7601.gifPENSIONI E TFR: È partita a MILANO, LA CAMPAGNA PER RIDARE AI LAVORATORI UN VERO POTERE DI DECISIONE, ABOLIRE LO SCIPPO DEL TFR CON IL SILENZIO-ASSENSO, RILANCIARE LA PREVIDENZA PUBBLICA 7601.gif PRENDI IL MODULO PER TENERE IL tfr IN AZIENDA valido x tutti - aggiornato al 23 2 2007

 

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COMUNICATO STAMPA - PENSIONI E TFR

Pier Giorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB: “La Cub si oppone allo scippo del Tfr e lotta per il rilancio della previdenza pubblica. Faremo azioni in tutte le piazze italiane per una campagna di informazione capillare all’interno e all’esterno delle aziende. Diffonderemo direttamente milioni di volantini, manifesti, adesivi, opuscoli, che saranno anche scaricabili dal sito www.cub.it. Ai mezzi di informazione chiediamo di dare spazio, quando parlano di TFR anche alla posizione della CUB”.
Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB ha aperto la conferenza stampa di Milano per il lancio della campagna nazionale contro lo scippo del tfr e per il rilancio della previdenza pubblica entrando subito nel merito:
“La prima questione bruciante – ha spiegato Tiboni - di cui nessuno pare occuparsi è la CLAUSOLA DEL SILENZIO ASSENSO. E’ questa la vera trappola che toglie ai lavoratori l’autonomia di scelta. Chiediamo l’eliminazione della clausola del silenzio-assenso per il trasferimento del Tfr ai fondi pensioni privati e il rilancio della previdenza pubblica. Queste sono le prime richieste ma la lista è ancora lunga – ha ironizzato Tiboni con i giornalisti presenti – ma andiamo con ordine. La Cub, dicevamo, avvia una campagna nazionale contro lo scippo del TFR attraverso la clausola del silenzio assenso.
Primo punto: questa è una norma da cancellare – ha sottolineato Tiboni – è di dubbia costituzionalità.
Secondo punto: il trasferimento ai fondi è un’operazione in perdita per i lavoratori e quindi lottiamo contro il trasferimento ai fondi e per il rilancio della previdenza pubblica.
Ma vediamo un po’ di numeri per capire chi è interessato alla vicenda: questa campagna interessa e coinvolge più di 15.000.000 di lavoratori, 400.000 aziende, 24.000 con più di 50 dipendenti. Perché? Cosa succede? Tutti i lavoratori devono comunicare per iscritto all’azienda la loro volontà di mantenere il tfr in azienda altrimenti scatta lo scippo del tfr attraverso la trappola del silenzio-assenso. Una trappola da cui non si può più uscire, una volta scattata è per sempre: se aderiscono ai fondi è per tutta la vita lavorativa.
Torniamo ora a spiegare – ha continuato Tiboni - nel dettaglio perché diciamo no al trasferimento ai fondi: In teoria è un concetto facile da capire: il rendimento del tfr è sicuro, i fondi mettono a rischio il lavoro di una vita.
Aggiungiamo qualche dettaglio: il TFR in azienda è rivalutato annualmente nella misura fissa del 1,5% più lo 0,75% per ogni punto di aumento dei prezzi. Quindi, per fare un esempio,  a fronte di un aumento dei prezzi del 2% abbiamo una rivalutazione del 3%. Nei fondi pensione invece è un investimento a rischio perché il rendimento non è prevedibile!!!
Torniamo all’operazione in perdita – ha sottolineato ancora Tiboni- vi offro qualche cifra perché il passaggio dalla previdenza pubblica ai fondi è un conto molto salato per i lavoratori:
attualmente al finanziamento della previdenza pubblica contribuiscono le imprese per il 73% e i lavoratori per il 27%. Con il TFR nel fondo pensione il contributo a carico del lavoratore passa a circa il 90% mentre il contributo a carico dell’impresa si riduce al 10% circa. Anche versando per molti anni il TFR ai fondi pensione, la pensione pubblica si integra solo marginalmente
Terzo punto: I Giovani - I piazzisti di cgil cisl uil per convincere i giovani a lasciarsi scippare il TFR  sostengono che avranno una pensione bassa. Ma non dicono da dove parte l’inizio della fine: nel 1995 è stato deciso che la pensione sarebbe stata calcolata sui contributi versati durante tutta l’attività lavorativa. E il dilagare del precariato ha peggiorato le cose.
Questo ulteriore passaggio in nome di una garanzia per i giovani è una vera beffa.
Loro una pensione dignitosa in questo modo non l’avranno mai. Già hanno un presente precario grazie a lavori precari e sottopagati con contratti precari in mille forme diverse, legali e illegali, che tolgono loro la Possibilità à di pianificare il futuro immediato. Ma non parliamo del futuro pensionistico! Questi giovani e meno giovani non avranno neanche la garanzia della pensione. La loro pensione è un punto interrogativo.
Il loro destino, lo ripeto e lo sottolineo, ha cominciato a diventare dubbio già con la riforma Dini del ’95 sottoscritta da Cgil Cisl e Uil e dalla modifica del metodo contributivo. Il problema non è pertanto quello di trasferire il TFR al fondo pensione ma di rivendicare un lavoro stabile e tutelato e il calcolo della pensione sulle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, come avviene per gli alri lavoratori, rilanciando la previdenza pubblica
Quarto punto: Ridurre la previdenza pubblica vuol dire togliere la parte sana per vendere una protesi!  Ma allora noi diciamo: ci sono o ci fanno? Mentre si apprestano a ridurre le future pensioni pubbliche, cgil-cisl e uil vogliono scippare il TFR a favore del loro fondo pensione sostenendo che l’INPS non sarà in grado di dare una pensione dignitosa a tutti. La gestione da parte di cgil cisl uil del TFR nei fondi pensione produrrà un cambiamento ancora più grave: si trasformeranno in enti finanziari ma a quel punto si occuperanno di difendere i diritti dei lavoratori?
Quinto punto e ultimo punto: Previdenza Pubblica. Il fondo lavoratori dipendenti INPS è attivo. Il fondo lavoratori dipendenti presso l’Inps ,secondo la corte dei conti, è in attivo anche nel 2006 nonostante una elevata evasione contributiva. Attivo che è destinato ad aumentare considerevolmente a seguito dell’aumento delle aliquote di contribuzione stabilite dalla finanziaria. In questo decennio – ha concluso Tiboni - si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei pensionati.
La funzione principale da assegnare al sistema pensionistico pubblico è quella di assicurare a ciascun lavoratore il mantenimento del medesimo tenore di vita anche dopo il pensionamento, unitamente alla funzione assistenziale per assicurare a tutti gli anziani un reddito minimo. Con i fondi si trasferirà sui redditi da pensione l’instabilità dei sistemi finanziari mondiali con il riproporsi del rischio di fallimento in cui sono incorsi i fondi pensione.
La Cub si oppone dunque allo scippo del Tfr e lotta per il rilancio della previdenza pubblica. Faremo azioni in tutte le piazze italiane per una campagna di informazione capillare all’interno e all’esterno delle aziende. Diffonderemo direttamente milioni di volantini, manifesti, adesivi, opuscoli, che saranno anche scaricabili dal sito www.cub.it. Ai mezzi di informazione chiediamo di dare spazio, quando parlano di TFR anche alla posizione della CUB”.

Milano 16 gennaio 2007

CUB - Confederazione Unitaria di Base 

Prendi il manifesto della campagna nazionale contro lo scippo del tfr   (.pdf 389Kb)

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