In un momento in cui, in varie parti del mondo, iniziano ad innalzarsi sempre di più le voci di denuncia nei confronti della grave situazione di repressione dei diritti umani in Eritrea, il regime di Isayas Afeworki, da una parte sofferente di sindrome da accerchiamento cerca sempre di deviare la propria crisi interna verso responsabilità à esterne e dall’altra parte, con iniziative di presentazione di “mostre” sulle bellezze del paese, tende a salvare la propria pessima immagine che si è fatto all’estero in questi ultimi anni, cercando di promuovere ogni sorta di iniziative di “solidarietà” ad un governo eritreo, inesistente.

La presunta “mostra” annunciata dall’Ambasciata eritrea, proprio il giorno 23 febbraio, in concomitanza con il Convegno sull’Eritrea promosso dalla Vice-Presidenza della Provincia di Roma per dibattere sul tema: Pace - Democrazia - Diritti, dove è stato anche invitato l’ambasciatore eritreo, rientra proprio nell’ottica di cercare inutilmente di deviare l’attenzione politica dell’opinione pubblica italiana ed eritrea.

Quando nel 1991, dopo una lunga ed eroica guerra di liberazione contro l’occupazione militare etiopica,  costata enormi vite umane e risorse, il popolo eritreo aveva visto aprirsi una nuova speranza ed un futuro migliore capace di garantirli una costituzione democratica, un governo eletto democraticamente, un miglioramento delle proprie condizioni di vita economica, il diritto alle fondamentali libertà di espressione politica e sociale ed una pacifica convivenza con i popoli fratelli dei paesi confinanti.

Purtroppo, oggi, tutte quelle che erano le grandi aspettative del popolo eritreo sono state tradite da un pugno di persone a capo del “Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia”, i quali hanno usurpato il potere statale attraverso l’inganno politico, la guerra e le false promesse. A distanza di quindici anni dalla conquista dell’indipendenza nazionale, oggi l’Eritrea si trova ad attraversare un momento estremamente grave sotto tutti i punti di vista: politico, economico, sociale ed umano.
All’interno del paese è stato instaurato un regime totalitario e repressivo senza precedenti nella storia del paese, che ha letteralmente frantumato le speranze del popolo eritreo e tramutato in una pesante tragedia umana per tutto il popolo.
Un popolo privato dei più elementari diritti umani, costretto a subire ogni sorta di repressione. Arresti indiscriminati, persone fatte scomparire nel nulla, ex-ministri e giornalisti finiti in carceri segrete, arruolamento forzato della gioventù nell’esercito, famiglie intere messe agli arresti, fino ad arrivare a togliere dal proprio incarico il Patriarca della Chiesa Ortodossa Eritrea.  Praticamente, il regime eritreo ha trasformato, sfornando ogni giorno pretesti e scuse prefabbricate, il paese in un vero e proprio lager, cercando di togliere al popolo eritreo dignità umana, identità culturale e religiosa.

Per questo noi, oggi vogliamo ancora una volta fortemente denunciare la grave situazione sulla violazione dei diritti umani in Eritrea e chiedere alla comunità internazionale, in particolare all’Unione Europea, alle istituzioni e alle forze politiche italiane, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni per i diritti umani e al popolo italiano un forte impegno di carattere politico e umano nell’isolare e denunciare il regime eritreo a tutti i livelli possibili ed impedire che le atrocità contro il popolo eritreo continuino e che questa tragedia si consumi in silenzio sotto gli occhi del mondo intero. Domani potrebbe essere “troppo tardi”.

ROMA, 23  FEBBRAIO 2006

AGENZIA HABESHA PER LO SVILUPPO E LA COOPERAZIONE (AHSC)

ASSOCIAZIONE IMMIGRATI ERITREI IN ITALIA (A.I.E.I.)

ASSOCIAZIONE SALVIAMO IL POPOLO ERITREO (ASPER)

COORDINAMENTO DEMOCRATICI ERITREI IN ITALIA (CCDEI)

MOSSOB - COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON L‘ERITREA

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