Il Resoconto sulle morti sul lavoro nel 2021, estrapolato come CUB VENEZIA, riporta alcune osservazioni che suscitano delle domande a cui occorre dare risposta. Non è sufficiente infatti manifestare quando avviene un incidente mortale senza poi indagarne le motivazioni a monte. L’analisi che va fatta deve partire dal numero dei morti per risalire necessariamente alle cause in modo da proporre gli interventi adeguati a ridurlo

 

Nell’intero 2021 sono morti 1404 persone per infortuni sul lavoro, di questi 695 sui luoghi di lavoro, con un aumento del 18% in tal senso rispetto all’anno 2020.

“In questi ultimi 10 anni - rileva Piero Antonini del Centro studi della Confederazione unitaria di base (Cub) - non c’è stato alcun miglioramento, nonostante i miliardi spesi per la sicurezza dallo Stato attraverso i suoi Istituti".         

L'INAIL, da inizio anno al 30 novembre 2021, ha ricevuto 1116 denunce per infortuni mortali (non sono ancora conteggiati i dati dei morti nel mese di dicembre).
Va inoltre considerato che, ad oggi, molte categorie di lavoratori non sono assicurati all'INAIL quindi ci sono morti sul lavoro che non vengono nemmeno conteggiati oltre a un numero imprecisato di morti e incidenti occorsi a lavoratori in nero.

Situazione delle varie Province e Regioni

Di seguito si riportano i morti per infortuni sui luoghi di lavoro, da cui vanno esclusi quelli in itinere, con le prime tre categorie – agricoltura, edilizia e autotrasporto – a detenere il triste primato dei decessi: L’Agricoltura con il 30,22% di tutti i morti sui luoghi di lavoro, di questi ben il 75%, complessivamente 158, schiacciati dai trattori a un’età che varia tra i 14 e gli 88 anni.

L’Edilizia ha invece registrato il 15% sul totale delle morti, di queste la maggioranza provocate da cadute dall’alto. Si segnala come in questa categoria sia molto alto il numero dei morti ‘invisibili’ poiché lavoratori non regolari, in particolar modo al Sud.

L’Autotrasporto, che conta il 10,75% di tutti i morti sui luoghi di lavoro, come categoria comprende tutti i lavoratori che guidano un mezzo su strade e autostrade (gli autotrasportatori morti sulle autostrade non sono inseriti nei morti delle Province). In questa categoria il numero dei morti è molto cresciuto. Potrebbe trattarsi di una coincidenza ma l’aumento dei morti tra i trasportatori potrebbe anche coincidere con il crescere del trasporto su gomma per l’espandersi della vendita di prodotti on-line.

L’Industria conta il 5,89% del totale dei morti sui luoghi di lavoro, relativamente pochi quindi, e comprende le industrie di tutte le categorie (esclusa edilizia). Gli incidenti mortali in questo settore riguardano nella maggior parte dei casi le piccole e piccolissime aziende dove non è presente il Sindacato o un responsabile della Sicurezza,

Nelle medie e grandi aziende le morti sono quasi inesistenti e i pochi casi sono di lavoratori che operano all’interno dell’azienda stessa ma che non sono dipendenti diretti bensì di aziende appaltatrici. In questo caso le aziende, e soprattutto i sindacati, sembra siano meno attenti e che trascurino di accertarsi che questi lavoratori, che generalmente svolgono lavori pericolosi, lo facciano in sicurezza, tutelandoli come i propri dipendenti.

Vanno inoltre contati anche i poliziotti, i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno perso la vita sul lavoro e che non sono assicurati all’INAIL.

Le vittime sui luoghi di lavoro (escluso l’itinere) con più di 61 anni sono oltre il 20% del totale, appartenenti soprattutto ai settori dell’agricoltura, dell’edilizia e tra gli artigiani.

Questo dato ripropone l'urgenza di affrontare il problema dei lavori gravosi, pericolosi e dell'età pensionabile che si vorrebbe ulteriormente innalzare.

Senza per questo tralasciare il conto dei numerosi giovani lavoratori morti quest’anno sul lavoro, soprattutto precari: non solo Luana D’Onofrio ma con lei altre decine di giovani che svolgevano lavori pericolosi senza alcuna preparazione e a rischio di licenziamento nel caso di controversie sul posto di lavoro.

Per quanto riguarda l’etnia dei lavoratori morti nello svolgere le proprie mansioni, il 6,5% di loro è prevalentemente di origine marocchina, albanese e rumena.

