, al reddito, allo studio, alla salute, alla previdenza per tutti. La generazione attuale si trova ad essere senza diritti –sottolinea Tiboni – è condannata alla precarietà lavorativa ed esistenziale oggi ed a un futuro incerto e senza copertura sociale e pensionistica domani. Ecco perché sono in tanti a candidarsi per 10 posti negli asili. Anzi sono in tante.  
E domani – continua Tiboni - sarà la volta di altri 8.500, questa volta, anche maschi, per altri posti sicuri nell’amministrazione pubblica. Un tempo i milanesi guardavano con aria di sufficienza i “concorsisti” del Sud. Ora si trovano a fare la fila pur di sopravvivere. E’ un dato preoccupante. 
La CUB da tempo ha sollevato il problema ma dà anche delle risposte. Ad esempio abbiamo appena fatto una proposta per una legge regionale che dovrebbe istituire un reddito sociale minimo al fine di garantire sul territorio la piena attuazione di una politica di sostegno, inclusione e coesione sociale in armonia con i principi espressi nella Carta Istitutiva dell’Unione europea e negli articoli 3,34 e 36 della Costituzione Italiana. Il progetto di legge popolare è all’esame della Regione ed è già partita la raccolta delle 5.000 firme necessarie.   
Questa situazione – conclude Tiboni – non è solo il frutto di politiche liberiste del centrodestra ma anche delle leggi Treu e 30 e di accordi sindacali di Cgil, Cisl e Uil che hanno spalancato le porte alla precarietà”.  
 Milano 13 maggio 004   

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