COMUNICATO STAMPA
Oggi gli incontri a Roma tra sindacati, Powertrain e Fiat sulla cassa integrazione. Powertrain e Fiat procedono a spron battuto nell’allontanamento dei lavoratori e con lo smantellamento di Arese. 
LA FIAT MENTE: DICHIARA CHE NON CHIUDERA’ STABILIMENTI E INVECE CONTINUA A SMANTELLARE ARESE
 
Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB: “L’avevamo già detto nelle scorse settimane: Put o non Put non cambia niente per i lavoratori di Arese. Il punto vero è che la Fiat continua a dire che non chiuderà stabilimenti ma i fatti di Arese dimostrano il contrario. Che vogliano farlo passare sotto silenzio? Anche i sindacati confederali sembra si vogliano occupare di tutto tranne che di Arese” 
Promosso l’accordo di separazione tra Fiat e General Motors i problemi dei lavoratori in cassa integrazione di Arese restano. Il Polo della Mobilità sostenibile resta un progetto su carta e quello logistico si è rivelato un bluff.
Oggi intanto a Roma c’è stata una serie di incontri al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al fine di esaminare le problematiche connesse con la richiesta di Cigs di Fiat-GM Powertrain Italia Srl. L’8 settembre 2004 infatti era stata avviata la procedura di consultazione sindacale relativa alla richiesta di Cigs per riorganizzazione aziendale per i siti di Arese e Mirafiori. 
 “Noi abbiamo contestato sia il metodo che il merito – afferma Pierluigi Sostaro, segretario nazionale CUB - Non si può parlare di cassa integrazione per riorganizzazione quando si chiudono gli stabilimenti. Infatti sono state bloccate le produzioni del motore a sei cilindri ad Arese e quella del motore a 4 ‘Torque’ a Mirafiori.  Per quanto riguarda il merito – prosegue Sostaro – il piano industriale che sta alla base delle sospensioni in Cigs è sbagliato perché segna l’abbandono della Fiat del settore medio alto del mercato dei motori, 6 cilindri, benzina ed eventualmente diesel. Noi, lo ribadiamo, siamo contrari alla cassa integrazione. Il divorzio ci offre argomenti in più per sostenere queste tesi - conclude Sostaro – perché ora la Fiat non avrà più un suo motore a sei cilindri. Quello che a noi risulta particolarmente chiaro è che Powertrain procede a spron battuto nell’allontanamento dei lavoratori”. 
Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB, sottolinea: “L’avevamo già detto nelle scorse settimane: Put o non Put non cambia niente per i lavoratori di Arese. Il punto vero è che la Fiat continua a dire che non chiuderà stabilimenti ma i fatti di Arese dimostrano il contrario. Che vogliano farlo passare sotto silenzio? A questo punto è chiaro che la FIAT mente.  Ed è forse anche giusto sottolineare che anche i sindacati confederali sembra si vogliano occupare di tutto tranne che di Arese.
Inoltre bisogna evidenziare ancora – conclude Tiboni - le grosse responsabilità à della Fiat che, dopo aver preso dallo Stato ingenti finanziamenti, ad Arese ha chiuso le produzioni motoristiche e di carrozzeria, il settore di ricerca e progettazione sulle auto a basso impatto ambientale licenziando oltre 600 lavoratori ed oggi si trova senza nessun prodotto vendibile, mentre tutte le case automobilistiche già offrono sul mercato auto ibride (con motore a scoppio ed elettrico) e fanno ricerca sull’utilizzo dell’idrogeno”.
La CUB chiede che ad Arese che si dia subito attuazione al polo della mobilità sostenibile concordato con la Regione Lombardia, al quale deve partecipare anche la Fiat, e con l’intervento diretto dello Stato”.  Si può rilanciare  l’occupazione ad Arese costituendo il polo delle auto sportive, Alfa, Ferrari, Maserati e fare decollare il Polo della mobilità sostenibile. E deve restare ad Arese la produzione del nuovo motore a sei cilindri”.  
Le richieste della  FlmUniti-CUB
la Fiat deve dare un futuro all’Alfa Romeo di Arese e prospettive di lavoro certe a tutti i lavoratori
la Fiat deve ritirare la cigs adottata per gli addetti del reparto della produzione del motore a 6 cilindri
la Regione Lombardia deve dare operatività al Polo della Mobilità Sostenibile con l’impegno della Fiat; ci vuole un consistente intervento economico nel capitale sociale
deve venire assicurata ai lavoratori, per il periodo in cui sono in Cigs, un’indennità in grado di garantire una vita dignitosa
Milano, 16 febbraio 2005

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