Al numero dei morti occorre inoltre aggiungere quelli derivanti da infortuni per coronavirus: 90 medici morti nel 2021 (368 dall’inizio epidemia) 80 gli infermieri in servizio. Il 70% dei lavoratori morti per infortuni sul lavoro da coronavirus sono donne.

L’INAIL considera i propri assicurati morti a causa del coronavirus come morti per infortuni sul lavoro ma a questi andrebbero aggiunti anche altri che non lavorano nella Sanità (es. trasporto pubblico ecc.)

Nel novero dei morti sui luoghi di lavoro, nelle Regioni e Province, non sono indicati i morti per covid e neppure quelli in itinere e sulle strade che sono almeno altrettanti rispetto a quelli di seguito segnalati nelle varie Regioni e Province.

Il numero di questi lavoratori deceduti va tenuto a parte rispetto agli altri perché gli interventi richiesti sono differenti da quelli per le morti sui luoghi di lavoro.

Il problema è che altri enti li sommano al conteggio generale, ingenerando confusione e rendendo difficile comprendere le reali dimensioni e qualità del fenomeno.

Si noti infine che nelle liste per Province e Regioni non sono indicati i morti per infortuni provocati dal coronavirus e i morti sul lavoro sono segnati nella Provincia in cui è avvenuto l’infortunio mortale e non in quella di residenza.

 

Morti sui luoghi di lavoro registrati nelle Regioni e Province nel 2021

 

LOMBARDIA, 78 - Milano (15), Bergamo (15), Brescia (15), Como (3), Cremona (2), Lecco (3), Lodi (1), Mantova (3), Monza Brianza (3), Pavia (9), Sondrio (4), Varese (4);

CAMPANIA, 70 - Napoli (22), Avellino (12), Benevento (6), Caserta (13), Salerno (17);

TOSCANA, 55 - Firenze (12), Arezzo (2), Grosseto (4), Livorno (3), Lucca (6), Massa Carrara (3), Pisa (9), Pistoia (10), Siena (3) Prato (3);

EMILIA ROMAGNA, 53 - Bologna (6), Rimini (4), Ferrara (5), Forlì Cesena (4), Modena (10), Parma (7), Ravenna (5), Reggio Emilia (10), Piacenza (1);

PIEMONTE, 53 - Torino (17), Alessandria (11), Asti (3), Biella (2), Cuneo (17), Novara (1), Verbano-Cusio-Ossola (0), Vercelli (1);

VENETO, 51 - Venezia (7), Belluno (2), Padova (14), Rovigo (1), Treviso (12), Verona (6), Vicenza (8);

LAZIO, 40 - Roma (22), Viterbo (2), Frosinone (7), Latina (6), Rieti (3);

CALABRIA, 34 - Catanzaro (7), Cosenza (16), Crotone (2), Reggio Calabria (5), Vibo Valentia (3);

PUGLIA, 32 - Bari (6), BAT (4), Brindisi (4), Foggia (4), Lecce (7), Taranto (7);

SICILIA, 30 - Palermo (4), Agrigento (5), Caltanissetta (0), Catania (5), Enna (1), Messina (6), Ragusa (8), Siracusa (1), Trapani (0);

ABRUZZO, 28 - L'Aquila (5), Chieti (11), Pescara (1), Teramo (10);

TRENTINO ALTO ADIGE, 24 - Trento (9), Bolzano (15);

MARCHE, 22 - Ancona (4), Macerata (4), Fermo (1), Pesaro-Urbino (7), Ascoli Piceno (6), Fermo (0);

FRIULI VENEZIA GIULIA, 15 - Pordenone (2), Trieste (2), Udine (9), Gorizia (2);

SARDEGNA, 15 - Cagliari (4), Carbonia-Iglesias (0), Medio Campidano (1), Nuoro (6), Ogliastra (0), Olbia-Tempio (0), Oristano (1), Sassari (2), Sulcis Iglesiente (0);

UMBRIA, 9 - Perugia (7), Terni (2);

BASILICATA, 9 - Potenza (6), Matera (3);

MOLISE, 6 - Campobasso (2), Isernia (4);

LIGURIA, 7 - Genova (3), Imperia (0), La Spezia (2), Savona (2);

VALLE D’AOSTA, 3.

 

A questi occorre aggiungere almeno altrettanti lavoratori morti sulle strade e in itinere che andrebbero considerati a tutti gli effetti morti per infortuni sul lavoro.

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