Lettera aperta sulle pensioni

SECONDO LE INTENZIONI DEL GOVERNO, CHI È GIÀ IN PENSIONE DEVE SOLO PAGARE, SENZA PRETENDERE NULLA; IL CALCOLO CONTRIBUTIVO DEVE ANDARE A REGIME PER TAGLIARE ANCOR PIU’ LE PENSIONI DI CHI È VICINO AL PENSIONAMENTO

LE FUTURE GENERAZIONI, OLTRE AL CONTRIBUTIVO, DOVRANNO SUBIRE LO SCIPPO DEL TFR PER DESTINARLO ALLE VARIE FORME DI PENSIONE INTEGRATIVE PRIVATE.

CUB, INVECE, PROPONE DI UNIFICARE LE LOTTE PER ALZARE LE PENSIONI BASSE, RIVALUTARE LE ALTRE E TAGLIARE LE TASSE

Molti di voi frequentano le nostre sedi per fruire di servizi, altri vengono a porci i problemi che li angustiano e sollecitano risposte e soluzioni.Ogni pensionato vive condizioni diverse; alcuni hanno una pensione interamente calcolata con il sistema retributivo, che conveniva ai lavoratori ma non ai padroni e alla finanza, altri hanno una pensione calcolata con un misto retributivo/contributivo e ciò comporta differenze sempre più importanti. Infatti dal 2011 la penalizzazione del contributivo colpisce anche i lavoratori che avevano più di 18 anni di contributi nel 1995 e prima esclusi dal nuovo sistema di calcolo.

Le pensioni che si riscuotono oggi sono sempre più misere per due ordini di problemi: il primo dipende dal calcolo, il secondo riguarda dalla mancata conservazione del loro potere d’acquisto.

Relativamente al calcolo, ricordiamo che ogni anno di contributi fino al 1995 dava un 2% di pensione sulla retribuzione media degli ultimi dieci anni; dal 1995 invece la pensione non ha più alcuna relazione agli ultimi salari ma è calcolata su tutti i versamenti effettuati con rendimenti variabili in base all’età e ciò comporta una perdita di 25/30% rispetto a prima.

Relativamente al potere d’acquisto, oggi c’è solo la rivalutazione all’inflazione, successiva e parziale, ma non più all’andamento dei salari di chi lavora. Ciò ha comportato una lenta e progressiva perdita di potere d’acquisto dato il continuo aumento di beni e servizi a partire dagli alimentari, alle bollette ai ticket, alle spese di cura.

Ora la situazione si fa sempre più pesante e pensiamo debba essere costruita una rivendicazione per difendere e migliorare le pensioni assieme ai salari di quanti lavorano e per allargare l’occupazione.  Dobbiamo fare fronte comune con disoccupati, occupati per difendersi contro il continuo attacco che i padroni fanno per aumentare i propri profitti riducendo salari, pensioni e aumentando la disoccupazione. Cosa proponiamo per i pensionati:    

  • Fissare il minimo della pensione a 1000€
  • Aumentare le pensioni dimezzando le tasse cui sono sottoposte e rivalutandole

      rispetto all’andamento dei salari

  • Eliminazione dei ticket e sostegno alla cura e riconoscendo il diritto al rimborso delle spese anche agli incapienti

La lotta dei pensionati deve essere connessa alla lotta dei lavoratori perché la qualità e la misura delle pensioni dipende dalla redistribuzione della ricchezza che il paese produce, dalla massa salariale su cui si pagano i contributi e dal numero di quanti lavorano. Serve anche ai pensionati aumentare i salari che sono diminuiti rispetto a quelli del 1990, ridurre l’orario di lavoro per far lavorare i giovani, aumentare gli investimenti per tutelare il territorio e per soddisfare la domanda interna in particolare quella sociale.

Sulle pensioni si continuano a dire falsità. È falso dire che il sistema pensionistico non è sostenibile e che il contributivo serve per dare prospettive ai giovani. Il sistema previdenziale è sostenibile se depurato dai costi assistenziali che dovrebbero essere caricati sulla fiscalità generale. La parte di salario che i lavoratori versano sarebbe sufficiente già ora per un aumento delle pensioni e per abbassare l’età pensionabile se fosse usato allo scopo.

Da trent’anni a questa parte invece si è compressa la previdenza pubblica per sostituirla con i fondi pensione privati. In sintesi il sistema prevede che si lavora di più e si prende meno.

È falso dire che il contributivo serve per dare prospettive ai giovani.  Il sistema contributivo è stato calcolato per ridurre il valore delle pensioni dal 80% del salario a circa il 55% del salario, ma

non solo, da quando è stato applicato continuano a diminuire i coefficienti di calcolo il che significa che le pensioni continuano a diminuire.

A penalizzare i giovani sono le basse paghe e il precariato, i contratti fantasiosi, gli stage e tirocini, su cui non si pagano contributi, da tanti anni di lavori intermittenti e stipendi da fame Invece su questo versante tutti tacciono, mentre si attizza la guerra mettendo figli contro padri.

Sulle pensioni va costruita una proposta adeguata alle esigenze di lavoratori e pensionati mettendo in discussione i presupposti sui quali si regge oggi il sistema contributivo e rivendicare adeguati correttivi

  • La maggior durata della vita NON deve comportare più anni di lavoro e meno pensione
  • Vanno da subito introdotte coperture dei periodi di inattività per i lavoratori precari
  • Il valore della pensione deve garantire una continuità di reddito

Va ripresa la lotta per aumentare i salari, perché ciò determina anche le condizioni per pensioni più alte. La soluzione migliore per tutti – lavoratori e pensionati – deve diventare quella di aumentare il livello degli occupati stabili e ben retribuiti anziché ridurre il numero dei pensionati. Ciò va perseguito anche riducendo l’orario di lavoro.

Occorre una lotta comune tra pensionati, lavoratori e giovani. La Cub metterà perciò in campo nei prossimi mesi una serie di iniziative e mobilitazioni.

 

 

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