COMUNICATO STAMPA
Dopo la crisi di fiducia, che ha investito le banche in seguito ai noti scandali finanziari, vi è stato un tentativo di ricostruire un’immagine di affidabilità. In realtà non è cambiato nulla e le banche continuano a fare solo i loro interessi a scapito di dipendenti e risparmiatori. La denuncia è della CUB-SALLCA 
LA CUB DENUNCIA: LE BANCHE CONTINUANO A PRENDERE IN GIRO I RISPARMIATORI- PATTI CHIARI?  PROTOCOLLO “ETICO”? MA CI FACCIANO IL PIACERE… 
La realtà dei fatti ci dice che le pressioni alla vendita e i budget, imposti per piazzare i prodotti più remunerativi per le banche, continuano come e più di prima. Ecco nomi e fatti. Schincaglia CUB-SALLCA <Non c’è rispetto di quel documento, elaborato da noti estremisti, che si chiama Costituzione, che all’art. 47 recita: ‘la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio>. 
Dopo la crisi di fiducia, che ha investito le banche in seguito ai noti scandali finanziari, vi è stato un tentativo di ricostruire un’immagine di affidabilità da parte delle aziende di credito. Prima l’ABI, attraverso il progetto “Patti chiari”, ha cercato di dare un’idea di chiarezza e trasparenza nei suoi rapporti con la clientela.Che tale progetto sia stato giusto una rinfrescata d’immagine è noto alle associazioni dei consumatori più serie. Il secondo tentativo di rattoppare un’immagine consunta è venuto dalla firma, con i sindacati concertativi, del Protocollo sullo sviluppo socialmente sostenibile e compatibile del sistema bancario. Anche rispetto a questo argomento abbiamo espresso un giudizio di totale inadeguatezza.La realtà dei fatti ci dice che le pressioni alla vendita e i budget, imposti per piazzare i prodotti più remunerativi per le banche, continuano come e più di prima. Ce lo confermano le notizie che ci arrivano dalle aziende più importanti. 
In Unicredito il fenomeno della pressione sul personale, per la vendita di prodotti finanziari ad alto rendimento per la banca, ha subito una tregua nel primo semestre dell'anno 2004, soprattutto a causa del crollo di fiducia registrato tra la clientela, in genere, in seguito all'esplodere dell'ennesimo scandalo finanziario sui bond Parmalat di fine 2003. L'ordine imperativo era quello di cercare di tranquillizzare i clienti, sempre più disorientati, per evitare una possibile fuga dal risparmio gestito, con una strategia volta a contenere la perdita di rapporti e dimostrare l'alto livello di professionalità ed eticità della banca. I gestori e consulenti finanziari vedevano ridursi fortemente le pressioni e i monitoraggi assillanti sulla vendita del risparmio gestito. Dopo una breve tregua, però, le pressioni sulla rete per la vendita di nuovi prodotti del risparmio gestito è ripresa come prima. Ai primi di luglio veniva annunciata la partenza del collocamento di nuove linee di gestioni gpf , con previsioni di volumi di vendita enormi e un monitoraggio continuo e asfissiante sull'efficacia dell'azione commerciale. Alcuni direttori di mercato si sono spinti a formulare messaggi, inoltrati con vari mezzi, che contenevano sia pressioni che velate forme di minacce e il chiaro invito a sfruttare il rapporto personale instaurato con il cliente per raggiungere l’obiettivo voluto. 
In Banca Intesa è in corso una campagna per l’aumento della redditività, che si sostanzia nel tentativo di spostare i risparmi della clientela da fondi meno costosi ad altri più remunerativi per la banca (non necessariamente per il cliente). I responsabili più aggressivi spingono i lavoratori a contattare telefonicamente i clienti e sollecitano a operare il cambio in modo sbrigativo e poco rispettoso delle procedure. 
Al Sanpaolo, invece, prosegue l’operazione denominata “profilatura”, in base alla quale i clienti vengono interrogati per definire, in un’apposita scheda elettronica, la loro propensione al rischio. Inevitabilmente, dopo le ultime vicende finanziarie, il quadro generale che emerge rivela una propensione al rischio molto bassa, che impedirebbe, in molti casi, anche le operazioni più banali. Un ostacolo facilmente superabile con la firma per manleva del cliente di turno. Questo macchinoso marchingegno si rivela per quello che è: un fastidioso e gravoso impegno per il lavoratore (spesso il cliente viene convocato e la procedura non funziona…), uno strumento inutile per il cliente, un comodo paravento per l’azienda. 
Si può ancora aggiungere che una recente puntata di Report, dedicata in modo particolare allo scandalo dei prodotti collocati da Banca 121, ha rivelato che una banca, il Credem, sta incredibilmente collocando prodotti molto simili.
Sempre lo stesso programma denunciava l’inadeguatezza dei programmi formativi del personale. Va detto che, dal punto di vista quantitativo, la situazione varia da banca a banca.
Dal punto di vista qualitativo, invece, la formazione si riduce a corsi di tecniche di vendita, dove varie forme di pressione psicologica prevalgono su qualsivoglia approfondimento sul contenuto dei prodotti da vendere.
Esemplare il corso “Colpo vincente” dedicato al personale direttivo di Banca Intesa. I malcapitati partecipanti, tra le varie cose, vengono bendati e invitati a gettarsi nel vuoto (dove dovrebbero acchiapparlo gli altri partecipanti al corso, si spera…..) per introiettare l’esigenza di fidarsi delle direttive che vengono ricevute e dell’aiuto dei propri collaboratori. 
Purtroppo il salto nel vuoto, senza rete, viene destinato ai clienti e ai lavoratori. Cresce, tra questi ultimi, uno stato di disagio, per le continue e ripetute pressioni alla vendita di determinati prodotti, che comincia a sconfinare in preoccupanti patologie di stress e ansia.
Come Cub-Sallca intendiamo denunciare l’attuale situazione e ribadire l’impegno per cambiarla radicalmente. 
Riteniamo necessario che alle parole, che definiscono il ruolo dei lavoratori che si occupano di investimenti (gestori, consulenti, ecc), corrispondano i fatti. Vogliamo che il bancario sia effettivamente un professionista in grado consigliare al meglio il cliente per la tutela dei propri risparmi.
Tutto questo nel rispetto di un documento, elaborato da noti estremisti, che si chiama Costituzione, che all’art. 47 recita: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio”. 
Milano, 4-02-05

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